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3. Filippo Olioso / Verona

4 minuti 708 parole

Sono un architetto e mi piace mettere le mani in quello che progetto

Filippo Olioso è un giovane architetto di Verona, ideatore del progetto “Rabatto”. Il nome è il risultato di un gioco di parole che deriva da arrabattarsi (ingegnarsi), battere (manualita’), baratto (scambio).

Per cominciare, parlaci di te
Mi chiamo Filippo, sono architetto e mi piace mettere le mani in quello che progetto. Il mio mezzo di trasporto è la bicicletta, ma in casa uso rigorosamente lampadine ad incandescenza: non rinuncio alla qualità di questo tipo di luce. Il mio garage è una specie di officina disordinata piena di pezzi di legno, cavi elettrici e fogli di ottone e alluminio.

Cosa significa essere architetti oggi? Quanto incide la crisi economica sull’identità di questa professione?
Essere architetti oggi significa aver frequentato una università bellissima che può darti molto sul piano scientifico e su quello umanistico, ma che purtroppo non risponde alle reali esigenze del mercato del lavoro. Siamo in troppi per un mercato dell’edilizia ormai fermo. L’architetto deve riscoprirsi come progettista ad ampio raggio, regista di procedimenti creativi non solo legati al tema dell’edilizia.

Che cos’è esattamente Rabatto?
Rabatto è il desiderio di vedere costruito quello che progetto, è la scoperta di capire la relazione chè c’è tra il pensare una cosa e le difficoltà nel produrla. Un buon progettista diventa bravo con l’esperienza e l’esperienza è fisica, non mentale.
Rabatto è uno studio di progettazione che aspira a diventare uno “Studio di Artigianato”.

Common Ground è il titolo del tema della biennale di Venezia di quest’anno appena conclusasi. Sei d’accordo con questa idea di “terreno comune” o avresti preferito spazi singoli?
Io voto “spazi comuni” a prescindere! La mia tesi di laurea “Salvagente” ha cercato di trasformare gli spazi abbandonati di Verona in spazi pubblici con un arredo in legno componibile.
Credo in tutti i tipi di scambio. Soltanto uno spazio comune può sprigionare energie inimmaginabili.

Qual è il nuovo trend dell’architettura odierna?
Heiddeger diceva che “abitare è il modo in cui l’uomo sta sulla terra”. Io credo che l’uomo abbia perso di vista come si abita e che spesso, ma non sempre per fortuna, l’architettura urli invece di raccontare.

Ogni abitazione dovrebbe adattarsi all’ambiente che la circonda. Esiste una divisione tra interni ed esterni?
I confini ci servono per capire la distanza tra noi e gli altri. Il concetto di interno o esterno per me non esiste. Esiste soltanto vicino a, lontano da. Mi stranisce sentire parlare di architettura d’inteni o cose del genere.

Tornando a “Salvagente”: è un progetto volto alla realizzazione di spazi pubblici in luoghi abbandonati a Verona…
Ho vissuto a Milano tre anni in una residenza universitaria con circa 250 studenti provenienti da tutto il mondo. Questa esperienza mi ha arricchito tantissimo e mi ha fatto capire come la comunità può essere fondamentale per la formazione dell’individuo. Per le città gli spazi pubblici dovrebbero essere le piattaforme fisiche di scambio. In una società in continuo cambiamento e ricca di piattaforme virtuali l’unico luogo dove ci si può confrontare e “toccare” veramente è lo spazio pubblico. Purtroppo le nostre città sono progettate sempre con minori spazi per la socialità, per questo ho voluto pensare ad un modo per vivere meglio gli spazi pubblici.

Quanto è importante la riqualificazione degli spazi urbani?
Riqualificare gli spazi urbani significa rivalutare qualcosa che già esiste e che in passato è stato. Un valore aggiunto molto più faticoso del semplice demolire e ricostruire. Riattivare un luogo significa studiare il passato per capire come reinserirlo nel presente. Queste dinamiche sono sempre cariche di contenuto e danno vita alla città.

Ultimamente si sente parlare moltissimo di “Smart Cities”. Qual è la tua opinione sulle città intelligenti?
Credo che i cittadini debbano darsi una mossa e fare politica con le azioni. Azioni dal basso, iniziative popolari per migliorare la qualità della vita. Quindi sì alle “Smart Cities” ma con dinamiche gestite dai cittadini, non dai politici.

Progetti per il futuro?
Ogni giorno scrivo sul mio quaderno nuovi progetti, piccoli e grandi, ma quello che mi entusiasma di più è “HMH” (Home Made Home), un libretto sul quale si possono trovare le istruzioni per tagliare ed assemblare sedici pannelli di legno e costruire da soli tutti i mobili di casa ad un prezzo basso.

Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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