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Daniele Mingardo

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Metallo. La sua passione, il suo mestiere. Intervista a Daniele Mingardo. Entra in contatto con Daniele

Parole: 1062 | Tempo di Lettura: 4 minuti

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Daniele Mingardo ha 26 anni, vive a Monselice (Pd) e lavora nell’Officina del padre. Ma ha deciso di innovarla e modernizzarla, partendo dalla creazione di una propria linea di prodotti artigianali in metallo, complementi d’arredo realizzati in collaborazione con un noto architetto e alcuni designer emergenti.

Daniele, cosa ti ha spinto, dopo anni di lavoro nell’officina paterna, a voler innovare e distinguerti dando vita a un tuo brand?

MINGARDO designer| faber nasce nel 2013 dal mio bisogno personale di proporre sul mercato oggetti e complementi d’arredo in metallo capaci di esprimere la filosofia e il know how dell’officina metallica fondata da mio padre a Monselice, dove mi sono formato come artigiano a partire da quando avevo 18 anni. A 25 ero già determinato nel voler realizzare dei prodotti unici, fatti a mano, e nel riuscire a presentarli al pubblico degli appassionati di Made in Italy di qualità, fatto di tradizione artigianale e innovazione formale.

Cosa ti ha guidato?

La volontà di raccontare la mia storia e uscire dall’anonimato cui sono costretti molti artigiani in Italia, che lavorano dietro le quinte di progetti di design, dallo studio del disegno alla prototipazione, fino al prodotto finale, spesso senza alcun riconoscimento, quando in realtà sono gli artefici di una qualità italiana che credo giusto difendere.

Quali step hai dovuto seguire per fondare il marchio Mingardo?

Fino al 2012 si trattava ancora di un sogno ad occhi aperti; la svolta decisiva è arrivata frequentando Aldo Parisotto, mio concittadino e architetto di rilevanza internazionale che opera nella zona dalla fine degli anni ‘80 e collabora assiduamente con l’officina Mingardo per la realizzazione di progetti in metallo, accompagnandone da vicino lo sviluppo e l’evoluzione. Tutte le volte che Aldo Parisotto si recava in Officina per i suoi progetti, ho cercato di convincerlo a sostenere la mia idea di collezione, sono stato messo a dura prova finché sono riuscito a convincerlo del fatto che il mio sogno fosse accompagnato anche da una grande determinazione nel fare e che ero disposto a grandi sacrifici per realizzarlo concretamente.

Aldo Parisotto è stato quindi una sorta di mentore…

Sì, e con grande passione ha accettato nel 2013 di tenere a battesimo il brand Mingardo con la prima collezione designer|faber, come Art Director. Il suo è un ruolo determinante che trova concreta realizzazione nel coordinamento delle scelte da cui scaturiscono i progetti. L’esperienza ventennale come progettista architettonico e designer si riflette nella sensibilità che prendono le collezioni, nella definizione delle linee guida su finiture, effetti tattili e materici e sulle atmosfere.

La tua prima collezione si chiama Designer|Faber, in un accostamento verbale tra nuovo e antico, novità e tradizione: in cosa ti stai distinguendo, emancipando e innovando rispetto al lavoro paterno?

Quello che volevo cambiare e dunque innovare dell’Officina Mingardo Ilario era il rapporto con il mercato, superando il limite dell’artigiano terzista per essere imprenditore e produttore, con un mio marchio, MINGARDO appunto, e una collezione di pezzi realizzati a mano in officina, su progetto di designer e coordinati da un art director di riconosciuta professionalità, a garanzia di una qualità progettuale che avrebbe rinnovato e dato nuovo volto al nostro sapere artigiano.

Sei a tua volta designer, oppure la tua attività è prettamente legata all’officina?

Per ora la mia è un’attività di maker, ma in futuro vorrei realizzare degli oggetti ideati da me, quando l’esperienza e la conoscenza della storia del design me lo permetteranno.

Come si svolge la tua giornata tipo?

Sono molto fortunato perché essere “figlio d’arte” mi permette di occuparmi del lavoro tradizionale dell’officina di mio padre da un lato (come presentare preventivi ai clienti e occuparmi della produzione delle commissioni custom), e dall’altro posso dedicarmi al mio progetto: fare ricerca, imparare dagli artigiani più esperti dell’officina per trasferire nelle mie collezioni il loro sapere, e infine relazionarmi con tutte le persone che contribuiscono al progetto MINGARDO designer|faber: art director, designer, responsabile Comunicazione e PR, commerciale e canali di distribuzione… Sono sempre e comunque di corsa, ma ho 26 anni e molta energia!

Cosa significa essere artigiano oggi per te?

Essere artigiano è un altro modo di vedere le cose rispetto ai “colletti bianchi”. Ora gli artigiani sono finalmente riemersi dalle tenebre in cui erano confinati e cominciano ad aver voce, anche grazie al contributo di chi ne ha scoperto il loro valore economico oltre che culturale: mi riferisco in particolare al libro “Futuro Artigiano” di Stefano Micelli, premiato con il Compasso d’Oro, il più importante riconoscimento nel campo della cultura del design in Italia. Purtroppo in Italia gli artigiani giovani sono pochi. Il lavoro artigiano rappresenta una parte della cultura che stiamo perdendo anche perché le generazioni precedenti alla mia hanno privilegiato lavori d’ufficio che parevano più gratificanti, non solo dal punto di vista economico.

Quale investimento ha richiesto e richiede il tuo progetto?

L’investimento è tutto il tempo che posso dedicare in prima persona, e quanto sono riuscito a stanziare per sostenere il costo dei materiali per realizzare la collezione designer|faber nel 2013 e 14, le spese dei servizi fotografici e la produzione del video e del sito MINGARDO, la partecipazione al fuorisalone di Milano, e non ultima la collaborazione con Giovanna Tissi, mia PR e Ufficio Stampa.

Sfrutti il digitale per promuoverti e vendere?

Attraverso il web e i social media racconto la storia dei miei prodotti, la mia storia e la storia dell’officina fondata da mio papà. Gli E-commerce vengono dopo…

Di quali prodotti vai più fiero? E quali materiali ti piace di più lavorare?

Vado fiero di tutti i miei prodotti, mi sono costati tempo e fatica e devo qualcosa ad ognuno di loro. Fra i materiali, mi piace l’ottone, per il rumore che fa quando lo tornisco; il rame, perché ha un colore speciale e caldo, quasi magico, perché si modifica solo mettendolo in forno; il ferro, perché mi accompagna da quando sono nato e mi permette qualsiasi tipo di sperimentazione.

Dove si estende ad oggi il tuo mercato?

Vendiamo in Italia, in tutta Europa, e in Israele (grazie al contributo di Omri Revesz, designer israeliano della scuderia MINGARDO). E stiamo cercando di entrare in Cina, negli Usa e in Australia.

Progetti futuri?

Ampliare la collezione designer| faber una volta all’anno, entrare nei mercati emergenti, avere 100 rivenditori nel mondo. E organizzare workshop per sensibilizzare il lavoro artigiano tra i giovani.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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