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Reclog

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Le belle idee nascono mangiando un panino in stazione. Intervista a Biagio Teseo e Giovanni Cantamessa, Reclog

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La storia di Giovanni e Biagio inizia un paio di anni fa alla stazione di Catania. Un panino e una chiacchierata appassionata tra due compagni di viaggio sconosciuti, in attesa dell’autobus per ritornare ai rispettivi paesi in provincia di Siracusa. Si scambiano i contatti e da lì a Reclog il passo è breve. Ma cos’è Reclog? Una semplicissima app sulla quale caricare una take, ovvero una foto con audio, da condividere con chi vuoi. Loro la chiamano Social Voice: l’era delle emoticons è finita. Abbiamo chiesto a Giovanni e Biagio di raccontarci gli sviluppi della loro invenzione.

Attraverso Reclog vengono create e pubblicate “foto con audio”. Di che cosa si tratta?

G: Reclog è un modo per comunicare emozioni. Registri il tuo messaggio vocale, aggiungi una foto e condividi sul buzz di Reclog.

Cosa intendete con “le nostre non sono semplici foto: sono stati d’animo”?

B: Il nostro cervello crea un ricordo attingendo a punti di riferimento memorizzati inconsciamente. La vista fissa un istante e gli dà una forma. Un suono o un rumore, invece, toccano determinate corde emotive del nostro inconscio, che generano lo stato d’animo. Ad esempio, nel mondo della musica si sa che, se vuoi commuovere, devi usare gli accordi minori. Ci sono ampi studi in merito che spiegano come questo sia un meccanismo inconscio della natura umana. Quindi, un’immagine che racchiude un suono ti genera un’esperienza emotiva quasi onirica, ti permette di ricordare meglio l’istante e ti diverte pure, perché anche un semplice “ciao”, con la voce, è tutta un’altra cosa. L’era delle emoticons è finita.

Quando è nata l’idea di questo progetto?

B: Tra il 2010 e il 2011. È nata per gioco, dopo aver smontato un orsetto di peluche di mio figlio, e dalla passione per la radio. All’epoca si trattava di una piattaforma web sperimentale, fatta in casa con pochissime risorse, che permetteva di registrare quattordici secondi di audio e video, tutto ciò grazie alla webcam e al microfono del proprio computer. Subito dopo fu aggiunta la possibilità di caricare una foto. A quei tempi non veniva percepito bene il concetto di comunicazione audio sui social e quando parlavamo di Social Voice ci guardavano in modo strano. Oggi Reclog esiste anche grazie a Salvo Mizzi e alla squadra di Working Capital. Lui è stato il primo a crederci e a scommetterci e senza queste persone in Italia sarebbe ancora più difficile dare vita a delle idee, seppur brillanti.

Reclog quindi lo definisci un social voice. Pensi che possa essere la nuova frontiera dei social?

B: Abbiamo inventato un nuovo media, un frammento audio descritto da una foto. Reclog è semplicemente una cosa nuova, un concentrato di audio (parlato, rumori, suoni ecc.) e un fotogramma che lo rappresenta. I vantaggi e le prospettive sono enormi. Stiamo creando un database di suoni e voci prese dal mondo reale, dal quotidiano, dalla gente comune. Suoni che saranno utili come lo sono le foto e i video, in un futuro non tanto lontano. Stiamo creando un flusso di notizie veloci da condividere e semplici da fruire, contenuti pronti per molti dispositivi che stanno per arrivare. Pensa ai dispositivi indossabili o al driveable: la voce sarà la nostra compagna quando guidiamo e in tutti quei momenti in cui non possiamo distrarci con la vista, ma possiamo ascoltare. In questo contesto potrebbe davvero rappresentare una nuova frontiera di social network, non necessariamente generico ma, al contrario, verticale, utile e necessario quando serve.

In meno di un anno avete ottenuto più di 26 mila utenti. Come avete raggiunto questo successo? La possibilità di pubblicare su piattaforme come Facebook, Twitter, Tumblr, ha aiutato molto la vostra idea?

G: Siamo sullo store dal 21 maggio del 2013. Da subito abbiamo avuto una bella risposta dal pubblico che, con il semplice passaparola, ci ha consentito di fare più di duemila download in una settimana. Anche la stampa specializzata ci ha accolto con grande entusiasmo. Avere delle piattaforme complementari su cui pubblicare dà sicuramente un alto livello di visibilità ai nostri utenti. Infatti, abbiamo notato che le take, ovvero una foto con audio, vengono condivise anche su Twitter e Facebook, ottengono ascolti mediamente molto alti.

Come siete riusciti a equilibrare così bene creatività e funzionalità?

B: Un prodotto per essere buono deve poter essere utilizzato dalla maggior parte delle persone, e per fare questo bisogna semplificare fin dove è possibile, anche se si tratta di un sistema oggettivamente complicato. Il nostro punto fermo è stato da subito quello di fare un prodotto semplice e bello, che potesse piacere. “Se piacerà a loro piacerà anche agli investitori”, ci siamo detti. Abbiamo deciso di concentrarci su questo analizzando il problema da varie angolazioni, in base alle diverse competenze di ognuno di noi. Un mix di design, codice e karma.

In questo periodo si parla di eccellenza di Made in Italy, ma specialmente riguardo a prodotti enogastronomici o di artigianato, voi invece, dal profondo Sud, lanciate prodotti di tecnologia. Reclog può essere considerato un riscatto dell’Italia e soprattutto del meridione?

G: A volte siamo prigionieri di noi stessi e delle nostre idee. L’eccellenza del Made in Italy è sicuramente un grande vanto per noi, ma penso che questo vanto debba anche estendersi alla creazione di nuove tecnologie. Ricordo un aneddoto che mi è stato raccontato tempo fa riguardante Fabrizio Capobianco, uno dei founder di Mind the Bridge, che nei primi anni ‘90 girava per la Silicon Valley con una t-shirt che recitava “Italians do IT better”, cioè Information Technology. Reclog è solo un pezzetto di un grande riscatto. In Sicilia ci sono talenti straordinari, idee eccellenti e tantissima voglia di creare, fare e lavorare. Talvolta fare le cose in Sicilia è semplicemente più difficile che farle altrove nel mondo, ma questa non può diventare una scusa per non farle, ma uno stimolo.

B: Siamo nella terra di Archimede e lui non faceva cannoli. Mettiamola così: in Sicilia ci sono menti brillanti, però come tutti i Sud del mondo c’è più povertà, ma è questa la molla che spinge le persone a usare la creatività per superare ostacoli e per sopravvivere. Credo anche che oggi, in un mondo dove si possono costruire cose immateriali, non importa dove risiedi; anzi, se abiti dove la vita costa meno ed il clima è favorevole, tutto questo diventa un valore aggiunto. La gente dovrebbe provare cosa vuol dire lavorare vicino una scogliera o di fronte un’ampia spiaggia, senza pensare a fredde metropolitane, caratterizzate dal caos e dallo smog. Qui ti concentri su quello che devi fare, in pace con la tua anima. Inoltre la cosa più bella è vedere che stiamo diventando un punto di riferimento e una speranza per alcuni giovani, che vedendo cosa si può fare, anche da una terra come la Sicilia, si stanno mettendo in gioco. Molto spesso aspiranti startupper e imprenditori ci chiamano per consigli e sostegno, e noi siamo felici di parlare con loro.

Il mese scorso siete stati anche ospiti al Mobile World Congress, la più importante fiera al mondo sulle tecnologie mobili, dove avete lanciato un nuovo aggiornamento. Quali sono i progetti per il futuro?

G: L’esperienza del Mobile World Congress è stata incredibilmente entusiasmante, stare a contatto con i più grandi del mondo delle tecnologie è stato formidabile. Abbiamo tanti progetti per il futuro e tante idee da sviluppare. Cercheremo di crescere e comunicare, far arrivare la nostra idea a un pubblico sempre più internazionale e sempre più ansioso di ascoltare contenuti di qualità su Reclog.

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Maria Sole Farinelli

Intervista a cura di Maria Sole Farinelli

Studentessa in Relazioni Pubbliche e Comunicazione d'impresa presso l'università IULM di Milano. Collaboratrice per Expoven&C. s.n.c. eventi.

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