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Elisabetta Albano / Intort’ami

4 minuti 607 parole

Quarantadue colloqui di lavoro e poi punta tutto su sé stessa, diventando pasticciera. Intervista a Elisabetta Albano.

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Elisabetta, raccontaci quello che fai.
Faccio torte e cupcakes. Sono una cake designer, proprio come nei programmi televisivi, faccio torte decorate su richiesta dei clienti per occasioni speciali: compleanni, anniversari e, soprattutto, matrimoni.
I pasticceri fanno anni di studi per diventare professionisti, io perciò mi definisco “tortara”, che è un nomignolo affettuoso per dire decoratrice di torte.

Da dove nasce la tua passione per le torte?
Diciamo innanzitutto che in famiglia amiamo la buona cucina. Io poi sono sempre stata appassionata di dolci, compravo riviste specializzate e mi impegnavo a ricreare ciò che vedevo. Era anche un modo per allentare lo stress che accumulavo nel mio lavoro da impiegata. Tornavo a casa con un diavolo per capello e iniziavo ad impastare. Credo che il mio amore per le torte mi abbia evitato l’esaurimento nervoso.

E il percorso da impiegata a pasticciera com’è stato?
C’è stato un fattore scatenante, ovvero che, nel 2009 è arrivata mia figlia Rebecca. Durante il periodo di maternità mi sono scatenata nel fare torte e ho iniziato a cimentarmi con le decorazioni. Ogni volta provavo qualcosa di più difficile e, se non mi riusciva, ricominciavo da capo. La prima torta da cake designer l’ho fatta per il primo compleanno della piccola, volevo che fosse unica e indimenticabile, e nel farla ho scoperto che ero portata. Nel frattempo l’idea di rientrare in ufficio mi rendeva sempre più ansiosa, e per cercare un’alternativa, mandavo curriculum a destra e a manca.
Era chiaro che non potevo tornare nello stesso posto, mi sono licenziata, e così è iniziata la mia odissea nel precariato. Non ci crederai, ma ho fatto ben 42 colloqui di lavoro, rimediando qualche breve esperienza, ma niente di serio. Finché, all’ufficio di collocamento, scopro della possibilità di fare un corso di pasticceria. Mi sembrava un ottimo modo di impiegare il mio tempo in maniera costruttiva, visto che ormai passavo le giornate a guardare i programmi di torte alla tv tentando di replicare le tecniche dei cake designer.
Dopo il corso ho lavorato a cottimo in varie pasticcerie, dove venivo apprezzata per la mia creatività, ma anche perché a trovare soluzioni per richieste apparentemente impossibili da soddisfare. Devo dire che i miei studi di architettura mi hanno aiutata molto in questo senso, perché riesco a visualizzare i punti di forza e debolezza di ogni progetto e apportare modifiche senza stravolgere il risultato finale.

E ora hai un posto tutto tuo.
Sì, dopo l’esperienza maturata nelle pasticcerie, ho concretizzato il mio sogno e ho aperto Intort’ami.
A metà tra una pàtisserie provenzale e una sala da tè, l’ho realizzato esattamente come volevo, comprando mobili e oggettistica su eBay, risistemandoli e decorandoli secondo il mio stile. Il lavoro è stato duro, ma sono molto soddisfatta.
Questa è una pasticceria, con il laboratorio, ma c’è anche uno spazio che sto allestendo per i corsi, visto che c’è molta richiesta in questo senso.

Per il futuro che progetti hai?
Penso che mi dedicherò sempre di più ai corsi e alle torte per matrimoni, che sono le mie preferite. Specializzarsi è importante, anche in questo settore. Poi mi piacerebbe creare una rete di professionisti che si occupano di eventi, in modo da poter progettare insieme esperienze indimenticabili.

Perciò sei riuscita a trasformare un momento di difficoltà in un successo.
Sì, non sono mancati i momenti di sconforto, ma oggi sento che, anche dovessi sbagliare, almeno sto facendo ciò che mi piace. In ogni tipo di professione ci sono alti e bassi, ma, ora che sfrutto il mio talento, sento di essere in un percorso che mi fa crescere ogni giorno.

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Amira Fulvia Turazzi

Intervista a cura di Amira Fulvia Turazzi

Viaggio, guardo, ascolto. E poi scrivo. @AmiraT

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