CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

592. Gianluca Segato / Uniwhere

4 minuti 791 parole

Nel mondo della tecnologia occorre sporcarsi le mani fin da subito e non aver paura di sbagliare. Intervista a Gianluca Segato di Uniwhere. Entra in contatto con Gianluca

Parole: 791 | Tempo di lettura: 3 minuti

“La tua università in un’app”: è questo l’obiettivo dei creatori di Uniwhere, una app dedicata agli studenti, che ha semplificato non poco la vita tra i banchi delle 42 università italiane coperte dal servizio. 
Abbiamo intervistato Gianluca Segato, uno dei tre fondatori, che ci ha spiegato com’è nata e come funziona Uniwhere.

unco-mag-uniwhere-team

Da chi è composto il team e qual è stato il vostro percorso professionale?

Dai tre co-founders di Uniwhere: io, Giovanni Conze e Federico Cian. Al progetto collaborano poi più di una decina di persone, tra cui alcuni studenti nel ruolo di brand ambassador (che noi chiamiamo Champions), che sono sostanzialmente un gruppo di ragazzi provenienti da tutta Italia che hanno deciso di far conoscere Uniwhere nella loro Università. Sono volontari che credono molto nella spinta positiva che Uniwhere sta avendo nel mondo universitario italiano. Io mi sono laureato da poco in Economia. Fin dai tempi delle superiori faccio consulenza informatica, e ho scritto svariati tutorial di programmazione. Ho anche fondato una compagnia teatrale.
 Giovanni invece nella sua seconda vita è Project Manager di Toshiba Europe, e segue tutt’ora la sviluppo tecnico della loro produzione di televisioni. Per finire, Federico è un Product Manager: per anni è stato dipendente di Toshiba in Germania, mentre adesso collabora con diverse realtà, ed è particolarmente attivo nell’ambito delle tecnologie applicate allo sport.Ed è anche assistente scout della nostra nazionale di pallavolo.

Come vi siete conosciuti?
Io e Giovanni siamo amici di lunghissima data: abitando vicini, lo conosco da quando ero bambino. Federico e Giovanni si sono conosciuti in Toshiba: lavorando entrambi in Germania ed essendo i due unici italiani del team… alla fine fai presto a fare amicizia.

Come nasce l’idea di Uniwhere?

Come molte iniziative imprenditoriali, Uniwhere nasce da una necessità. Il mondo digitale è avanzato a una velocità che nessuno avrebbe potuto prevedere, e le realtà più grosse hanno faticato a star dietro ad un ritmo del genere. È un problema che secondo me è sentito anche dalle università. Noi siamo quelli che provano a colmare quel vuoto. Gli studenti oggi iscrivendosi ad un’università ricevono l’accesso a tutto un sistema di strumenti obsoleti al limite dell’inutilizzabile, dal libretto digitale alle bacheche per trovare lavoro. Le Università non riescono a star dietro alla tecnologia. Noi abbiamo costruito un’app che vuole innovare questi strumenti, guardando al futuro.

Come avete messo in atto il progetto?

Codice, codice, codice. Ci siamo seduti davanti ad un computer, anzi, davanti a tre computer, e abbiamo programmato giorno e notte, per mesi.

Come funziona Uniwhere?

Uniwhere è un’app gratuita per iOS, Android e Windows Phone che dà accesso ai dati universitari degli studenti in modo automatico: integrandosi con i sistemi informativi dell’università, permette di consultare tutte le informazioni sulla propria carriera universitaria. A partire da quei dati, gli studenti che usano Uniwhere hanno la possibilità di accedere ad un ecosistema di servizi specifici: possono fare pianificazione settimanale dei corsi condivisa tra gli studenti, sfruttare una chat per discutere, scambiarsi dritte su un particolare esame, sfruttare statistiche, simulare l’impatto di un voto sulla propria media o proiettare obiettivi. Stiamo ora lavorando a una piattaforma che vuole permette alle aziende di entrare in contatto con gli studenti e i neo-laureati, così da risolvere uno dei problemi più sentiti tra i giovani: trovare il primo lavoro.


cover-image

Quali sono state le maggiori difficoltà a cui siete andati incontro nell’ideazione e nel lancio dell’app?

Difficoltà di due ordini, direi: tecniche, e politiche. Tecniche perché quello che facciamo è difficile da realizzare. Non abbiamo competitor. Siamo gli unici tre Don Chisciotte abbastanza pazzi da voler provare a vedere se quei mulini sono davvero giganti. 
L’altra difficoltà è stata la resistenza che abbiamo incontrato da parte di alcune università.

Qual è stata la più grande soddisfazione che vi ha dato?

Arrivare a così tanti utenti, in così poco tempo.

Quali progetti avete per il futuro?

Ci stiamo concentrando sul mondo del lavoro. Trovare il primo lavoro oggi, per uno studente, significa inviare tanti CV sperando di trovare qualcuno che lo assuma. Noi vogliamo lavorare per mettere la tecnologia a servizio di questo processo. E sperare di cambiarlo per il meglio.

Cosa consigliereste a un giovane imprenditore che vuole avere successo nel vostro campo?
La vera discriminante tra qualcosa che andrà e qualcosa che morirà prima ancora di cominciare è il modo con cui un’idea viene realizzata. Se devo dare un suggerimento a qualcuno che vuole entrare nel mondo della tecnologia oggi è quello di sporcarsi le mani fin da subito e non aver paura di sbagliare. Che alla fine riuscire a fare qualcosa è solo questione di aver sbagliato abbastanza prima.

Anna Cortelazzo

Intervista a cura di Anna Cortelazzo

Scrivo per lavoro su vari siti e per passione su www.bradipocondriaca .it. Amo la Fiorentina (quella viola, non quella al sangue o ben cotta) e il mio gatto Prandy, anche se dopo la défaillance di Prandelli ai Mondiali sto pensando di cambiargli il nome.

Lascia un commento