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Giuseppe Salviati

5 minuti 951 parole

Non gli rinnovano il contratto e torna a costruire strumenti musicali artigianali. Ma con un cuore rock. Intervista a Giuseppe Salviati.

parole: 930 | tempo di lettura: 3 minuti

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Giuseppe, per tutti Pino, è un giovane artigiano della provincia di Napoli. Costruisce amplificatori e pedali per strumenti musicali. La sua passione nasce con la prima chitarra elettrica, regalatagli dal papà quando aveva 13 anni. E mentre i suoi amici si divertivano a strimpellare qua e là, lui passava le giornate a osservare, smontare e rimontare qualsiasi strumento gli capitasse tra le mani per comprenderne il meccanismo, capire cosa lo facesse funzionare. Sono passati 20 anni – di cui più della metà trascorsi nella contabilità aziendale -, ora il suo gioco preferito è diventato un lavoro vero che svolge nel suo garage-laboratorio di Pomigliano D’Arco, tra valvole, saldatori e tanta, tantissima polvere.

Pino, che lavoro fai?
Realizzo strumenti musicali elettronici, come amplificatori valvolari per chitarra, basso ed effettistica. Il più delle volte si tratta di dispositivi ideati ad hoc, a seconda delle esigenze sonore e funzionali di musicisti professionisti. Sono prodotti fatti completamente a mano con l’accuratezza tipica del lavoro artigianale, dallo sviluppo del progetto alla scelta dei migliori materiali in circolazione, fino all’assemblaggio finale, garantendo così l’unicità di ogni singolo pezzo.

Da dove viene la tua passione?
Ho iniziato a suonare la chitarra elettrica all’età di 13 anni: mio padre me ne aveva comprata una insieme a un piccolo amplificatore. Così formai la mia prima band, ma presto mi resi conto che il suono che ascoltavo nei dischi era ben lontano da quello che potevo ottenere con la mia strumentazione. Stranamente ero più affascinato dall’aspetto tecnico della musica, che non da quello artistico. Allora ho iniziato a scambiare, vendere ed acquistare nuovi strumenti musicali fino a capire che sarebbe stato bello un giorno poterli costruire. Quando vendevo uno strumento, ne acquistavo un altro e, anche se funzionava perfettamente, lo smontavo per vedere cosa c’era all’interno, volevo capire cosa lo faceva funzionare.

Quando l’hai trasformata in lavoro?
Come ti dicevo, da piccolo mi divertivo a riparare strumenti guasti acquistati per poche lire ai vari mercatini delle pulci della mia zona, o quelli dei miei amici che si rompevano a furia di suonarli.
Poi ho iniziato a studiare da autodidatta i principi fondamentali dell’elettronica, perfezionandomi nel settore audio, fino alle mie prime realizzazioni. Questa passione, iniziata per gioco 20 anni fa, è diventata nel 2011 il mio vero lavoro, quello in cui davvero credo e che mi dà vere soddisfazioni.

Prima che lavoro facevi?
Sono laureato in Economia e Commercio e ho lavorato per 13 anni come contabile presso diverse aziende campane e del Lazio. Un lavoro che inizialmente era riuscito a darmi alcune soddisfazioni – forse perché erano le mie prime esperienze -, ad ogni modo, l’idea di imparare dagli altri ed essere utile alla mia azienda mi stimolava. Poi, col passare degli anni e dopo aver cambiato diversi datori, mi sono reso conto che quel lavoro era soltanto un mezzo per sopravvivere. Il cambiamento della realtà lavorativa italiana, il precariato e l’incertezza in cui il nostro paese ci ha costretti mi hanno convinto a cambiare strada. Adesso, quando la mattina vado a lavoro, sono contento e soddisfatto di me stesso.

Come comunichi e diffondi i tuoi prodotti?
Inizialmente la diffusione e sponsorizzazione della mia attività è avvenuta col classico passa parola, poi ho cominciato a offrire assistenza tecnica gratuita ai musicisti, durante le loro esibizioni live in diversi locali, o nelle scuole di musica. Successivamente, le prime realizzazioni per professionisti riconosciuti nel settore hanno ampliato il bacino di utenza, tanto da spingermi alla realizzazione del mio sito internet Salviatinstruments, grazie anche alla speciale collaborazione di Antonio di Costanzo (Art Designer) e Gianluca del Negro (Web Master), cari amici che si son appassionati a questo progetto e che collaborano stabilmente con me, sia nello sviluppo del design che nella comunicazione dei prodotti.

Dove realizzi i tuoi strumenti e chi sono i tuoi clienti principali?
La sede di lavoro è a Pomigliano D’Arco in provincia di Napoli e i prodotti vengono realizzati a casa mia, in un garage che ho trasformato in un piccolo laboratorio artigiano.
I miei clienti sono soprattutto chitarristi e bassisti professionisti, alla ricerca di un sound personale ed esclusivo e devo dire che, trattandosi di prodotti artigianali, riesco a soddisfare le richieste e esigenze dei singoli musicisti.

Come vanno le cose?
Beh, devo dire che il momento storico è davvero critico per tutti ma, con mio grande stupore, ho notato un forte interesse da parte delle persone verso attività creative come questa. Si tratta pur sempre di un settore di nicchia che non può garantire subito un espansione significativa sul mercato ma, nonostante abbia iniziato da soli due anni, posso dire che le cose vanno discretamente.
I risultati arrivano di giorno in giorno e questi piccoli passi son sicuro che porteranno a grandi traguardi, tutto sta nel crederci e perseverare: se un idea è valida bisogna insistere, mettersi in gioco senza paura.

Torneresti indietro?
No, per niente al mondo!

Consiglieresti a un altro giovane di fare la tua stessa scelta?
Consiglierei a chiunque di intraprendere una strada che sia soltanto sua.
Soprattutto ai giovani, che in questi anni si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro, consiglio di dare sfogo realmente ai propri desideri, di non soccombere di fronte alla realtà di tutti i giorni e di non accettare passivamente situazioni di incertezza lavorativa.
Se avete un idea innovativa, che vi stimola e vi fa star bene, allora rimboccatevi le maniche perché quell’idea, quella passione può diventare il vostro lavoro, il vostro futuro e questo vi farà vivere meglio.

Come vedi il tuo futuro?
Pieno di saldatori, valvole, legno e con tanta, tanta polvere nel mio laboratorio.

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Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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