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13. Enrico Molteni

4 minuti 771 parole

“Siamo dei matti, abbiamo preso una strada che stiamo ancora percorrendo fuori dagli schemi”. Abbiamo intervistato Enrico Molteni dei Tre Allegri Ragazzi Morti

In queste settimane di festa hanno girato l’Italia per promuovere il loro ultimo album “Nel giardino dei fantasmi”. A due anni di distanza da “Primitivi del futuro”, la band di Pordenone è tornata in studio con undici nuovissime canzoni. Niente plastica per il cd, soltanto cartoncino usomano a tre ante. Il concept grafico è frutto del lavoro di Davide Toffolo ai disegni, Alessandro Baronciani alla grafica, Sterven Jonger alla fotografia e Canedicoda ai costumi. Ma cos’è questo giardino? E chi sono i fantasmi che lo popolano?
“Non troverete risposte o retorica in queste tracce, semmai domande e ritratti. Ritratti di quei fantasmi che occupano la nostra cronaca personale ma anche la nostra fantasia”.
Noi gli abbiamo fatto ugualmente delle domande e questo è quanto ci ha detto il bassista Enrico Molteni.

Lo scopo delle nostre interviste è quello di capire l’istante, il momento esatto in cui si fa la scelta che condiziona la vita. Qual è stata la vostra?
Personalmente credo il giorno in cui a dieci anni sono entrato in camera di mia cugina, cinque anni più grande di me, e ho trovato due poster giganteschi sui muri raffiguranti uno Robert Smith e l’altro Camerini. Sono rimasto un poco a fissarli. Questione di imprinting.

Adesso, dopo 18 anni, come reagite quando vi muovono delle critiche?
Dipende. Tendiamo a sbattercene. A meno che non siano le cosiddette “critiche costruttive”, che cerchiamo sempre di valutare al meglio.

In un’intervista recente, ad esempio, chi l’ha fatta l’ha introdotta definendo il vostro ultimo disco imbarazzante e, a proposito del brano “Di che cosa parla veramente una canzone?” vi ha accusato di aver scritto (cito testualmente) “una cosa senza sapere cosa si scrive”. Tutto ciò, però, è stato detto a giochi fatti, quando l’intervista ormai era già conclusa, senza darvi la possibilità difendervi, di replicare… Volete dire qualcosa ora?
Non ne sapevamo nulla!

Quindi è stato un caso che il giorno stesso in cui è stata pubblicata questa intervista sia uscito un vostro comunicato, nel quale spiegate il significato di ogni singolo brano presente nel vostro album?
Sì, è stato un caso.

Come mai, allora, avete sentito l’esigenza di spiegare i testi?
È una pratica abbastanza comune nei comunicati stampa. Chi l’ha pubblicato non avrebbe dovuto farlo, quelle erano chiavi di lettura per entrare meglio nel disco e per poterne parlare con cognizione di causa. Ma va bene anche così.

Parliamo del “Giardino dei Fantasmi” che potremmo definire uno specchio spettrale del momento storico che stiamo vivendo. Ma non si tratta solo di questo. Quali sono gli altri fantasmi che popolano questo giardino?
Ce ne sono parecchi. Sono giorni strani quelli che viviamo. Se il giardino è l’Italia, i fantasmi sono gli italiani. Terra meravigliosa, paese che rotola.

“I cacciatori”, è la storia di un ragazzo di 15 anni, scomparso nella stessa primavera in cui Kurt Cobain si tolse la vita e che, dopo 20 anni, viene dissotterrato per tornare a parlare, da morto, della giovinezza che non ha mai vissuto. Una dedica ai giovani di oggi che si sentono sfiduciati e esclusi dalla società in cui vivono. Sono lontani i tempi in cui era l’adolescenza a coincidere con la guerra?
Non sono così lontani. La generazione presa in considerazione da quel brano sta faticando non poco ad entrare nel mondo dei grandi. Non c’è spazio e un vago senso di nausea la attanaglia. Ma insomma, non bisogna lamentarsi troppo. Ce la farà.

Qual è quindi il vostro consiglio per chi si sente ancora in un limbo e non ha ancora avuto l’opportunità o il coraggio di fare la propria scelta?
Noi siamo dei matti, abbiamo preso una strada che stiamo ancora percorrendo fuori dagli schemi. A tutti gli altri consigliamo di essere curiosi. E di prendere la vita alla leggera.

Cosa ci dite dei vostri nuovi costumi?
I costumi di Canedicoda sono venuti fuori da un incontro con Davide. Ogni canzone aveva un motivo per essere raffigurata da un personaggio. Se è facile disegnarli, è più difficile crearli in carne e stoffa. È stato stimolante, Canedicoda e Sterven Jonger (che ha fatto le foto) sono amici ed artisti talentuosi. È stato tutto molto veloce, bel feeling.

Invece, a proposito di Cobain, lo scorso 12 dicembre, in occasione del concerto di beneficenza per le vittime dell’uragano Sandy, i Nirvana si sono riuniti per una notte. Che effetto vi ha fatto vedere Paul McCartney nei panni di Kurt?
Beh, è stato emozionante. Fantarock.

Qual è la prima cosa che fate al ritorno di ogni tourné?
Dormire.

(Quest’ultima foto e la prima del post sono di Sterven Jonger)

Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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