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Chiara Meloni / Alice Qi Wasabi

4 minuti 716 parole

Assurdità della vita quotidiana e numeri classici, ecco lo scherzo del burlesque. Intervista a Chiara Meloni, in arte Alice Qi Wasabi. Entra in contatto con Chiara

Parole: 1737 | Tempo di lettura: 6 minuti

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Chiara Meloni è una giovane attrice appassionata di teatro fin dall’adolescenza. Dopo essersi diplomata alla scuola per attori del Centro Universitario Teatrale di Perugia e aver maturato diversi anni di esperienza, ha fondato – assieme al socio Massimo Capuano – la Compagnia Degli Gnomi nella quale è attrice, regista e drammaturga. Tre anni fa Chiara ha arricchito il suo percorso professionale dando vita ad Alice Qi Wasabi, l’alter ego burlesque della sua personalità.

Chiara, cos’è tecnicamente il burlesque?

Il termine burlesque deriva dall’italiano burla, perciò gioco, scherzo. È un genere di spettacolo che nei secoli ha assunto diverse forme ma che mantiene questo nucleo di senso, anche quando viene sempre più a identificarsi con lo striptease. Infatti tease sta per stuzzicare, prendersi gioco.

Come ti sei avvicinata al burlesque?

Mi ci sono imbattuta casualmente, nel 2006, mentre studiavo per realizzare uno spettacolo teatrale ambientato in un cabaret dei primi del Novecento. Mi sono immediatamente appassionata al revival operato nell’ambiente della sperimentazione newyorkese, a partire dagli anni Novanta, da artiste come Julie Atlas Muz. Dopo questa prima folgorazione, le situazioni del burlesque sono apparse spesso all’interno dei miei spettacoli come parte integrante della drammaturgia, soprattutto quando si trattava di Shakespeare.  Alice Qi Wasabi, il mio personaggio, nasce quasi all’improvviso, per esibirsi in quelli che a oggi vengono identificati come “burlesque acts” (numeri di burlesque).

Consideri quest’arte ancora attuale?

Certamente! Non solo perché è un’arte senza tempo nella sua essenza, ma anche perché è capace di trasformarsi negli anni, di sopirsi e risvegliarsi, anche a seconda delle rivendicazioni femminili. Proprio come le immagini archetipiche, muta, ma rimane viva.  Il burlesque, a differenza del classico striptease, non pone limiti alle corporature, né impone standard di bellezza. Quando tengo lezioni di burlesque, incontro persone che sono interessate a riscoprire se stesse tutte intere, al di là di cliché fisici e comportamentali, ma anche a risvegliare una particolare empatia tra donne… che significa mettere in gioco la propria esperienza e confrontarla con le altre con tanta autoironia e risate di pancia.

Secondo te il burlesque è un genere destinato a durare o una moda del momento?

Così come lo conosciamo, il burlesque ha meno di un secolo e la sua popolarità ha avuto un andamento incostante. Se invece teniamo in considerazione le forme di spettacolo che hanno preso questo nome e dalle quali derivano le forme attuali, allora possiamo dire che è nato in Inghilterra già in epoca Vittoriana. Ho svolto personalmente delle ricerche da cui scoprendo racconti mitici e pratiche rituali antiche che, se venissero rappresentate oggi, verrebbero scambiate per burlesque, del genere più sperimentale. Credo che se ne possa concludere che dietro tutto ciò c’è un’arte senza tempo. Ma, per quel che vedo, la sua forma attuale ha bisogno di una continua evoluzione e di una continua ricerca per poter resistere all’avvento mortale del cliché.

Dove ti esibisci?

C’è una varietà di luoghi che propongono serate di burlesque, dai locali di musica dal vivo ai ristoranti al di sopra di ogni sospetto. Ho potuto sperimentare che il burlesque è uno scherzo che si adatta ai teatri come ad eventi di genere diverso, soprattutto dove c’è musica. Esibirsi in un grande locale è emozionante, ma a volte contesti improbabili rendono lo “scherzo” ancor più stimolante..  come quando, poco tempo fa, durante una giornata dedicata alla poesia al femminile, mi è capitato di esibirmi in un oratorio! Perché la burla funzioni in pieno, si gioca sull’inatteso.

Da dove trai le idee per le scenografie e lo spettacolo?

A volte dalle assurdità della vita quotidiana, a volte dalla rivisitazione dei numeri classici, ma anche dalla letteratura e dal mito.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Mi piacerebbe mettere insieme una troupe di burlesque con la quale sperimentare i vari livelli narrativi e immaginifici di quest’arte. Un gruppo di almeno due donne e un uomo. Ho sperimentato duetti di burlesque in coppia con Massimo Capuano, a volte ho introdotto alcune allieve. Le possibilità comiche e narrative offerte dall’interazione nel burlesque sono decisamente vaste e, oggi, poco esplorate.

Perché hai scelto il nome Alice?

Perché sono affascinata dall’Alice di Lewis Carroll. E poi “Qi” e “Wasabi”… è un’altra storia, troppo lunga probabilmente!

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Rossella Boriosi

Intervista a cura di Rossella Boriosi

Classe '66, vivo a Perugia con i miei tre figli, un criceto e - talvolta - il marito. Da due anni curo un blog - trefigli.style.it - dove parlo di maternità col disincanto derivante da una fisiologica sventatezza. Lo scorso novembre ho pubblicato Tre figli unici - sopravvivere a brufoli, tabelline e svezzamento in un colpo solo (ed. Futura)

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