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Francesco Uccello / Mo te lo spiego a papà

4 minuti 647 parole

Neo papà, come superare la depressione post partum? Ce lo spiega Francesco Uccello, che trasforma un blog di consigli in un lavoro

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Francesco Uccello ha 40 anni, vive a Napoli con la moglie Stefania e due bambini piccoli. Ha un lavoro, un mutuo da pagare, qualche rogna, delle responsabilità. Uno come tanti, insomma. Cosa lo rende speciale? È uno dei pochi uomini ad avere ammesso – a se stesso e non solo – di aver sofferto di depressione post-partum. Lo ha fatto nel suo blog Mo te lo spiego a papà, dove risponde con semplicità e ironia alle domande dei figli per aiutarli a comprendere una città e una società complessa e spesso ostile.

Francesco, hai studiato per diventare insegnante di lettere e hai finito per lavorare come educatore di strada in una cooperativa sociale, Terra e libertà, a Napoli. Poi ti sei reinventato blogger-dad. C’è un filo rosso che lega questi passaggi?
Ho deciso di diventare educatore di strada proprio mentre studiavo Lettere Moderne e, contemporaneamente, facevo volontariato presso una cooperativa sociale che si occupava di infanzia e adolescenza. I ragazzi, le loro vite, le loro difficoltà, mi hanno obbligato a cercare un linguaggio semplice che potesse facilitare loro la comprensione di concetti difficili e aiutare me a spiegare materie legate alla didattica. È stato un buon allenamento: quando sono diventato papà, ho sentito l’esigenza di spiegare a me stesso il mare di emozioni che mi stava travolgendo. Da lì è nato “Mo te lo spiego a Papà”, parafrasando un’espressione usata da mia moglie per togliersi i figli dalle scatole quando iniziano a stressarla con le domande. Il blog, i contenuti e lo stile di quello che scrivo, anche nelle rubriche che curo nei magazine, sono il frutto di tutte le mie esperienze personali e professionali. Se non amassi la letteratura, se non avessi lavorato per strada con i ragazzi e se non fossi diventato padre tutto questo non sarebbe accaduto.

Sei forse il papà blogger più famoso d’Italia e il solo ad avere parlato con tanta schiettezza della depressione dei neo papà. Tu come ne sei uscito?
All’inizio non riuscivo ad ammetterlo e mi sforzavo di farmi piacere un sacco di cose. Alla fine sono capitolato al punto tale, che per un periodo sono stato anche lontano da casa. Uscirne è costato uno sforzo enorme e la luce del tunnel era lontana. Bisogna guardarsi dentro e, nel caso non ci si riesca da soli, è bene farsi aiutare da qualche esperto. Ho cominciato a scrivere e anche questa azione è stata terapeutica, infine ho riposto di nuovo lo sguardo sulle persone che amavo e che amo veramente.

Dimmi che sei riuscito a fare di questo hobby un lavoro. Saresti uno dei pochi.
Quasi. Il punto di vista maschile sulla genitorialità ha iniziato a incuriosire i lettori aumentando le visite al blog. Ho cercato di mantenere uno stile scanzonato sui temi trattati, solitamente di prerogativa femminile. Nel tempo sono arrivate le collaborazioni con Style.it e ora con il settimanale Gioia. Lo scorso marzo è uscito il mio primo libro, che porta lo stesso titolo del blog, e sto scrivendo il secondo. Adesso non è più solo un hobby perché per questo lavoro c’è bisogno di tanto tempo, sia da dedicare alla scrittura sia ai social network.

Si può vivere di solo blogging? Cosa diresti a un ragazzo che vuole trasformare il proprio hobby in un’attività remunerativa?
C’è molta gente che vive di solo blogging. Io credo che valga la pena concentrarsi sui contenuti e trovare un linguaggio semplice e simpatico per veicolarli. Io continuo a provarci e ai ragazzi che vogliono trasformare il proprio hobby in una attività professionale suggerisco di armarsi di tanta pazienza e determinazione, di studiare e di trovare una propria identità, di non avere paura di fare brutte figure. E di fare tanta autopromozione, trovando la maniera di essere ben indicizzati quando qualche lettore curioso digita il tuo nome.

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Rossella Boriosi

Intervista a cura di Rossella Boriosi

Classe '66, vivo a Perugia con i miei tre figli, un criceto e - talvolta - il marito. Da due anni curo un blog - trefigli.style.it - dove parlo di maternità col disincanto derivante da una fisiologica sventatezza. Lo scorso novembre ho pubblicato Tre figli unici - sopravvivere a brufoli, tabelline e svezzamento in un colpo solo (ed. Futura)

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