CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

Giuseppe Strambini

6 minuti 1096 parole

Vado a lavoro tutti i giorni e faccio del mio meglio. Intervista al tatuatore Giuseppe Strambini di Inkaddiction.

[Questa intervista è regalata da Lino’s Type, letterpress in Verona. Regala anche tu una intervista!]

La domanda che odi ti venga fatta?
“Perchè hai iniziato a fare i tatuaggi” e “quando è scattato il momento in cui hai deciso di diventare tatuatore”.

La domanda che vorresti ti fosse fatta?
Non ci ho mai pensato.

In rete ho visto addirittura un’ora e un quarto di intervista.
Sì, a Stoccolma una gran chiacchierata con un amico americano tatuatore molto molto bravo: Scott Sylvia.

Come si fa a distinguere un tatuatore bravo da uno meno bravo?
Uno che disegna molto bene, che tecnicamente fa le cose fatte per bene.
Che ad ogni disegno gli dà il giusto shape, la forma ideale applicata al corpo.
Usa colori che stanno molto bene uno con l’altro, non esagera mai in niente, less is more.
Chi sovraccarica nasconde delle lacune.
Uno bravissimo è riconosciuto sia da non esperti che dagli esperti.
Chi non è bravo è apprezzato solo dai non esperti. Che sono i suoi clienti.

Come si fa a capire che sei uno bravo?
Non ci provo neanche. Vado al lavoro tutti i giorni e faccio del mio meglio.

Comunicazione?
Passaparola.

Il riconoscimento dei colleghi. Cosa vuol dire?
…nel momento in cui coloro che sono state le tue fonti d’ispirazione, i tuoi idoli, si complimentano con te, sei diventato “bravo”.
Sono quelli che ti fanno entrare nel “team”.
Perchè Luca Barcellona adesso è bravo e cinque anni fa no?
Non ti cercano se non lo meriti ed è un riconoscimento naturale; come gli animali scelgono il capobranco.

Ma rispetto ai cuochi di Masterchef?
Il mondo dell’arte, della pseudo-arte e dell’artigianato, che è il nostro mondo, ha le sue dinamiche. Uno è bravo perchè vende o è bravo perchè è rispettato?
Non è l’artista che fa il successo di se stesso… sono gli altri che determinano il successo delle persone.
Se per te, però, il vero successo è il riconoscimento professionale e personale, più che quello commerciale, entrare a far parte della cerchia dei tuoi idoli è il vero risultato.
…comunque stiamo già parlando troppo!

E comunque è una scelta?
Puoi scegliere l’integrità morale o puoi decidere di venderti. Però è un altro discorso… per il mondo dei tatuaggi, basta andare in tv.

Quindi non sei pronto a partecipare ad un reality!?
Ahahaha

Essere riconosciuti da colleghi comunque, alla lunga, porta anche un successo commerciale?
Bè, arrivi alla stessa meta per strade diverse.
Una, quella del duro lavoro, è sterrata, piena di chiodi per terra… e poi c’è quell’altra che è un’ autostrada. Il problema è che quest’ultima si ferma prima e lì rimani bloccato.

Tu ce l’hai in mente dove arrivare?
Certo!

Sempre avuto?
Certo! Devi solo scegliere come arrivare.
Poi, ovviamente, l’asticella la alzi sempre più!

Ti motiva da morire questo approccio, no?
Ovvio! Non a caso ho scelto di fare l’artigiano.

Conoscendovi, mi ha colpito (e l’ho apprezzata molto) la vostra passione per un certo tipo di mondo, di oggetti…
In effetti facciamo un lavoro che è legato alla passione. Per cui siamo inclini ad appassionarci. Sensibili alle passioni.

E quanto influenzano il tuo lavoro?
Bè, clamorosamente! In maniera indiretta, nel senso che quando disegno la mia passione per la musica non si riflette direttamente, ma nel subconscio… Se non avessi tutte queste passioni avrei le spalle stanche. Ho talmente tanti input che so sempre cosa devo fare!

Quindi quali sono le tue passioni?
Tennis, tutta la musica, tutto ciò che è fatto a mano, design, abbigliamento fatto bene.

Come lo vedi questo trend dell’artigianato che torna?
E’ sicuramente il futuro. Ci siamo stufati, ed è umano, dell’omologazione. Ci ha appassionati per tanto tempo perchè ci si sentiva parte di un gruppo, però adesso la gente si sta accorgendo che è di una noia mortale avere tutti la stessa cosa. Il fatto di avere roba artigianale ha un sapore tutto diverso la senti molto più tua, sai chi lo sta facendo.
Il successo del lavoro che facciamo noi, è il fatto che chi compra il tatuaggio lo compra da chi lo fa! Come andare dal falegname a farsi fare un mobile. Parlare con lui quando te lo monta è una soddisfazione incredibile!
Casa mia è stata fatta da un artigiano falegname che ha vissuto dentro casa mia mentre la faceva. Come fanno le api.
E’ unico e sai chi l’ha fatto.
In America lo stanno già facendo… i jeans te li fai in negozio. La commessa è una signora, una sarta, con cui parli e che ti costruisce il jeans come lo vuoi tu.
Per tanto tempo ci hanno venduto il concetto “outlet”: comprare tanto, di bassa qualità, a basso costo. Come succede con le mutande adesso, che è uno dei miei crucci…

Sei passato a mutande artigianali?
No, no, ma non sopporto che ci siano così tanti negozi che vendono mutande Made in China!
E poi quando chiedi a uno “cosa te ne fai di tutte queste mutande? “le metto una volta e poi le butto via”! Così perdi il valore e la bellezza di avere una cosa tua.
Negli Stati Uniti l’hanno già capito. Tant’è che loro stanno diventando i migliori italiani, e noi i peggiori americani.
Noi cerchiamo di copiare Starbucks, tutte le caffetterie si stanno standardizzando. Mentre in America stanno diversificando il prodotto e il look.

Esiste un made in Italy del tatuaggio?
No… non abbiamo così tanta tradizione.

Le grandi scuole?
America e Giappone. Anche Europa del Nord. Però siccome i tatuaggi si facevano nelle città portuali, venivano influenzati dalla scuola inglese. Gira e rigira alla fine si torna sempre lì.

E il tratto caratteristico di inkaddiction?
Che lavoriamo come i matti.

E da un punto di vista stilistico?
Che facciamo dei bei tatuaggi. Sempre. Un tatuaggio è un marchio esteticamente bello. Non deve essere necessariamente strano, deve seguire delle determinate caratteristiche, quello che la gente vuole lo facciamo bene, velocemente e in maniera professionale.
Come il sarto che ti fa la camicia perfetta per te.
Se me lo chiedi, ci mettiamo anche del nostro. Però la ruota è rotonda, funziona perfettamente e non ci mettiamo neanche cinque minuti a pensare di cambiarla.
Facciamo le cose fatte bene, e da tanto tempo. E’ consolidato.

Per il futuro?
Imparare a suonare la musica. Mi piacerebbe aprire un locale dove poter dare libero sfogo alle mie passioni al di là dei tattoo, aprire un posto dove posso metter dentro tutto ciò che mi piace e condividerlo con gli altri. Vendere libri, magliette, dischi, fare un buon caffè, rarità e parafernalia. Tutto accompagnato da una colonna sonora metal!

(Composizione tipografica del biglietto da visita di Lino’s Type per Inkaddiction)

Matteo Zamboni

Intervista a cura di Matteo Zamboni

All’inzio 1 progettista di occhiali, poi 1 progettista di schifezze, ora 1 progettista di relazioni

Lascia un commento

Racconta la tua Storia