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Francesca Mitolo / teeshare

6 minuti 1122 parole

Anche Julia Kent ha partecipato al progetto con uno spartito per maglietta. Teeshare è una t-shirt da condividere. Intervista all’ideatrice Francesca Mitolo

Francesca, che lavoro fai?
Sono una fashion designer. Ho lavorato presso studi stilistici in Italia e in Spagna. Spesso collaboro come stylist e per la creazione di contenuti moda sui social. Da maggio dello scorso anno ho iniziato a ideare il progetto Teeshare.

Il nome del brand suggerisce già da solo un concept basato su una condivisione
Sì, infatti! “Share” in inglese significa condividere, che insieme alla parola “tee” richiama la parola t-shirt, che è quello che facciamo.
Teeshare, in verità, è un progetto che indossa i panni di un fashion brand per farsi conoscere! Il concept si suddivide in tre punti fondamentali. Il primo è rielaborare un prodotto che amiamo, la nostra prima compagna di avventura, la t-shirt. Il secondo è scegliere di lavorare con laboratori italiani, cooperative, comunità, persone, disabili, pensionati, artigiani e amici. Il terzo è collaborare insieme ad artisti e designer, sognatori ed ospiti speciali, i quali vengono invitati a creare opere inedite su un supporto insolito, quello che noi traduciamo in colori, filo e ricami.
Alla fine una parte del ricavato di ogni teeshare viene donato all’ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo) a cui sono molto legata.

Come e quando è nato tutto?
Da tempo ero in cerca dell’idea, qualcosa che unisse insieme esperienze e passioni personali, alcune molto diverse tra loro. Nel letto la sera stavo sveglia ore a pensare e ripensare. Durante il giorno, nei ritagli di tempo scrivevo ciò che mi passava per la testa, e la sera mi dicevo: “stanotte l’idea arriva”, e poi è arrivata. Quando ho iniziato a raccontarla e definirla è diventata sempre più chiara e reale.

I vostri capi sono il risultato di un lavoro artigianale che conferisce valore e unicità. Forse non è proprio l’espressione più appropriata, visto che rifiutate la serialità, ma come funziona il vostro processo produttivo?
Tutti i prodotti si caratterizzano per qualità del design, del tessuto e delle personalizzazioni. I modelli vengono pensati da me, le collezioni sono prodotte in laboratori italiani e personalizzate da artigiani, una ad una, in edizione limitata. C’è chi cuce, chi stampa, chi ricama e chi dipinge a mano. Tutte le persone con cui teeshare collabora, hanno il proprio spazio, presentazione e link di riferimento sul sito. Mi piacerebbe che si creassero altre opportunità di lavoro per chi collabora a questo progetto, ognuno mostra la propria professionalità e ciò che sa fare meglio. Penso sia giusto renderlo visibile a tutti.

Siete una grande famiglia, ma ho visto che aprite le porte anche a ospiti speciali…
Le collaborazioni esterne nascono dallo scambio di idee con artisti che condividono la filosofia Teeshare. Gli artisti vengono contattati da noi. La prima con cui abbiamo collaborato, Ailadi, l’ho conosciuta grazie a Instagram. Mi sono piaciute le sue illustrazioni, e poco dopo l’ho contattata e spiegato il progetto. Ailadi ha sviluppato la sua idea che prende forma nel tessuto, mantenendo inalterato il suo stile pittorico, ma anziché usare il colore ha trasformato il tratto in ricamo. Poi abbiamo deciso di far suonare una t-shirt grazie alla partitura inedita che la violoncellista Julia Kent ha scritto espressamente per noi. Abbiamo stampato lo spartito sulla maglia e con un QR code puoi vedere il video del brano, diretto dal regista Janka, con cui spesso e volentieri collaboro per progetti comuni. Una persona speciale a cui sono molto legata.

Come comunicate?
Abbiamo iniziato con una pagina facebook quando ancora tutto era in fase di costruzione – non avevamo neanche il sito – per far vedere alle persone cosa c’è dietro la realizzazione di una collezione. Poi ci abbiamo preso gusto, ora abbiamo il nostro sito, twitter, youtube e vimeo, instagram, pinterest, blog. Poi da febbraio abbiamo aperto il nostro negozio online, quello su etsy e da poco le nostre maglie sono in vendita nel negozio Santeria a Milano. Per noi è fondamentale riuscire a trasmettere ciò che facciamo attraverso le immagini, se non puoi toccare o provare un capo devi poter comunicare alle persone ciò che vedi e senti. Tutte le foto sono fatte da Silvia Pastore. Lei non si limita a fotografare ciò che vede, lo cattura, crea una storia, le sue foto emozionano. Per questo abbiamo scelto Silvia, oltre al fatto che è una carissima amica e gli amici sono i benvenuti in questo progetto!

A chi si rivolgono le vostre collezioni?
A tutti coloro che non vogliono indossare solo una bella t-shirt ma una bella teeshare che vuole dirti qualcosa.

Ci sono stilisti che segui di più?
Di cuore: la genialità della Maison Martin Margiela; e sono innamorata dei ricami e dei colori di Dries Van Noten e degli stilisti del nord Europa. In verità mi piace osservare molto le persone per strada, secondo me sono la migliore passerella da cui trarre ispirazione.

Il vostro punto di forza?
Avere un buon prodotto tutto italiano, artigianale, una t-shirt come mezzo d’espressione da condividere.

Ricapitolando: c’è chi cuce, chi stampa, chi ricama, chi dipinge e chi… impasta etichette di porcellana! Perché etichette in porcellana da collezionare? E da riutilizzare in che modo?
Volevo che le etichette esterne fossero un oggetto da riutilizzare e collezionare, normalmente vengono buttate. Le nostre saranno periodicamente rinnovate ed elaborate in diversi materiali e di conseguenza con artigiani e laboratori differenti. Abbiamo iniziato con Daniela Orlando di All White perché è stato amore a prima vista. L’etichetta può diventare un ciondolo per una collana, un portachiavi o un oggetto da tenere in casa nella vetrinetta dei ricordi.

Cosa freme sotto gli aghi della vostra macchina da cucire?
Teeshare verrà presentata ufficialmente al Fashion Camp di Milano il 7 e l’8 giugno presso la Fabbrica del Vapore, quindi se siete da quelle parti potete passare a salutarci. Sempre a inizio Giugno partirà la nostra campagna crowdfunding su Indiegogo. Un anno fa ci siamo autofinanziati per il lancio del progetto. Ora abbiamo bisogno di nuove risorse per continuare, e cercheremo un aiuto con il crowdfuniding, una realtà che ben si sposa con la nostra filosofia. Un finanziamento collettivo, dove le persone ricevono premi in cambio di supporto economico. Chiunque può partecipare e con qualunque cifra.
Se tutto ciò andrà bene e potremo continuare, ci sarà sicuramente un artista nuovo e con molta probabilità anche una collezione second hand, ma questa è una sorpresa.

Sei felice?
Per il progetto tantissimo. La variabile vita pensa al resto.

Un consiglio a un giovane che vorrebbe realizzarsi in ciò che gli piace?
Sicuramente focalizzare bene che cosa davvero piace, che è più difficile di quanto sembri e poi osare, andare, imparare, fare, sbatterci il naso. Ti dico una frase che hanno detto a me: “Ci devi credere talmente tanto che devi avere la bava alla bocca”.

(Le foto sono di Silvia Pastore)

Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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