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Francesca Leita e Francesca Ciampalini / Vivandiera

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Cucina biologica in coworking, all’interno di mense e ristoranti della loro zona. Intervista a Francesca Leita e Francesca Ciampalini. Entra in contatto con Francesca

Parole: 798 | Tempo di lettura: 3 minuti e mezzo

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Piatti bio, genuini e preparati con prodotti freschi e a chilometro zero. Sono quelli di Vivandiera, catering al naturale avviato a Venezia da Francesca Leita, 36enne residente nel capoluogo veneto e laureata in Filosofia, e da Francesca Ciampalini, 36enne senese e dottore in Chimica Ambientale. Alla base del progetto, l’amore delle “Francesche” (come si fanno chiamare) per la cucina, per i prodotti della terra, e per un’imprenditoria sana e a costo zero.

Com’è sorta l’idea di Vivandiera?

L’idea è nata nell’estate del 2010. La Francesca veneziana era appena tornata da Buenos Aires dove aveva vissuto 5 anni e come secondo lavoro a Venezia faceva l’aiuto cuoca in un’osteria. La Francesca senese aveva appena finito di lavorare per la Fondazione ENI e si era presa un periodo di pausa iniziando a fare gioielli con carta e perle di Murano. Ci siamo conosciute e abbiamo forse semplicemente fatto quello che ci sembrava mancasse a Venezia. Abbiamo aperto il primo food delivery di cibo biologico a “km 0”. Le idee volano sopra di noi, poi capita che una combinazione di eventi faccia sì che sia proprio tu a metterle in atto, a trasformarle in realtà.

Quando avete scoperto la passione per la cucina?

Diciamo che non è stata una scoperta ma qualcosa che ci è stato trasmesso fin dall’infanzia.

Come vi dividete i ruoli?

Siamo completamente intercambiabili. La divisione del lavoro avviene in modo equo, non ci sono ruoli prestabiliti. Ci occupiamo di tutto, dall’acquisto delle materie prime, alla preparazione del cibo, al servizio. Da poco stiamo collaborando con Imegadito, due ragazzi designer che ci aiutano a curare gli allestimenti.

Dove vi rifornite?

I nostri fornitori sono stati attentamente selezionati, sono per la maggior parte aziende agricole biologiche del Veneto, ma anche toscane e del Südtirol. Il km viaggia con noi e spesso dai nostri viaggi torniamo con zaini pieni di delizie locali

Avevate mai pensato, prima delle rispettive lauree, che un giorno sareste diventate imprenditrici?

(Francesca Leita): Forse sì. L’idea di essere dipendente di qualcuno non mi è mai piaciuta.

(Francesca Ciampalini): Decisamente no, vivevo contenta di quello che stavo facendo e l’idea di continuare con la ricerca mi piaceva dandomi grandi soddisfazioni, ma visto che non ho trovato la libertà che speravo di trovare come ricercatrice sono diventata artigiana.

Quali sono i passi necessari per avviare un catering, dalla burocrazia alla registrazione del brand all’acquisto degli strumenti?

Basta possedere il REC o un titolo di studio che abilita alla manipolazione del cibo. Per poter operare c’è bisogno di una cucina industriale e quindi abbiamo iniziato a chiedere presso mense e ristoranti della zona la possibilità di condivisione degli  spazi di lavoro, praticamente in coworking, e così siamo partite.

Quale investimento è richiesto?

La nostra società è partita a costo zero, o con poco più di 1000 euro per la costituzione della società dal notaio. Non avendo un capitale da investire per un laboratorio, la nostra idea è stata quella di affittare le cucine nei tempi morti, in coworking appunto. Allestire una cucina industriale costa come minimo attorno ai 70.000 euro. A Venezia per prendere in gestione un ristorante ti chiedono cifre pazzesche per la famosa “buona uscita” che in teoria sarebbe illegale. Pensiamo che questa situazione, come tante altre, penalizzi il sorgere di realtà giovani e nuove in Italia.

Come vi promuovete? Il digitale e la Rete sono utili per voi?

La promozione è il nostro punto debole o lo è stato fino a poco tempo fa. Funzionava il passa parola e lo ritenevamo sufficiente anche per non avere richieste superiori alle nostre possibilità, ci sembrava più corretto prendere un po’ di dimestichezza con questo mestiere. Adesso ci rendiamo conto che il marketing è fondamentale e ci stiamo avvalendo dei social network come Facebook e Iinstagram dove siamo presenti con ricette e foto.

I vostri percorsi formativi e professionali precedenti sono stati d’aiuto?

Studiare è importante. È un grande privilegio. Quello che siamo lo dobbiamo anche ai nostri studi; è una parte molto profonda della nostra forma mentis. In termini prettamente pratici ci ha aiutato solamente il dottorato per avere il REC, che comunque avremmo potuto ottenere con un corso della Regione.

Cosa significa essere artigiane per voi?

Avere qualcosa nella mente, qualcosa che senti quasi a livello sensoriale e trasmettere tutto ciò alle tue mani che trasformando la materia lo portano alla realtà. L’artigianato rappresenta il valore aggiunto del “fatto a mano” che ti permette di trasferire amore in quello che crei.

Quali progetti avete per il futuro?

Allargare il raggio d’azione in tutta Italia, esistono le cucine viaggianti e ci piacerebbe l’idea di diventare cuoche viaggianti. Anche aprire un nostro punto vendita è nella lista dei nostri sogni.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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