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Filo di Paglia

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Case di paglia: roba da Neolitico? No, da terzo millennio. Intervista a Francesca Romaniello di Filo di Paglia.

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Natural builders, questa la loro professione. Francesca Romaniello, classe 1975, e Andrea Gilardi, 1971, sono architetti che puntano su un settore ancora poco conosciuto in Italia, quello della costruzione di edifici con materiali naturali e sostenibili, e nello specifico di case in paglia. Il natural builder è una figura professionale diffusa nel mondo anglosassone, una sorta di progettista che sperimenta in cantiere, e non solo sulla carta, le tecniche naturali. Filo di Paglia è il nome del loro studio con due sedi operative, una a Cingoli (Macerata), e l’altra a Firenze, dove lavorano gli altri due co-fondatori del progetto: Sara Bartolini, 33 anni, e Matteo Pierattini, 34. Un progetto originale che vede i quattro giovani architetti impegnati in workshop per insegnare a costruire case in paglia. Ci siamo fatti raccontare da Francesca Romaniello i dettagli del mestiere.

Francesca, come nasce Filo di Paglia?
L’idea di costruire edifici in paglia è nata all’inizio del 2000 in Irlanda. Andrea lavorava per alcuni studi di architettura molto legati alle costruzioni naturali e, proprio vicino casa nostra, avevano costruito una casa/palestra di tai chi in paglia. Dopo un’esperienza decennale di progettazione e soprattutto di cantiere, siamo tornati in Italia nel 2011 e ci siamo auto costruiti la nostra casa-studio in paglia; abbiamo avviato il centro sperimentale Filo di Paglia a Cingoli e, nello stesso periodo, fondato lo studio di architettura con Matteo e Sara, anche loro uniti dalla forte passione per queste costruzioni e provenienti dalle esperienze francesi di Approch Paille e Botmobile.

Cos’è Filo di Paglia?
È uno studio che si occupa della progettazione di questo tipo di costruzioni con particolare attenzione alla fase di cantiere seguita scrupolosamente da noi: aspetto molto importante in quanto non ci sono tecnici ed imprese con questo tipo di formazione. Quest’anno abbiamo svolto numerosi corsi, in diversi cantieri, per costruire case in paglia e nel centro sperimentale a Cingoli dove, sempre attraverso la formazione, stiamo sviluppando nuovi progetti di edifici con le tecniche naturali più avanzate.

Come sorge l’interesse verso la realizzazione di case e strutture di paglia?
Ci sono tante soluzioni di architettura eco-bio certificate in giro per il mondo, molto costose tra l’altro, e che spesso tradiscono la vera natura della sostenibilità. Credo invece che oggi costruire con la paglia rappresenti, grazie alla sua purezza costruttiva, economia ed ecologia vera. Costruire con paglia e legno implica il recupero di saperi oggi dimenticati o delegati a imprese aggressive, poco sensibili e inclini al raggiungimento di una qualità di tipo artigianale; significa anche condivisione e gioia, soprattutto quando si tratta di lavori di autocostruzione. Costruire con la paglia non è solo mettere una balletta sopra l’altra, ma è tutto ciò che ci sta intorno, prima e dopo.

Quanto costa e quanto tempo richiede costruire una casa in paglia?
Sicuramente meno tempo e denaro di una costruzione convenzionale a parità di prestazioni. Prestazioni che però non si possono quantificare e comparare quando si parla di comfort e benessere abitativo. Con Andrea viviamo da più di un anno nella casa 45k ed è tutto un altro vivere. Non si tratta solo di grande risparmio energetico (la 45k consuma 10 quintali di legna all’anno, pari a 130 euro/anno), ma di un benessere che influisce su psiche e salute.

Descrivici alcuni vantaggi.
La diversa sonorità delle pareti, poter camminare su un pavimento di argilla, la solidità di un muro Greb, sentirsi avvolti da quintali di paglia, il calore radiante di una stube a due piani rivestita in argilla, tutto realizzato con le proprie mani e con l’aiuto di amici. Non sono vantaggi facilmente rintracciabili nell’edilizia contemporanea. Per parlare in maniera schietta, abbiamo anche costruito case in paglia di civile abitazione (non capanne, ma case in classe A) che sono costate 600 euro/mq. Ovviamente le condizioni in questo caso erano abbastanza impegnative.

All’estero le abitazioni in paglia sono diffuse?
Ci sono dati abbastanza incoraggianti. Negli Stati Uniti e Canada sono state costruite negli ultimi 20 anni circa 10.000 abitazioni e l’Economist ha appena affermato che entro il 2015 negli States aggiungeranno nuove regole specifiche per la costruzione di case in paglia nei loro regolamenti edilizi, in seguito alla grande richiesta per questo tipo di costruzioni. L’Unione Europea ha appena confermato che entro il 2020 più del 5% di nuove case dovrà essere in paglia.

In Italia il mercato come sta rispondendo?
Tanto scetticismo iniziale, molta curiosità e passa parola: quando poi la gente si rende conto dei vantaggi e soprattutto che è una casa affidabile, l’atteggiamento cambia. Filo di Paglia ha riscosso subito grande interesse e adesso ci stiamo ulteriormente evolvendo. Al momento la progettazione delle case in paglia è ancora piuttosto pioneristica: molti si avventurano alla cieca, tuttavia occorrono studio ed esperienza perché la costruzione di una casa in paglia implica sempre un cantiere con responsabilità civili e penali.

Questo progetto delle case in paglia si inserisce all’interno di altre attività di architettura del vostro studio?
Ci sono molte attività correlate al mondo della paglia, oltre alla progettazione. Sara si occupa soprattutto di progettazione partecipata e cohousing; Matteo è specializzato sul risparmio e monitoraggio energetico e sulle tecniche di costruzione a secco; io e Andrea ci dedichiamo al Natural building, sporcandoci spesso le mani nei vari cantieri, e ultimamente Andrea si sta perfezionando nella costruzione di stufe kachelhofen (stube) mentre a me piace molto l’arredamento con materiali di scarto. A questo uniamo anche attività di permacultura al Centro Sperimentale. La paglia è un po’ il filo che lega tutto, ecco perché ci chiamiamo così. Stiamo anche realizzando in Toscana un progetto che prevede l’utilizzo di calce e canapa, e ci stiamo muovendo in direzione delle earthship houses.

Organizzate anche workshop. In cosa consistono?
Nei nostri workshop cerchiamo sempre di rinnovarci, l’ultimo che abbiamo fatto nelle Marche è durato 3 giorni e implicava l’apprendimento di quasi tutte le fasi costruttive di una casa secondo la tecnica Greb. I partecipanti sono di ogni età, genere e formazione. Da chi vorrebbe costruire una casa per sé, ad aziende e professionisti che vorrebbero realizzarne per altri, fino a chi vuole trascorrere una piccola vacanza imparando e divertendosi. Il costo dei nostri corsi è generalmente di 200 euro ma può variare a seconda del tipo di corso.

A che punto si trova oggi la professione dell’architetto?
Credo che l’architetto, come gli interior designer, debbano tornare a bottega e risporcarsi le mani per recuperare l’aspetto creativo e costruttivo al centro del loro operare, come ai tempi del Brunelleschi, piccolo o grande che sia l’incarico. Per fare architettura naturale questo è fondamentale. Nel nostro paese, in tempi antichi, le famiglie si aiutavano a costruire le proprie case, oggi, con l’esasperata burocrazia, si è perso totalmente l’aspetto sociale, di condivisione ed aiuto reciproco, ed il professionista moderno dovrebbe riportare questo al centro del proprio mestiere.

Quella degli edifici in paglia può rappresentare un’alternativa valida per un professionista?
Credo di sì. L’importante è essere progettisti preparati e avere anche conoscenze ingegneristiche specialistiche per questo tipo di strutture. Insieme a questo è necessaria anche una visione originale e creativa del progetto e occorre lavorare sodo per concretizzarla in un clima di partecipazione. È anche importante possedere spiccate capacità manuali ed essere multitasking, saper cioè svolgere tutte le attività legate ad un cantiere naturale: essere sia buoni falegnami, fabbri, muratori, idraulici, elettricisti, specializzati in tecniche edili naturali.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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