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20. Frizzifrizzi

4 minuti 757 parole

7 domande a Frizzifrizzi, ma non alle 7 di mattina. Intervista a Simone Sbarbati

Di Frizzifrizzi abbiamo scoperto molte cose, ma non l’origine del nome che ci sarà rivelato solo “faccia a faccia e dopo un bicchiere di vino”. L’occasione migliore per scoprirlo, direi. Frizzifrizzi è: Simone Sbarbati (l’intervistato, fondatore ed editor-in-chief di Frizzifrizzi) “più” la sua compagna Ethel (co-fondatrice di Frizzifrizzi) “più” Francesca (anche lei co-fondatrice di Frizzifrizzi). Frizzifrizzi si scrive tutto attaccato. Frizzifrizzi è nato quando Facebook non lo usava praticamente nessuno. Frizzifrizzi ci incuriosiva da tempo, tanto che ci siamo fatti 7 domande e le abbiamo girate a Simone. E lui, appena ha avuto un attimo di respiro, ci ha risposto così.

Nome, cognome, professione
Simone Sbarbati, editor-in-chief di Frizzifrizzi nonché papà.

Perché un mag che ha un nome con due frizzi?
La vera genesi del nome è top-secret e vagamente scurrile quindi la riveliamo solo faccia a faccia e dopo un bicchiere di vino. Ufficialmente – ma è solo una scappatoia per non rispondere davvero – viene dal codice esadecimale del colore che all’inizio abbiamo scelto per rappresentarci #ff3300. Fabrizio Frizzi o le bollicine non c’entrano niente. Però è un nome che si ricorda.

La tua giornata tipo, “at work”
Nella mia giornata tipo il lavoro si mescola più o meno felicemente con il resto. Lavoro da casa insieme alla mia compagna Ethel, co-fondatrice di Frizzifrizzi. E’ lei che al mattino fa una fatica immensa a svegliarmi. Dopodiché facciamo una colazione in famiglia, Ethel porta nostra figlia a scuola e se non ci sono trasferte da fare lavoriamo entrambi al computer per tutta la mattina, rispondendo alle centinaia di mail che ci arrivano, scrivendo articoli, scattando foto, perdendoci in decine di ricerche parallele, alcune delle quali portano a qualcosa mentre altre non portano a nulla ma ci lasciano con qualcosa in più in testa. Poi ci prepariamo un’insalata – abbiamo orari svizzeri, o meglio bergamaschi, e quando mangiamo guardiamo Augias (consiglio di seguire l’hashtag #augiasporn su twitter) – e ci rimettiamo a lavorare. Andare a prendere Sveva a scuola è compito mio e quando il tempo lo permette io e lei ci fermiamo al parchetto a giocare. A volte si lavora pure la sera dopo cena. Altre volte ci si “spaparanza” sul divano, che però è un pericolosissimo buco nero che inghiotte e tende a non lasciarti più andare.

Quando hai cominciato, il web a che punto.zero era?
Il web l’ho scoperto nel ’95 (c’era il pentium, c’era Windows 95, c’era il modem che gracchiava e c’erano le chat su IRC dove mi spacciavo per una venticinquenne che faceva ingrifare i nerd; mi informavo sulle droghe su Yahooka e Lycaeum e scrivevo poesie imitando Bukowski, partecipando ai newsgroup di scrittura creativa).
Il mio primo sito l’ho creato nel 2004. Era un sito personale, dove mettevo le foto che facevo e che mi pubblicavano i magazine online o in pdf che proprio allora andavano nascendo.
Poco dopo insieme ad Ethel ho creato Freshcut, prima magazine (sempre in pdf) poi blog che segnalava le opportunità per giovani artisti. A fine 2006 insieme alla nostra amica Francesca abbiamo fondato Frizzifrizzi. Sono passati appena sei anni ma la rete era comunque molto diversa. C’era Myspace, Facebook ancora non lo usava nessuno e alla maggior parte della gente non sarebbe mai venuto in mente di poter stare 24 su 24 sul web grazie ad un telefono.

La parola “cultura”, oggi.
La parola “cultura” oggi è un cocktail. Dentro possono starci pochi, semplici ingredienti di qualità mescolati sapientemente oppure diventare un miscuglio di robaccia dal sapore poco chiaro (o addirittura terribile) che annebbia e stordisce e confonde le idee. Dipende dal barman.

Il tempo sul web non esiste. E la domenica?
In realtà credo che il tempo esista pure sul web. La domenica, se non devi lavorare, è fatta per letture che negli altri giorni prenderebbero troppo tempo. La domenica vai a riprendere tutti quegli articoli di “long form journalism” che hai salvato sul browser o le riviste che hai scaricato su iPad e pian piano ti metti a caricare il cervello di energie per la settimana che verrà.

Questa intervista finisce come tante altre, ma siamo curiosi: l’intervista dei tuoi sogni?
Tra le “celebrità” sicuramente Pynchon. Con la consapevolezza di andare incontro ad una bella crisi d’ansia nel momento in cui mi troverei a doverla preparare. Tra le interviste che purtroppo sono passate dall’essere tra i buoni propositi a diventare dei sogni irrealizzabili ce n’è una in particolare, con mia nonna, che ha avuto una vita piuttosto dura e movimentata, e che se n’è andata da pochi mesi.

Grazie Simone e grazie a Frizzifrizzi per il suo www.

Monica Marchioro

Intervista a cura di Monica Marchioro

Copywriter, Direttore Creativo. Loves: Italo Calvino, chi legge (da cima a fondo) le bodycopy, settembre, il finale del Cornetto Algida.

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