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Elena Ovecina

4 minuti 762 parole

Nei miei scatti racconto ciò che sento, giorno dopo giorno. Intervista a Elena Ovecina. Entra in contatto con Elena


Parole: 759 | Tempo di Lettura: 3 minuti e mezzo

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28 anni e una passione che la accompagna sin dall’infanzia. Nata in Russia e cresciuta in Abruzzo da una famiglia di artisti, Elena Ovecina ha scoperto la fotografia osservando la madre sviluppare foto nella vasca del bagno di casa che, all’occorrenza, adibiva a camera oscura. A 7 anni la prima polaroid e da allora non si è più fermata. Oggi ha un portfolio su Photo Vogue, spazio gratuito dedicato ai giovani fotografi esordienti a cura di Alessia Glaviano, photo editor di Vogue Italia

Elena, quanto la tua vita privata ha influenzato quella professionale? 

Sono nata e cresciuta in una famiglia di artisti, mia madre ha immortalato ogni momento della mia vita, sin dall’infanzia. Era lei stessa a sviluppare le foto nella vasca del nostro bagno che, all’occorrenza, adibiva a camera oscura. Sarebbe stato difficile non restarne influenzati.

È così che è nata la tua passione? Osservando la mamma?

Sì, direi proprio di sì. Poi, nel 1994 mio padre mi ha regalato la prima macchina fotografica, una Polaroid. Avevo 7 anni, da allora ho cominciato a scattare foto e non mi sono più fermata. I miei soggetti erano principalmente le mie compagne di classe, ma più crescevo, più mi rendevo conto che non ero mai soddisfatta, forse perché le mie amiche erano piuttosto timide, o forse perché ero ancora troppo piccola per capire cosa volessi realmente.

E quando hai capito cosa volevi dai tuoi scatti?

Credo che la svolta sia arrivata a 23 anni, quando mi sono resa conto che quello che volevo era raccontare l’animo umano. Per questo ho cominciato ad andare alla ricerca di attori emergenti, studenti delle migliori scuole di recitazione: con la loro espressività erano in grado di interpretare e trasmettere uno stato d’animo preciso, che potesse coincidere con le mie sensazioni, come se io fossi la regista e loro gli interpreti dei miei pensieri e stati d’animo.

Quanti e quali attori famosi hai fotografato? 

Scelgo di fotografare attori emergenti proprio perché in questa fase della mia vita mi interessa raccontare la mia storia personale. Con un personaggio famoso lo spettatore si concentrerebbe invece sul personaggio stesso, che forse già conosce.

Da cosa trai ispirazione?

Come ti dicevo il mio è un approccio molto cinematografico. Il cinema è la mia principale fonte di ispirazione. Dai film di Ettore Scola a quelli di Bertolucci, passando per la filmografia giapponese come quella di Takeshi Kitano ad esempio: tutti quei registi che si concentrano soprattutto sugli aspetti emozionali dei loro soggetti.

Quindi se dovessi definire la tua arte fotografica? Cosa ami raccontare e trasmettere?

Amo raccontare quello che io sento, ogni giorno. Quindi per ora si tratta dei miei personali stati d’animo, sensazioni, ricordi. Ma credo, anzi, sono convinta che un giorno vorrò raccontare altre storie.

Ho notato che prediligi perlopiù soggetti femminili. Anche nel più recente “About a boy”, il soggetto è un ragazzo dai tratti chiaramente efebici.  La spiegazione principale va probabilmente ricercata nel fatto stesso che tu sia una donna, soprattutto se l’intenzione è che i soggetti ritratti diventino in qualche modo specchio delle tue sensazioni, ma c’è qualche altra motivazione particolare?

Si, la prima motivazione è quella che hai già formulato, e cioè: essendo io stessa una donna, scelgo di farmi “rappresentare” da un alter-ego femminile. C’è un’altra motivazione, molto più banale, ma te la dico ugualmente: sono attratta dalla bellezza androgina, come hai giustamente notato, e modelli maschili di questo tipo, in Italia, sono semplicemente più difficili da trovare. È molto più comune il maschio virile, il macho, un tipo di bellezza che non mi ispira molto.

Qual è la soddisfazione più grande che questa professione riesce a regalarti?

Mi sento soddisfatta quando un modello o una modella mi dice: “Mi riconosco pienamente nel ritratto che mi hai fatto. Questo sono veramente io”.

A chi va il ringraziamento più importante?

Devo molto a mia madre che mi ha fatto appassionare alla fotografia, ma un ringraziamento davvero speciale sento di farlo al team di Alessia Glaviano, photo editor di Vogue che ha creato uno spazio (PhotoVogue) dedicato ai giovani fotografi esordienti, sul quale è possibile caricare gratuitamente il proprio portfolio. Un’ulteriore opportunità per ottenere visibilità e farmi conoscere mi è stata offerta sempre da PhotoVogue in occasione della Vogue Fashion Night Out, con una mostra collettiva presso il Palazzo Morando di Milano, sponsorizzata da Martini, un’esperienza molto interessante.

Come intendi proseguire nella tua carriera?

Continuare a fare ciò che faccio ora, cercando di superarmi ogni giorno, anche di poco.

 

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Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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