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Francesco Iovinella

5 minuti 815 parole

Non ho deciso di fare il liutaio, il mestiere ha scelto me. Intervista a Francesco Iovinella

Parole: 823 | Tempo di lettura: 3 minuti

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Francesco, 26 anni, è nato e cresciuto a Mugnano in provincia di Napoli.
A 16 anni ritrova una vecchia chitarra classica spezzata che il padre aveva abbandonato su un armadio. Vuole imparare a suonarla ma non ha i soldi per comprarne una nuova, decide allora di fare di necessità virtù provando a ripararsela da solo.
Figlio di ebanisti da quattro generazioni, ha imparato a lavorare il legno e a saperlo selezionare sin da bambino, eppure non avrebbe mai immaginato (né deciso) di diventare liutaio a soli 18 anni.
Oggi Francesco ha un laboratorio artigianale tutto suo, dove ogni giorno passa più della metà del suo tempo a riparare e costruire strumenti musicali, felice di svolgere un lavoro che lo appassiona da più di 10 anni.

Francesco, come è nata la tua passione per le chitarre?

Ho sempre avuto la passione per la musica ma non avevo mai pensato di imparare a suonare uno strumento, fino a che un giorno scoprii di avere una chitarra classica in casa appartenuta a mio padre da ragazzo, ma ormai lasciata abbandonata su un armadio dopo essersi spezzata in seguito ad una caduta.

È stato in quel momento che hai deciso di diventare liutaio?

Non ho mai deciso di diventare liutaio, è successo per caso. Avevo sedici anni quando decisi di imparare a suonare la chitarra ma, non avendo grossa disponibilità economica per comprarne una, decisi di riparare quella di mio padre facendo così la mia prima esperienza da liutaio. Cominciai a strimpellare ma la chitarra mi dava seri problemi di stabilità dovuti al tipo di rottura subito e quindi, avendo ormai maturato da anni l’abilità di lavorare il legno, mi frullò in mente l’idea di costruirne una.

Perciò cosa hai fatto per imparare il mestiere?

Reperii informazioni da vari liutai, forum e libri, feci il mio primo piccolo investimento comprando dei legni adatti e così, dopo qualche mese, costruii la prima chitarra classica all’età di diciotto anni. Iniziai a girare per i negozi di strumenti e a frequentare insegnanti di chitarra per avere qualche parere sul lavoro svolto, i quali, sorpresi, iniziarono ad affidarmi chitarre da riparare. Stava diventando un lavoro, il mio lavoro, ma non me ne rendevo conto. La gente mi cercava, in giro si iniziava a parlare di me. Era bellissimo ma iniziai a preoccuparmi, così mi imposi di migliorare le mie tecniche lavorative e di spingermi anche nella costruzione di chitarre elettriche, fino a farle diventare i miei modelli di costruzione di punta.

Quanto tempo ci vuole per portare a termine un lavoro?

Costruire uno strumento è un lavoro che impiega dalle 6 alle 8 settimane, anche se dipende dal tipo di strumento che si vuole costruire. Le fasi di lavorazione sono tante, che vanno dalla scelta dei legni alla verniciatura, lavori che richiedono attenzione e un ambiente a temperatura controllata.

Sei anche figlio d’arte?
Provengo da quattro generazioni di ebanisti, devo tanto a questo. Ho avuto la fortuna di imparare molte cose si da piccolissimo semplicemente osservando, sentendone parlare e addirittura giocando con pezzi di legno di scarto, con i quali mi divertivo a costruirmi anche dei giocattoli!

La crisi del mercato del lavoro ha in qualche modo interessato la tua produzione?
La crisi ha colpito la maggior parte dei settori, ma nonostante ciò ritengo di essere fortunato perché riesco a lavorare e a mantenermi in una costante posizione di crescita.

Adesso hai un laboratorio tutto tuo. Quali sono state le maggiori difficoltà che hai dovuto affrontare per riuscire a realizzarti nella tua passione?

Oltre a dover imparare a lavorare bene, le difficoltà più grandi sono state principalmente due: acquisire clienti e attrezzare un laboratorio, cosa molto dispendiosa. Ho passato i primi anni trovandomi a spendere tutto ciò che guadagnavo investendolo in attrezzature.

Chi può imparare a fare l’artigiano?

Non mi soffermerò a lungo su questa domanda, risponderò con una frase di San Francesco d’Assisi: “Chi lavora con le mani è un operaio, chi lavora con le mani e la testa è un artigiano, chi lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista”

Che consiglio ti senti di dare a un giovane che fatica a trovare la propria strada?

Sicuramente quello di buttarsi a fare ciò in cui crede, soprattutto con passione e senza pensare troppo al tornaconto economico perché quello verrà con il tempo e la maturazione.

Sei felice?

Sono molto soddisfatto del mio lavoro, ho la fortuna di fare quello che davvero mi piace, cosa che non sempre accade e penso che questa sia la cosa più bella che possa capitare ad una persona. A volte anche le richieste più bizzarre possono essere fonte di spunti utili per perfezionarmi nella costruzione e riparazione degli strumenti.
È un lavoro che ogni giorno mi regala nuovi stimoli e che mi permette di conoscere sempre nuove persone e opinioni.

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Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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