CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

431. Charlie Hebdo

3 minuti 518 parole

«Je suis Charlie». In 35 mila ieri sera a Place de la Republique per difendere la libertà di espressione e soprattutto la libertà di ridere, di tutto

Parole: 513 | Tempo di Lettura: 2 minuti

unco-charliehebdo-1
(ph: Libération)

Non sapevo bene cosa aspettarmi, questa sera, mentre uscivo per raggiungere la manifestazione di piazza a République. Il pomeriggio era stato carico di immagini, dichiarazioni, tentativi di ricostruzione dei fatti, senza che nessuna rivendicazione arrivasse a tranciare le ipotesi e ad allargare le interpretazioni. L’analisi era stata univoca da subito: la rivista Charlie Hebdo aveva subito un attentato terrorista realizzato da fondamentalisti islamici, da perseguire con la «massima fermezza» (Hollande, Valls, Sarkozy, Le Pen) e a cui mostrare una reazione «compatta». Di che assorbire a sufficienza una buona dose di retorica della paura, indignazione «repubblicana» e commenti sprezzanti (sui social) nei confronti dei disegnatori uccisi. Che alla fin fine, «se la sono cercata».

A vincere sulle tante parole spese nel corso della giornata è proprio la piazza. Sul filo di un’emozione calma, 35 mila persone si riuniscono a République. Una candela, una rosa bianca in mano, i figli sulle spalle: è una folla composta e composita, quella che vedo, unita a tratti in un «Liberté d’expression» urlato all’unisono e in un «Not Afraid» scritto a lettere luminose che poco ha a che fare con i toni pomeridiani della politica. Qualcuno alza un cartello con scritto «Morts de rire». Ci si arrampica sull’impalcatura per vedere meglio, ma in fondo da vedere c’è poco: «Je suis Charlie», è questo il messaggio – laico ­ dell’assemblea, a difesa della libertà di espressione e soprattutto della libertà di ridere, di tutto.

Un signore, sulla sessantina, si commuove davanti ai microfoni di TF1 : «È grazie a Charlie che ho cominciato a fare politica». La folla è senza età. Ci sono tanti giovani, alcuni troppo per conoscere da vicino la matita sferzante di Stéphane Charbonnier (Charb), dagli anni ’70 riferimento della rivista e dal 2012 sulla lista nera di Al Qaida per aver disegnato l’indisegnabile Maometto.

Una bomba a mano al posto del turbante, o disperato per la stupidità dei suoi discepoli («È difficile essere amato da una banda di imbecilli!»), le caricature del profeta gli avevano valso un processo e un incendio per molotov in redazione (2011). Ogni volta Charb, 47 anni, tornava all’attacco. «Potrà sembrare pomposo» aveva detto in un’intervista «ma preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio». Insieme al portiere della redazione e a due poliziotti, con lui sono state uccise alcune delle firme più importanti della satira nazionale: fra questi Jean Cabut (Cabu), Tignous, Georges Wolinski.

A poco a poco la gente sfolla. Il quadrilatero di strade intorno a Repubblica è stato chiuso al traffico, le persone camminano in mezzo alla via. Come la sera della vittoria elettorale di Hollande, o nei giorni di sciopero organizzato. Un genitore spiega al figlio piccolo perché c’è tanta gente in giro. «Faceva ridere Charlie?» chiede lui. «Si, e deve continuare».

Mentre scrivo Libération annuncia che tre sospetti sono stati identificati a Reims. Hanno 34, 32 e 18 anni. Una marcia di commemorazione è prevista sabato alle 15h, partenza e percorso da definire.

unco-charliehebdo-7
(Ph:  Katha Kloss)

unco-charliehebdo-3
(Ph: Joyce Karam)

unco-charliehebdo-2
(Ph: Repubblica.it)

unco-charliehebdo-4

unco-charliehebdo-6

 unco-charliehebdo-8

Gaia Puliero

Intervista a cura di Gaia Puliero

Vive a Parigi dove lavora per il portale di viaggio Easyvoyage. Collabora con la rivista africanista Nigrizia

Lascia un commento