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Buru Buru

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Come si riconosce un talento? Questione di vibrazioni. Intervista a Lisa Gucciarelli del marketplace Buru Buru.

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Lisa Gucciarelli, co-fondatrice di Buru Buru, incoraggia l’autoproduzione e il talento dei nuovi cultori dell’handmade. Crede che la risposta a tante domande sia una semplice riscoperta dell’immaginazione.

Lisa, cos’è Buru Buru?
Buru Buru è un e-commerce dedicato alle piccole produzioni di design e autoproduzione contemporanea. Nato come vetrina dell’artigianato italiano dal taglio brioso, ora sta diventando simbolo e voce di una nuova ricerca di stile. Questa è una tendenza propria delle persone che cercano prodotti di qualità, realizzati con estrema cura. È pensato apposta per chi come noi ama fare shopping divertendosi e sa emozionarsi con un acquisto speciale.

Quest’idea com’è nata?
Come spesso accade è nata da stimoli a noi molto vicini. Per anni abbiamo lavorato per festival ed eventi legati al design, oltre che all’arte contemporanea più in generale, incontrando professionisti capaci di realizzare prodotti unici. Durante la nostra esperienza abbiamo visto piccoli brand interessanti nascere e, purtroppo morire poco dopo, abbiamo capito che c’era un problema legato alle capacità di distribuzione e commercializzazione di questi marchi. Così ci siamo domandati come poter far conoscere produzioni ad edizione limitata non solo ad una nicchia d’élite, ma anche ad un numero più vasto di potenziali acquirenti.

E come ci siete riusciti?
Internet! Il Web, infatti, è forse l’unico strumento che è in grado di comunicare piccoli dati ad un gran numero di persone.

Poi com’è stato avviato il progetto?
Abbiamo detto “Buru Buru” per la prima volta circa due anni fa, in un momento in cui l’entusiasmo per il nostro lavoro si era un po’ ridotto. Se unisci la voglia di far sentire la tua voce, l’eccitazione nell’iniziare qualcosa di nuovo ad un’opportunità interessante, ottieni l’alchemico mix che ci ha totalmente coinvolto.

Avete riscontrato difficoltà nell’avviare Buru Buru?
Trasformare un’idea in qualcosa di concreto non è stato né facilissimo né istantaneo. C’è voluta tanta passione, la voglia di provare il brivido del rischio e noi ci siamo intestarditi senza perderci mai d’animo. Poi abbiamo incontrato delle persone che hanno creduto nella nostra idea e che tuttora ci accompagnano nel nostro viaggio. Ma soprattutto abbiamo scoperto che l’unione fa davvero la forza.

Lisa utilizzi sempre verbi al plurale, sottolineando il “noi”. Perciò oltre a te, chi fa parte di questo progetto?
Ci siamo io e mia sorella Sara, che per prime e con un pizzico di pazzia abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio. Poi è arrivata l’altra Sara, la nostra Saretta, la migliore buyer della storia, almeno della nostra; poi c’è Andra, la nostra web developer, Benedetta, social media manager, ovvero la fautrice del nostro delirio sociale. Marina invece è una speciale web visual merchandiser; mentre Paolo, il nostro graphic designer è l’unico uomo in questa schiera di folli donne.

Come scegliete gli artisti? Qual è il metodo di selezione?
Estrazione a sorte. Scherzo! Seguiamo il gusto, che sicuramente è stato consolidato nell’ultimo anno. La scelta è legata soprattutto a criteri di qualità e innovazione. In questo lavoro c’è tanta empatia e ispirazione della nostra buyer, e cerchiamo di limitarci il meno possibile nelle nostre scelte.

Come riconoscete il talento?
Non saprei come rispondere a questa domanda. Questione di vibrazioni?

Cos’è per voi la “creatività”?
Creatività per noi è entusiasmo, avere interesse nel vedere le cose da un altro punto di vista e voler agire subito. Oltre che libertà, la cosa più preziosa che abbiamo, specialmente in questo periodo storico.

Progetti di Buru Buru per il futuro?
Da marzo vedrete un Buru Buru molto più aperto e internazionale. Rimarremo sicuramente noi e molti dei designer che ci hanno accompagnato dalla nostra nascita, ma ci saranno anche tantissimi nuovi prodotti.

Cosa rispondete a chi sostiene che è impossibile vivere di arte, in tutte le sue forme?
Rispondiamo che il concetto di arte, a nostro avviso, è davvero ampio e che sì, è difficile vivere di essa, ma non impossibile. Non credo ci siano cose veramente facili senza organizzazione e metodo: bisogna sempre aver ben chiara la meta, gli obiettivi che ci si predispone e i mezzi per raggiungerli.

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Maria Sole Farinelli

Intervista a cura di Maria Sole Farinelli

Studentessa in Relazioni Pubbliche e Comunicazione d'impresa presso l'università IULM di Milano. Collaboratrice per Expoven&C. s.n.c. eventi.

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