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7. Franco Chiani

4 minuti 629 parole

Presenze assenti. Intervista all’artista e pubblicitario Franco Chiani.

Preferisco non introdurre Franco Chiani: sono certa (avendolo conosciuto) che nessuna definizione lo farebbe sentire “definito”. Pubblicitario di quelli veri, creativo di quelli veri, artista che, come i veri artisti, non segna confini. Lasciamo a lui la parola e alle sue opere il nostro sguardo.

In ogni percorso artistico c’è sempre un punto d’inizio. Qual è stato il suo?
Una curiosità fortissima mi ha portato verso la strada dell’esclusione. Era il 1995 e con la tecnica trompe l’oeil cominciavo a lavorare sull’eliminazione del corpo umano, lasciando parlare il contesto. Volevo rappresentare l’uomo sottraendolo allo spazio in cui vive. Parlare della sua presenza attraverso la sua assenza. Fargli un ritratto senza citare il suo volto. Ho cominciato dalla mia figura, dalla sua assenza nei luoghi visivi che mi rappresentavano. La seconda fase del mio lavoro è stata quella del “bianco”, che invadeva quadri famosi per nascondere all’occhio le figure umane presenti. Ancora, fortissima, l’idea di assenza. Le “Tre Grazie” di Raffaello, opera che certamente rappresenta un momento importante di questo percorso, ne sono un chiaro esempio: le silhouette continuano a vivere dietro il bianco, vivono nei profili, vivono nel paesaggio, ma non sono più riconoscibili dal punto di vista pittorico. La mente è costretta a ricordare, a riempire e colmare il vuoto disegnato dal bianco.

Cancellare è svuotare?
Al contrario, per me cancellare è “riempire”: di significato, di pathos, di emozione, di ricordo. Direi che è soprattutto uno sforzo richiesto alla memoria che si vede costretta, o stimolata, a riportare le figure umane in uno spazio che nei miei quadri diventa “la presenza”. Il corpo è sottratto, eppure si sente, con la sua forza fisica, la presenza dell’uomo.

Che dimensione assume il paesaggio, in una scelta artistica così estrema?
Il paesaggio, il contesto come preferisco chiamarlo, è totalmente autonomo dall’uomo. Forse è un aspetto che dobbiamo ancora imparare o forse solo ricordare. La “presenza” esclusiva del contesto riporta ai nostri occhi la fortissima identità che esso ha, indipendentemente da noi, da ciò che siamo e facciamo.

In questa “cancellazione” dell’uomo, del suo corpo, sembra esserci un chiaro invito a ridimensionare la sua importanza nello spazio e nel tempo. E’ così?
Il contesto sembra insegnarci che può fare a meno di noi anche per fare arte, per essere arte, per dire qualcosa di importante. Parallelamente, esso può parlare di noi meglio di quanto farebbe il nostro corpo. Togliendoci, ci rende protagonisti. Non è un caso che in psichiatria moderna si studi il contesto, per arrivare a comprendere meglio il soggetto. E per fare in modo che il soggetto comprenda meglio se stesso.

Quanto c’è della sua vita in questo percorso?
Un’esperienza personale, legata ad un serio problema di vista, ha certamente influito sul mio vedere e sulla mia visione. Mi ha costretto a usare altri occhi, quelli della memoria. Mi ha invitato quasi a rappresentare, in modo diverso, ciò che prima era perfettamente nitido e che ora assumeva tratti confusi. Questo limite è diventato una prospettiva, un’opportunità direi. Ho lavorato sulle sfuocature che erano in quel momento la mia realtà: rappresentandole, ho costretto anche gli occhi degli altri a trovare in quell’indefinito un nuovo contorno, disegnato dalla personale memoria.

Che titolo darà a questo suo lavoro?
Il titolo è quello che diede alla mia opera Mario Albanese: un grande amico e il mio gallerista. Fu lui a vedere in quest’opera un richiamo letterario. Gli diede questo titolo, così ingombrante e lieve al tempo stesso: “Presenze assenti”. Il sottotitolo arrivò di conseguenza e fu “cancellazioni”. Credo che questi tre termini possano aprire gli occhi della mente ad una singolare e stimolante visione di ciò che siamo. Mario Albanese è mancato troppo presto: mi piace ricordare la sua presenza nel titolo, bellissimo, che seppe trovare a questo mio percorso artistico.

Monica Marchioro

Intervista a cura di Monica Marchioro

Copywriter, Direttore Creativo. Loves: Italo Calvino, chi legge (da cima a fondo) le bodycopy, settembre, il finale del Cornetto Algida.

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