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Ivan Tresoldi / Art Kitchen

4 minuti 698 parole

Lavora duro per preparare il tuo prossimo errore. Come trasformare l’arte di strada in impresa. Intervista a Ivan Tresoldi

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Saracinesche, muri, parapetti, cavalcavia. Sono la “carta” di Ivan (Tresoldi, all’anagrafe), poeta di strada milanese, 32 anni e una vita da artista e promotore di poesia. Si è fatto notare a partire dal 2003 con la sua street art, le affissioni e i versi poetici (uno su tutti, lo stra famoso, alla Darsena: “Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo”), accendendo le strade di Milano e di altre città del mondo (dal Libano ad Haiti, da Amsterdam a Barcellona fino a Parigi, l’Avana, il Messico), e facendo parlare di sé giornali e passanti. Adesso, a dieci anni di distanza, Ivan continua con i suoi assalti poetici ma anche a fare arte a tutto tondo, con Art Kitchen, che prima era un’associazione e poi è diventata un’impresa vera e propria, tra cultura e solidarietà.

Ivan, i tuoi versi ricoprono le cler di molti negozi e la tua firma è nota. Come si è sviluppata la tua poesia di strada?
Ho capito che realizzando un segno pubblico, esso produce identità collettiva. Ho iniziato nel 2003 con la street art a scrivere per strada. Per me gettare la poesia in strada ha un senso di urgenza di fare collettiva, moltiplica le emozioni, significa tradurre le parole in visibile. Non ho mai ricevuto querele, nonostante scrivessi in pieno giorno, a volto scoperto, anche se chiaramente ero noto alle forze dell’ordine e agli enti pubblici. D’altra parte, sapevo e so a cosa vado incontro.

Oggi lavori in Art Kitchen, realtà fondata da te e altri ragazzi. Di cosa vi occupate?
Ho fondato Art Kitchen insieme al Jacopo come associazione nel 2007, dopo la collettiva al Padiglione di Arte Contemporanea di Milano. Dal 2009 Art Kitchen è un’impresa grazie ai soci Ale (direttore della produzione) ed Elisa (si occupa di commerciale), e agli amici Filippo, Davide e Simone. Abbiamo sede a Super Ground, edificio in dotazione come spazio dell’associazione, vinto nel 2006 ma che abbiamo potuto occupare solo dal 2010. Insieme seguiamo progetti di comunicazione, pubblicità, marketing, eventi di arte pubblica e iniziative socio didattiche, oltre a progetti di cooperazione internazionale con alcune Ong.

Qualche esempio dei vostri lavori?
Abbiamo rivisitato, con l’arte, i muri di un enorme cantiere di Campari nel 2009; dipinto i muri di una scuola di Haiti e contribuito alla realizzazione di una scuola in Palestina. Lo scorso febbraio ci ha chiamati il Reparto Pediatria del Fatebenefratelli per decorare gli interni. E poi sono le scuole e i negozianti stessi, a Milano, a chiamarci per dipingere muri e saracinesche.

Come si svolge invece la socio didattica?
Lavoriamo in ambiti di marginalità, in centri di aggregazione giovanile, in strutture di sanità mentale. Ad esempio abbiamo lavorato con il carcere di Bollate, gli istituti paritari ma anche con licei, lo Ied e la Bicocca, dove tengo un laboratorio all’interno del corso di laurea di Scienze del Turismo sul valore della parola per produrre significati.

Quanto costa a un’azienda o a una scuola la decorazione artistica di un muro, ad esempio?
Dipende dal committente, se si tratta di una multinazionale, un’associazione, un istituto o, ancora, un privato. Dipende dalla dimensione del muro, dal tempo a disposizione, dalla natura stessa della parete e dalla finalità del lavoro.

Che consigli daresti a chi volesse trasformare la passione per la parola poetica e per l’arte in lavoro?
Suggerirei una triade. Uno: creati, sii libero, sii te stesso anche se controcorrente, ascolta lo spirito. Il secondo è: disciplinati, trova un tuo tempo ma produci, fai in maniera strutturata, con un tuo proprio metodo. Il terzo consiglio è: fatica. Brecht diceva “Lavora duro per preparare il tuo prossimo errore”. Quello che con Art Kitchen vogliamo affermare, è proprio affermare l’imprenditoria, e far capire che l’ambito artistico, qui, è retribuito.

Quali progetti per il futuro?
Di sicuro continuare l’assalto poetico, praticare la poesia in una dimensione pubblica. Poi a breve uscirà la Smemoranda 2014 in un milione di copie con il contributo anche mio, per il quarto anno di fila. Ho anche in mente dei progetti da portare all’estero, e poi non dimentico la musica, altra mia grande passione.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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