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Caterina Bernardi

4 minuti 754 parole

Lascia la città per lavorare in una fattoria didattica. Non ha rimpianti, anzi. Intervista a Caterina Bernardi

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Caterina Bernardi ha 31 anni e un paio di vite alle spalle. Schiva e riflessiva, di lei colpisce la bellezza senza esitazioni. Fosse rimasta a Milano, sarebbe una delle tante giovani donne che affollano i locali per l’happy hour. Lei invece ha scelto di fuggire da una metropoli per rifugiarsi in un posto “meraviglioso e sperduto, che nessuno sa dov’è” : Caldirola, tra le montagne dove si uniscono Liguria e Piemonte. Assieme a Teo, il marito, Caterina ha dato vita a Fattoria Aurora. Qui è nata Raia, moderna Pippi Calzelunghe che d’estate insegna ai bambini di città come si vive da montanari.

Caterina, seguo il tuo blog e della tua vita in Fattoria so quasi tutto. Mi manca il pezzo precedente: cosa facevi a Milano?
La mia vita in fattoria è iniziata quando avevo 21 anni, prima ero una studentessa lavoratrice: nei mesi freddi facevo la babysitter e l’hostess in fiera, d’estate lavoravo nei campus per bambini e studiavo. Nei week end mi precipitavo in campagna dove spendevo tutti i miei risparmi per andare a cavallo, l’unico genere di frequentazione che davvero mi interessasse.  

Come è nato io progetto della Fattoria e in che tempi sei riuscita a realizzarlo?
L’idea di vivere in campagna e avere tanti animali è nata quando avevo solo cinque anni, quindi si può dire che ne abbia impiegati almeno 16 a realizzarla! All’Università ho studiato Scienza della Formazione Primaria, ma sapevo che non avrei mai potuto lavorare tra le quattro mura di una scuola. Così, sei mesi dopo il mio trasferimento a Caldirola, ho aperto il ramo didattico della fattoria coniugando vocazione e formazione. C’è da dire che la Fattoria già esisteva, l’aveva costruita 15 anni prima mio marito.

Alla Fattoria ci lavorano persone provenienti da tutta Europa. Come le reclutate?
La gente in realtà arriva da tutto il mondo! Siamo iscritti all’associazione WWWOOF e ad alcuni siti di volontariato. Le persone ci contattano per venire a fare dei periodi di vacanza, solo che anziché pagare ci offrono mano d’opera per fare i lavori di cui abbiamo bisogno nel periodo: dal nutrire gli animali al taglio della legna, dal togliere le erbacce al lavare i piatti della mensa dei bambini.

Un paio di domande da mamma. Tua figlia Raia ha sette anni e vive esperienze assolutamente straordinarie per la sua età: va a caccia, a pesca, ti assiste durante i parti degli animali che allevate. Un vita così singolare non la fa sentire diversa dai suoi coetanei?
Immagino che lei si renda conto di quanto la sua vita sia particolare, ma la diversità fa parte della vita. D’altra parte lei, non andando a scuola, frequenta un ambiente variegato formato da volontari di tutte le lingue e di tutti i colori, da bambini di età diverse che passano per la Fattoria, quindi è diversa esattamente come lo sono le persone che incontriamo.

Come vive Raia la presenza dei piccoli ospiti, destinati a diventarle amici per una sola settimana?
Non è una situazione facile da gestire perché si trova di colpo a dover condividere il suo spazio e i suoi animali con dei perfetti sconosciuti e a dover limitare la sua libertà d’azione in funzione delle attività preparate per gli ospiti. Raia ha la possibilità di staccarsi dal gruppo quando vuole e di dedicarsi ad altro: facciamo anche 7 settimane consecutive di summer camp e ogni settimana abbiamo lo stesso programma, sarebbe una tortura obbligarla a partecipare sempre alle stesse attività. Naturalmente è felice di conoscere tanti bambini e di passare del tempo con loro, ma all’interno dei gruppi seleziona le sue amicizie. Come facciamo tutti, d’altronde.

Dì la verità: nelle lunghe serate invernali, talvolta, desidereresti tornare nella grande città. Coraggio, a me puoi confessarlo.
Ti dico la verità: no. La mia vita in città si è consumata nell’attesa di andarmene a vivere in campagna, non sono una tipa da locali né da shopping. Torno a Milano due volte all’anno circa per tre giorni, faccio il giro dei parenti e degli amici e non vedo l’ora di andarmene. D’inverno qui i ritmi rallentano, ma gli animali mangiano comunque. Lavoro ce n’è anche con un metro di neve, però è lento. Rimaniamo un po’ isolati dal mondo, ce ne stiamo in silenzio a meditare sulla vita. Io scrivo (“Le storie della fattoria” e “Una bambina e tanti animali”, ed. Salani, ndr), cucio, programmo l’estate successiva. Matteo costruisce cose, Raia fa scuola a casa con noi. È un’altra dimensione.

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Rossella Boriosi

Intervista a cura di Rossella Boriosi

Classe '66, vivo a Perugia con i miei tre figli, un criceto e - talvolta - il marito. Da due anni curo un blog - trefigli.style.it - dove parlo di maternità col disincanto derivante da una fisiologica sventatezza. Lo scorso novembre ho pubblicato Tre figli unici - sopravvivere a brufoli, tabelline e svezzamento in un colpo solo (ed. Futura)

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