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Corinna Pandolfi

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Artista materica e sinestetica sperimenta la sua arte in divenire nel proprio laboratorio creativo. Intervista a Corinna Pandolfi. Entra in contatto con Corinna

Parole: 1176 | Tempo di Lettura: 4 minuti

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Corinna Pandolfi vive a Verona dove tra lavoro e famiglia non ha mai abbandonato la sua più grande passione di sempre: l’arte. Si definisce una creativa in divenire tra continui esperimenti di nuove tecniche e creazioni, riassunto di emozioni ed esperienze.

Corinna, raccontami di te

Non amo parlare di me, non è il mio mestiere. Lascio che siano le mie creature a comunicare per me e preferisco lasciare libero l’osservatore ad una sua personale interpretazione.
Romana d’origine, da sempre sensibile all’estetica e all’arte, mi trasferisco a Perugia dove la mia predisposizione prende definitivamente forma al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti.
Mi definirei una creativa-dipendente! La mia forte attitudine a sperimentare tecniche diverse e l’ intensa curiosità verso tutto ciò che mi circonda, mi ha condotto a spaziare in tutti i luoghi dell’arte, cominciando come disegnatrice in studi di architettura. A Verona ho lavorato per molti anni all’interno di una organizzazione multinazionale come disegnatrice grafica e progettuale.
Coerente con i miei progetti di vita non ho mai abbandonato la mia anima creativa, affinando le tecniche di lavorazione del metallo, del cuoio e in particolar modo le mie competenze pittoriche con l’intento di donare loro un’impronta moderna e versatile.

Qual è la fonte di ispirazione della tua arte?

La vita, da sempre. L’arte è vita vissuta ed è contemporaneamente vita parallela. Sono continuamente stimolata da tutto ciò che mi circonda.  La mia predilezione è la creazione di quadri sensoriali. Lo spettatore sperimenta ed interpreta in modo personale la percezione delle texture, delle sabbie, dei materiali riscoprendo un piacere sensoriale tattile oltre che visivo. L’animo inquieto e l’indole curiosa non mi hanno mai fermata. Ecco perché sono alla continua ricerca della spiritualità dell’arte. Pur non mancando di un forte spirito ironico: il segreto è fare seriamente senza prendersi mai veramente sul serio.
Ho un legame molto intimo e personale con la vita e la natura, sono irresistibilmente attratta  dagli alberi, come simbolo aculturale e atemporale. Le radici rappresentano il passato al quale sono fortemente  legata: la mia famiglia, la mia terra, le mie esperienze. Il fusto è la forza del presente ed il fogliame il divenire continuo della vita. Anche il viaggio è fonte d’ispirazione. Un ricordo nato da un profumo, un suono, uno sguardo deve essere fissato, da un quadro ad una piccola scultura fino ad un gioiello. Ognuno di questi elementi rappresenta per me riassunti di emozioni.

Che valenza hanno i materiali che utilizzi?

Ho una predilezione per i materiali poveri, gli scarti, i ritagli. Amo cercarli, trovarli, collezionarli. Li trovo per caso, noto un oggetto in disuso e allora subito lo adotto. Nonostante ancora non conosca il loro destino. Li voglio salvare, ripescarli dall’oblio restituendo loro dignità e accostandoli a materiali e inserti riconosciuti comunemente come più nobili come la foglia d’oro e la polvere di cristallo.
La scelta di questi materiali non è casuale, pur supportando il  riciclo, vado oltre. La mia arte si fonda sulle relazioni umane. Il bullone arrugginito è pura metafora di ciò o colui che si trova sul gradino più basso e viene ignorato. Amo porre il mio sguardo su di essi, scoprirli per conferire un valore che è già insito in loro. Semplicemente aiutarli a trovare un posto nel mio microcosmo.

Quando hai deciso che era arrivato il momento di divenire imprenditrice di te stessa?

Nonostante il mio lavoro mi avesse dato molte soddisfazioni ho sempre saputo che prima o poi avrei continuato il mio percorso lavorativo da sola, per indole, spinta dalla mia passione. Prima di avviare la mia attività ho collaborato con il titolare di una famosa galleria, esperienza intensa che ha rappresentato il trampolino di lancio per la mia attività. A lui servivano idee da riprodurre, io qualcuno con cui esprimere la mia creatività e veicolarla: il connubio perfetto. Durante questa esperienza ho imparato a sentire il polso delle persone e come l’arte possa avere finalmente un aspetto meno aulico pur mantenendo quello qualitativo. Se gestito con razionalità e intelligenza può apportare beneficio sia all’artista sia ai numerosi fruitori. Dunque, quando mi sono resa conto che era il momento giusto per tutti, per la mia famiglia in primis, mi sono rimboccata le maniche e ho iniziato il mio percorso autonomamente, senza ripensamenti e cosciente che questa era la strada giusta, semplicemente perché era quello che stavo aspettando da una vita.

E cosa hai fatto?

All’inizio non avevo ancora un luogo dove andare così dipingevo a casa, in un vecchio scantinato. Ma nel frattempo avevo già iniziato ad esporre in gallerie, fiere ed eventi d’arte.
Quando poi ho trovato la location perfetta ho potuto ufficialmente celebrare l’inizio del progetto. Non è stato semplice ma volevo mettermi alla prova, nutrire la mia passione. Così ho trovato un piccolo spazio che ho totalmente ristrutturato letteralmente a sei mani: le mie e quelle di due grandi amici. Da luogo abbandonato e senza futuro l’ho fatto rinascere riempiendolo con la mia arte. E’ come se gli avessi ridato vita, anche questo è una mia creatura. Il grande passo è stato integrare la mia attività da galleria a studio e così con lo stesso spirito con cui amo dipingere, ho inaugurato l’attività con gioielli ed oggettistica. Da sempre la manualità è stata al centro del mio essere, vedo i miei orecchini come piccole sculture, cerco di fare manufatti che richiamino qualcosa di unico.

Qual è il tuo punto di vista sul rapporto tra arte e denaro?

L’arte è comunicazione, in quanto tale deve essere diffusa il più possibile, ergo non può e non deve essere elitaria. Se il progetto è ben sviluppato, si tratti di un quadro o di un oggetto, per quanto mi riguarda ha la stessa identica dignità. Anche il design lo insegna: dalla creazione di una lampada dal design d’autore alla riproduzione di quest’ultima destinata alla vendita e al godimento da parte della comunità.  La mia scelta consapevole trova il modo di farne un’attività.

Qual è il tuo rapporto con chi acquista le tue creazioni?

Cedere un mio lavoro è come comunicare le mie emozioni e condividerle. Chi entra nel mio laboratorio non è un cliente, ma una persona attratta dalle mie creature. L’oggetto in questione rappresenta il minimo comune denominatore tra me e loro. Dare e ricevere, crea un filo conduttore che permette alla mia creatività di continuare a vivere.

Quali sono i tuoi canali di comunicazione?

Innanzitutto esserci. Sono sempre attiva in studio e agli eventi che mi possono riguardare, attraverso i classici canali web tra social network e blog. Quando l’anno scorso ho scoperto Promenade, ho scelto di aderire poiché si tratta di un’iniziativa egregia che aiuta molto gli studi come il mio. Ci aiuta a farci conoscere all’esterno, unire le nostre forze e condividere le nostre capacità.

Progetti futuri?

Proseguire dal punto dove sono arrivata per evolvermi, cercando ulteriori espressioni artistiche. Inoltre tra le mie priorità c’è anche la volontà di implementare l’attività di comunicazione. Mentre tra i progetti del futuro prossimo, ho in programma la partecipazione alla Fiera dell’Artigianato di Milano dove esporrò le mie creazioni.

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(Le foto sono di Chiara Gastaldi)

Chiara Gastaldi

Intervista a cura di Chiara Gastaldi

Un’innata curiosità verso la realtà che mi circonda mi ha condotta al viaggio, alla fotografia e ad esplorare il mondo delle relazioni internazionali. Dove mi porteranno? Devo ancora deciderlo, nel frattempo resto qui a scrivervi.

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