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589. Edoardo Monte / Cosa Ti Porto?

6 minuti 1162 parole

Come rendere olistico un servizio semplice come la consegna a domicilio. Intervista a Edoardo Monte di Cosa ti porto?

Parole: 1139 | Tempo di lettura: 5 minuti

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Il giovane cameriere si laurea in economia e, per farsi quell’esperienza che nel CV non c’è, decide di creare una sua startup, cercando qualcosa che ancora non esiste per migliorare un servizio antico e semplice come la consegna a domicilio. Rivoluzionario? No, i trentenni oggi fanno così (dicono loro). Tutto facile? Neanche per idea, ma la perseveranza e il team giusto stanno portando “Cosa ti porto” di buon passo verso il successo.

Chi c’è dietro “Cosa ti porto”?

Ci siamo Andrea Galla ed io, soci fondatori ed operativi, e altri 11 finanziatori (con un 1% a testa) che hanno reso possibile la partenza del progetto. Andrea ed io siamo compagni di studio all’università e abbiamo già lavorato insieme su diversi progetti. Io ho sempre fatto il cameriere e così ho avuto modo di conoscere il mondo della ristorazione, vivendolo dall’interno. Ad un certo punto mi sono focalizzato su un’idea: come migliorare i servizi in questo settore? Da lì siamo arrivati a “Cosa ti porto”, che è un risultato del tutto diverso dalle aspettative iniziali, in realtà.


Come il viaggio di Colombo?

In un certo senso sì. La prima idea che ci è venuta era una app pensata per ordinare al ristorante prima di partire, in modo da arrivare lì e trovare già pronto, senza attese ulteriori. Poteva essere interessante per le pause pranzo di lavoro, ma i limiti per la gestione delle attività nei ristoranti erano troppi. L’idea di ordini online e il servizio di pietanze da asporto non era certo una novità, e non aveva senso competere con i grandi. Alla fine abbiamo individuato cosa mancava, ed è l’integrazione di online e offline, ordini che si fanno dal portale, ma anche al telefono, direttamente al ristorante. E poi il servizio di consegna, in tempi record. Così ci siamo dedicati all’idea di una logistica per il food, un servizio innovativo di consegne che abbiamo iniziato noi proprio un anno fa.

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Cosa fa “Cosa ti porto” di diverso dagli altri?

Copriamo il cosiddetto “ultimo miglio”, dal ristorante a casa del cliente, che poi è anche l’ultimo minuto. Con punti raccolta disseminati sul territorio cittadino, abbiamo organizzato una logistica rapida e consegniamo in 15 minuti al massimo. Per ora siamo gli unici, siamo stati i primi in Europa. Forniamo il servizio a diversi locali, che si alleggeriscono di questo onere; in pratica esternalizzano la funzione a noi, che siamo specializzati in questo.


Ci racconti la vostra impresa in numeri?

Oggi facciamo 1200-1500 consegne al mese, servendo 27 locali affiliati, con ogni sorta di offerta, dalla pasticceria al sushi alla cucina casalinga. La squadra è formata da 10 addetti alle consegne, in scooter, e da una figura amministrativa. La base, in un appartamento con garage (per gli scooter) è in un quartiere in centro città, comodo per diramarsi su tutto il territorio comunale. Gli scooter sostano in zone comode a raggiungere i vari locali affiliati, pronti a rispondere alle chiamate. Un po’ come fanno i taxi. Il Software gestisce le richieste. Il cliente ordina dal listino del ristorante, che resta immutato, e paga la consegna 2 euro per i primi 2 Km (+ o,50 euro a chilometro), un prezzo molto contenuto. Le consegne si fanno 7 giorni su 7, dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 22. Finora abbiamo all’attivo oltre 4000 consegne.

Gioie e dolori di questo servizio?

I locali sono soddisfatti, anche chi ha provato altri tipi di servizi, trova il nostro utile, ben fatto e conveniente. I clienti lo provano volentieri. Ad oggi sono iscritti al sito circa 1000 utenti. Criticità: i tempi di consegna e gestione di grandi volumi in tempi ristretti. È su questo che continuiamo a lavorare, migliorando continuamente. I nostri veri competitor sono pochi e tutti all’estero (questo fa parte delle gioie, anche se non dormiamo certo sugli allori).

Cosa rende possibile questo progetto?

Il cuore di tutto (o forse il cervello) è il software creato ad hoc per noi, che ci permette di gestire le diverse informazioni e tenere collegati i diversi attori (cliente, ristorante, addetto alla consegna). Il nostro approccio concreto fa il resto: il servizio deve essere a misura di cliente. Gli ordini si fanno online, ma anche offline (al telefono), i pagamenti avvengono alla consegna con bancomat e anche in contanti, se non si vuole usare una carta di credito. Nonostante il nostro cliente-tipo sia un uomo giovane (25-30 anni) che preferisce l’online, abbiamo pensato anche a chi ha abitudini diverse e siamo andati loro incontro. Si può pagare online ma in Italia c’è ancora un po’ di ritrosia in questo, quindi via libera alle altre forme di pagamento. Per essere efficiente il servizio deve essere semplice per tutti.


Prospettive future?

Obiettivo di ritorno dell’investimento iniziale in cinque anni. Per ora stiamo tenendo il passo e rispettiamo i tempi previsti. L’idea è di creare un modello (lo perfezioniamo con la nostra esperienza) da replicare ed esportare in altre città; e poi anche ad altri settori, come la farmacia, la libreria e i piccoli negozi.

Chi sono i vostri più grandi sostenitori?
Di certo le nostre due famiglie (mia e di Andrea), che hanno creduto in noi. Li abbiamo convinti con il nostro modo di affrontare la sfida, con energia e concretezza, ma non ci siamo mai sentiti dire “lascia perdere”, che è fondamentale.


Se dico “creatività”?

Ti rispondo con “innovazione”: non definirei il nostro progetto creativo, è un termine che io associo all’arte. Noi abbiamo avuto un’idea nuova, e l’abbiamo messa in pratica, utilizzando la tecnologia per realizzare un miglioramento in qualcosa che c’era già.


Cosa vuol dire essere imprenditori e startupper?

Noi stiamo lavorando per diventare imprenditori, non lo siamo già. Iniziare qualcosa in proprio è il nostro modo per fare esperienza nel mondo del lavoro, è un approccio abbastanza diffuso oggi (almeno tra i nostri coetanei), abbiamo iniziato a capire che il posto fisso non esiste, e che il lavoro richiede esperienza che non puoi avere appena laureato. Così ci siamo “inventati”, dato che non possiamo dire “re-inventati”.


Puoi fare un profilo dello startupper trentenne (di successo)?

Deve saper osservare e ascoltare le persone, per far tesoro, e poi percorrere la propria strada. Deve credere profondamente al proprio progetto, è una cosa che si percepisce dall’esterno ed è allo stesso tempo la forza interna che ti fa andare avanti. Deve essere umile, imparare da tutti, anche dai concorrenti; pensare che chiunque ha qualcosa da insegnare. E poi deve credere ancora, sempre più, a quello che fa lui, senza sentirsi in debito o in inferiorità rispetto gli altri. Deve darsi tempo, per vedere i risultati, nutrendo la fiducia nel progetto e nel socio. Nessuna idea fa strada se non è nelle mani delle persone giuste. Andrea e io abbiamo imparato la cosa più importante: confrontarci costruttivamente. Abbiamo una visione comune, perciò tutti tiriamo dalla stessa parte, ma abbiamo caratteri decisi e diversi. Oggi ci capiamo e ci conosciamo, così lavoriamo bene insieme.

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Anna Baldo

Intervista a cura di Anna Baldo

“Scrivere per mestiere, per passione, mai per caso”. Giornalista, addetta stampa, consulente per la comunicazione. Canto in un coro polifonico e nel tempo libero mi dedico al bricolage. C’è tutto in www.annabaldo.com

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