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443. Bottega 130

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Da sommozzatore a falegname, impara il mestiere direttamente dalle mani del papà. Intervista a Antonio Maron di Bottega 130. Entra in contatto con Antonio

Parole: 919 | Tempo di Lettura: 4 minuti

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Antonio Maron rappresenta la terza generazione di falegnami. Ha imparato il mestiere a bottega da suo padre Gino, a sua volta erede dell’arte e dell’attività di nonno Antonio. Una passione di famiglia, che si è tramandata con la pratica artigianale, oggi trasformata dallo sguardo di designer.

Antonio, come arrivi alla scelta professionale di fare il falegname?
Dopo un diploma di perito industriale e una specializzazione come sommozzatore, ho preso la strada che nel tempo mi ha portato a quella che oggi è la mia “bottega”. Imparando da mio padre, che è letteralmente innamorato e – nonostante in pensione – non sa stare lontano da questo lavoro, ho sempre chiamato così il laboratorio artigianale dove da sempre escono  le nostre creazioni. Il grosso delle commissioni sono sempre stati i serramenti, ma anche i mobili realizzati su misura, in legno massello. È qui che si misura il pregio di un artigiano, che crea oggetti unici e di fattura pregiata.

Quando nasce Bottega 130?
Nel 2004 mio padre è uscito dall’attività, incaricandomi di portare avanti il suo mestiere. I tempi erano cambiati, così ho deciso di aprire un negozio in centro che facesse da show room per i miei lavori, ma anche da punto di incontro di altri artigiani e artisti che creano complementi d’arredo di alto livello (ad esempio alcuni pregiati ceramisti di Nove). Così ho superato la modalità tradizionale di approcciarmi alla commissione, di solito su progetto di altri professionisti, architetti e interior designer, o dei clienti stessi.
In quegli anni ho iniziato a lavorare il legno di Paulonia, un’essenza di origine asiatica, a rapido accrescimento, che si è ben ambientata nei nostri territori. La Paulonia che uso io viene tutta da piantagioni dell’area che circonda Vicenza. È stato il primo passo verso l’idea del mobile ecologico, sia per la scelta di un legno non trattato, sia per il comportamento responsabile di utilizzare un materiale naturale che può in breve tempo essere ripristinato, nel pieno rispetto di ambiente e territorio.  Nel 2008 esce la prima linea Eco Brand, firmata Anchema e dedicata al cliente che cerca l’arredo in legno naturale, realizzato con antica maestria (con giunzioni ad incastro, senza viti o colle). È un prodotto per intenditori, per chi apprezza il valore e l’eccellenza di un manufatto unico e ricercato. Piace a molti privati e ai professionisti che cercano l’eccellenza e l’alta qualità in ogni dettaglio. Oggi Anchema si rinnova con Bottega 130, che ribadisce il mio legame con un mestiere artigianale e dal valore antico.

Come si rinnova il mestiere dell’artigiano?
Il mio obiettivo è stato, fin dall’inizio, dare una nuova dignità al mobile in legno massello. Ultimamente questo era inteso come prodotto vecchio, pesante, sia fisicamente sia nello stile. Bottega 130 di Anchema unisce invece design contemporaneo e legno massello. Ho sempre preferito le linee pulite del mobile, quel senso di leggerezza di tratti semplici ed essenziali. In quest’ottica, anche la figura del falegname si rinnova, non è più solo l’esecutore di modelli altrui, ma diventa autore di oggetti che rappresentano un’offerta originale, di linee dal carattere riconoscibile che sono segno della sua personalità. In quest’ottica sono anche andato oltre la realizzazione manuale dei miei pezzi e ho iniziato una distribuzione attraverso negozi e show room selezionati, per ora nel Nord Italia.

Da artigiano a designer: come si fa il passo?
Lavorando e insieme riflettendo sul mio lavoro, che va sempre reinterpretato. Trovo che oggi vada riscoperto il senso di essere designer come era inteso negli anni d’oro (i ’70 e gli ’80), ovvero come incontro di bello e funzionale. Oggi si vedono molti oggetti esteticamente validi, belli e ben realizzati, ma che non danno il senso della ricerca in direzione di usabilità e innovazione. Le mie librerie in legno massello, ad esempio, nascono con i fianchi in ferro, che le rendono leggere (anche nelle linee). I prodotti sono frutto di ricerca sui materiali, quindi il legno si sposa al ferro, che nei diversi trattamenti ha rese incredibili, al corten, fino ai tessuti, come il lino biologico, per rendere l’arredo leggero, pratico da trasportare, versatile (le parti in tessuto si possono cambiare, abbinandole ad altri tessili per dare un carattere diverso alla stanza).

Quali sono i prossimi progetti di Bottega 130?
Un progetto appena iniziato è quello relativo al mobile dedicato al vino, due mondi che si incontrano perché nascono dallo stesso terreno di artigianalità, amore per gli elementi naturali, tradizione locale. Stiamo lanciando ora “Tavol-eno”, il tavolo per la degustazione, e “Bottiglieria”, la libreria per le bottiglie. Sono frutto di una ricerca che vuole andare incontro alle esigenze del settore e di una creatività intesa come sviluppo a partire dall’esistente. Stesso principio che mi ha portato a realizzare “Madia”, il mobile più antico che da sempre sta nelle case contadine, e che ora diventa elemento di design e portatore di innovazione funzionale e stilistica.

Come vedi l’artigiano del prossimo futuro?
Io mi sento profondamente artigiano, e resto tale. Trovo che la categoria concettuale si sia un po’ troppo ampliata. Credo che si debba tornare alla definizione che indica chi sa fare e sa anche creare, inventare. Dovremmo dare più peso al termine “arte”, ovvero saper fare con le mani. Il lavoro del falegname non dovrebbe essere alla stregua dell’officina meccanica, ma dovrebbe andare verso l’idea di laboratorio dove si creano pezzi unici, mai uguali a se stessi, nati dalla scuola antica del mestiere.

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Anna Baldo

Intervista a cura di Anna Baldo

“Scrivere per mestiere, per passione, mai per caso”. Giornalista, addetta stampa, consulente per la comunicazione. Canto in un coro polifonico e nel tempo libero mi dedico al bricolage. C’è tutto in www.annabaldo.com

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