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41. Federico Villa

4 minuti 759 parole

Si costruiva dei set fai da te degni di MacGyver pur di fotografare. Intervista a Federico Villa

Pur avendo una formazione da product designer, Federico è uno di quelli che ha deciso di seguire la propria passione: la fotografia.
Federico l’ho conosciuto per caso, grazie a un’esperienza lavorativa comune. Si rimane subito affascinanti dalle sue foto. Il suo stile è pulito, chiaro, il tutto è sempre pervaso da una strana magia degli elementi.

Due domande di rito: quando hai iniziato a fotografare? E quando hai deciso che la fotografia sarebbe diventata la tua professione?
Ho iniziato a fotografare a circa 20 anni arrivando alla fotografia attraverso la camera oscura e usando le macchine fotografiche di papà. Durante tutti gli studi universitari ho lavorato com cameriere e mi sono regalato una reflex digitale decente. Dopo la laurea in Product Design, ho capito che mi sarebbe piaciuto unire fotografia e design. Ho iniziato con piccoli lavoretti (scattavo di notte e nel week end perchè di giorno lavoravo full time e oltre, costruendomi dei set alla MacGyver). Dopo un pò di malsana gavetta, nel 2010 mi sono messo in proprio facendo principalmente still life e interior e dal 2012 ho un mio piccolo studio/abitazione a Milano.

Oltre che una professione, cos’è quindi la fotografia per te?
La fotografia mi permette di pagare le bollette e le tasse e di mantenere vivo il mio interesse nel mondo del progetto. In un settore molto inflazionato e saturo mi ritaglio il mio piccolo spazio: la mia ricerca personale ed il mio lavoro coincidono pienamente. Mi ritengo molto molto fortunato per questo e devo ringraziare tutte le persone che mi hanno permesso di crescere.

Come hai costruito il tuo percorso personale? Chi sono i tuoi ispiratori?
Il mio percorso è stato molto vario: cameriere, commesso, decoratore, grafico, designer…credo di attingere indifferentemente da molti ambiti: il design innanzitutto ma anche arte e fotografia e letteratura. Per citare alcuni nomi nel design: Enzo Mari, Charles and Ray Eames, Charlotte Perriand, Jonathan Olivares, Sebastian Bergne, Costantin Grcic; in fotografia invece: Stephen Shore, Irving Penn, Hedi Slimane, Benoit Paillè, Noah Kalina, Aldo Ballo, Miro Zagnoli, Massimo Siragusa e tanti tanti altri…

So che hai avuto esperienze come fotoreporter, come ha influito questa cosa sul tuo modo di fotografare?
Ho fatto il reporter di “strada” per un quotidiano, quindi ho fotografato gli incidenti stradali, conferenze di politica, vip: un lavoro intenso e stancante (dieci chili persi in quattro mesi, incidente in scooter tra un servizio e l’altro e abbondante insonnia…) che però ti tiene molto vicino alla gente, sia per esperienze piacevoli che in momenti drammatici. Conosci molte persone in pochissimo tempo e vedi cose diverse ogni giorno: routine zero.
Alla luce di questa esperienza a volte il design e l’architettura con cui lavoro mi sembrano molto staccati dal quotidiano e da quelle che sono le vere necessità delle persone. Questa esperienza di reporter spesso mi fa riflettere eticamente e moralmente sia sul mio ruolo professionale che sull’intero settore del design e dell’architettura.

Qual è lo scatto che ti ha più emozionato in assoluto durante la tua carriera?
In verità non c’è uno scatto in particolare a cui sono affezionato maggiormente. Ovviamente vedere un catalogo stampato dopo mesi di shooting e fatica mi emoziona sempre, soprattutto se il lavoro è stato condiviso con grafici, stylist ed art director. Se il cliente poi è soddisfatto quanto me, allora capisco di aver fatto un buon lavoro. Non avendo una formazione da fotografo cerco di fare in modo che tecnicamente ogni mia nuova immagine sia migliore della precedente.

Passando all’atto pratico, cosa vuol dire essere dietro la tua macchina fotografica?Cosa ti spinge a premere il pulsante di scatto in quel preciso istante?
La fotografia che faccio io non è fatta di istanti ma di cavalletti, flash, allestimento set: capita a volte che in una giornata di shooting si facciano solo un paio di scatti. Mi piace pensare all’immagine finale come il risultato di un lavoro calmo e preciso in cui molte variabili vengono controllate ovviamente da me ma anche dal team di persone che ruota attorno alla creazione di un catalogo o di un articolo.

Tra le foto che sono visibili sia sul tuo sito sia sulla tua pagina tumblr perchè hai scelto proprio questi scatti per questa intervista? Cosa significano per te?
Ho scelto questi scatti semplicemente attingendo ai lavori più recenti; sono molto esigente nei miei confronti e raramente sono soddisfatto al 100% del mio lavoro; quindi credo che questi scatti siano un pochino migliori di quelli più vecchi e spero peggiori di quelli che devo ancora fare.

Lucrezia Pascale

Intervista a cura di Lucrezia Pascale

Vive di contaminazioni o almeno ci prova il più possibile. Laureata in Disegno Industriale cerca la sua strada come freelance occupandosi di progettazione, grafica e packaging dei suoi prodotti. Ha due passioni: la fotografia e la maglieria

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