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445. Ilaria Berio / Opossum Bike

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Ilaria, ciclista e mamma. Come sono diventata mumpreneur dopo aver perso il mio lavoro. Entra in contatto con Ilaria

Parole: 1200 | Tempo di Lettura: 5 minuti

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Ilaria Berio, 33enne genovese ma da 9 a Torino, dopo aver perso il lavoro, ha dato vita a Opossum Bike, brand che realizza coperture di tessuto impermeabile dedicate ai bimbi trasportati in bicicletta da genitori. Ilaria è  diventata così una vera e propria mamma-imprenditrice.

Ilaria, Opossum nasce dall’esigenza di una mamma ciclista: come ti è sorta l’idea?
Tutto ha avuto inizio due anni fa quando la mia primogenita, Margherita, aveva 18 mesi. Dovevamo percorrere un lungo tragitto in bici per andare all’asilo nido e con il sopraggiungere dell’inverno mi posi il problema di come non farle prendere troppo freddo, senza doverla vestire a strati con calzamaglia, tute da sci, ecc. Quello che si trovava in commercio non faceva al caso mio: le bici cargo o i carrelli non sarebbero mai entrati dal portone di casa. Quando all’ennesimo malanno portai mia figlia dal pediatra, mi dissi che avrei dovuto inventarmi qualcosa.
E così è nata la prima versione di Opossum, adattando un vecchio sacco da passeggino al seggiolino. Anche se casereccio, si è rivelato così efficace che Margherita vi si addormentava dentro ignara del freddo. In molti hanno cominciato a chiedermelo, finché un ciclista sconosciuto mi ha affiancato a un semaforo domandandomi come fare ad averne uno. Lì ho capito che la mia non era un’esigenza solo personale, ma ero davanti a un bisogno condiviso da molti genitori ciclisti.

In cosa consiste Opossum nello specifico?
Opossum è una speciale “copertura” a guscio, impermeabile e termica. Una sorta di morbida e confortevole conchiglia che avvolge il bambino sul suo seggiolino della bicicletta, riparandolo dal vento, dal freddo e dalla pioggia, e non ha bisogno di essere smontato e rimontato ad ogni utilizzo.
Nel caso di pioggia da una tasca frontale è possibile estrarre una mantella con cappuccio che protegge il bambino. Quando il bambino non c’è o la bici è parcheggiata, questa mantella può essere utilizzata per proteggere il seggiolino e l’Opossum stesso dalla pioggia o dall’umidità della notte. Volevo che potesse essere utilizzato per almeno un paio di inverni di seguito, così l’ho realizzato regolabile, ovvero si adatta alla crescita del bimbi, dai 9 ai 36 mesi.

In quanti e quali step hai realizzato la tua idea imprenditoriale?
La progettazione è stata lunga ed è stato necessario realizzare moltissimi prototipi prima di arrivare alla definizione del prodotto che ora è in commercio. Mi sono avvalsa anche di un testing che ha coinvolto 10 famiglie a cui è stato dato in prova per tre settimane e a cui poi è stato chiesto di compilare un questionario su praticità, efficacia e gradevolezza. Grazie ai consigli dei tester sono stati attuati ulteriori miglioramenti e poi a dicembre 2013 ho depositato il brevetto.

Chi realizza il tuo prodotto?
Dopo l’estenuante ricerca di laboratori che fossero in grado di attuare lavorazioni tecniche come per esempio la nastratura delle cuciture (in modo che diventino impermeabili all’acqua) sono arrivata a Ferrino S.p.A, che ha riconosciuto in Opossum un prodotto di innovazione sociale e con un grande potenziale, rendendosi disponibile a seguire il mio progetto. Abbiamo così aggiunto dettagli tecnici che hanno aumentato la performance di Opossum:  la prima serie è stata realizzata all’interno dei loro laboratori. Il percorso dall’ideazione alla commercializzazione è durato più di due anni.

Quali canali usi per vendere e come mai questa scelta?
Ho scelto il canale di vendita online per poter garantire la maggior qualità al prezzo più contenuto. Essendo un prodotto Made in Italy ha dei costi di produzione importanti e questo non mi permette di utilizzare i canali distributivi tradizionali, volendo far in modo che il prezzo finale sia accessibile a tutti. Quindi la filiera deve essere il più corta possibile: da produttore a consumatore.

Come ti proponi e promuovi?
Prevalentemente mi promuovo sul web, raccontando la mia storia di mamma-ciclista-inventrice-imprenditrice. Poi ho aperto una sezione blog e una pagina Facebook dedicata. Il mio obiettivo non è solo di tipo commerciale, ma è quello di promuovere anche una cultura all’uso della bicicletta d’inverno insieme con i propri bambini: la bici non solo nel weekend al parco, ma come mezzo efficace per gli spostamenti casa – scuola – lavoro. Lo scorso dicembre è nata anche una collaborazione con Bike Pride, un’associazione torinese che promuove l’uso della bici in città, con cui abbiamo organizzato un corso per insegnare ai bambini dai 2 ai 5 anni ad andare in bicicletta senza rotelle. È stato molto divertente ed è stato il primo appuntamento di una serie che porteremo avanti insieme.

Come hai capito che il settore era quello giusto?
Negli ultimi anni a Torino, come a Milano, si sta assistendo a un importante incremento della bicicletta: la bici viene riconosciuta come uno strumento efficace per gli spostamenti urbani e sta ritornando di moda. Ma, al di là della percezione, i numeri della bikenomics – l’economia che gira attorno alla bicicletta – sono molto incoraggianti. Solo per citarne uno, l’utilizzo della bicicletta in Europa è stimabile al 7,2% di utilizzo rispetto agli altri mezzi e genera ogni anno un giro d’affari di 200 miliardi di euro, una cifra pari al PIL della Danimarca.

Quale range economico hai considerato per il tuo investimento ?
Il mio investimento sui primi tre anni sta trai 30-40 mila euro tra brevetto, estensione, prototipazione e produzione. Essendo un’imprenditrice di prima generazione, senza fondi propri, il mio è tra i primi progetti sostenuti dal programma europeo Torino Social Innovation, rivolto a giovani imprese di innovazione sociale, che mi ha dato accesso a un finanziamento agevolato.

Quali difficoltà e quali soddisfazioni da questa attività imprenditoriale?
Qui in Italia mi scontro contro una cultura della bicicletta ancora poco diffusa e quindi non è sempre facile far capire che la bici può essere una soluzione per i propri spostamenti quotidiani anche con il proprio figlio piccolo. Inoltre, le poche piste ciclabili intimoriscono i genitori a non utilizzare la bici per una questione di poca sicurezza. Sicuramente una delle maggiori soddisfazioni è che Opossum è stato consigliato tra i regali di Natale da fare ai ciclisti su La Repubblica. La gioia più grande? Ogni volta che un cliente mi scrive per ringraziarmi per avergli risolto un problema e avergli semplificato la vita!

Dopo la nascita di tua figlia avevi perso il lavoro: ora questo è il tuo mestiere a tutti gli effetti?
Devo tutto alle mie due figlie: Margherita per l’ideazione e la sperimentazione e Cecilia (prima nella pancia e poi fuori), che mi ha accompagnato durante tutto il periodo di prototipazione e ricerca dei fornitori, fino all’avvio della produzione. Opossum è un lavoro full-time da vera mumpreneur, spesso mi prende anche le sere e i weekend. Ho alcuni collaboratori e molti amici che con il loro entusiasmo raccontano di Opossum e sostengono il mio progetto.

Quali progetti hai per il futuro?
Riuscire in questo prima di tutto e portare Opossum oltre le Alpi, in Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Inghilterra. Infatti proprio dai Paesi Nord Europei ho imparato un detto che mi piace moltissimo e che mi incoraggia ad andare avanti: “Piove? Ma non ci sciogliamo mica: non siamo di zucchero!”
Infine, per citare Robert Baden Powell: “Non esiste buono o cattivo tempo, ma solo buono o cattivo equipaggiamento!”.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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