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La Pecora Nera

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Da scenografo a gestore di una trattoria veneta, a Berlino. Intervista a Roberto Falcone di La Pecora Nera.

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Roberto Falcone, 29 anni di Vicenza, a Berlino da sei anni.
La Pecora Nera è una trattoria veneta che si trova nella parte più attiva ed alternativa di Berlino.
Il locale apre ad orario aperitivo e per questo quando sono entrata per raggiungere il bancone ho dovuto fare slalom tra panche e sedie di legno rovesciate a gambe in su sopra i tavoli.
Gli odori che ho sentito aprendo la porta mi hanno riportato con un flash a casa e alle trattorie della mia provincia: profumi di tartufo, polenta e carne che si mescolano tra loro. Odori intensi e vaporosi, di quelli che siamo abituati a sentire nelle nostre cucine o in quelle delle nostre nonne, quei profumi che fanno venire fame e riempiono le narici.

Roberto, come sei arrivato qui a Berlino?
Ho studiato scenografia, ma dopo aver visto che non riuscivo a trovare lavoro nel mio campo, io e la mia ragazza (lei è tedesca) abbiamo iniziato a girare tutta l’Italia, da nord a sud, per aprire un B&B. L’idea era di trovare un bel posto, ma i costi erano davvero troppo alti, così siamo passati al piano B e ci siamo spostati a Berlino.

E il mondo della ristorazione perché?
Qui sono arrivato con l’idea di lavorare come scenografo e qualcosa l’ho fatta, ma sempre mal pagato, così ho iniziato a cercare nei ristoranti. Ho fatto il cuoco per tre anni e poi ho deciso di aprire qualcosa di mio.

Triste di non fare quello per cui hai studiato?
Quello per cui ho studiato rimane una passione, come la musica, e non ho rimpianti per averla accantonata (per ora). Ma non l’ho mai abbandonata perché continuo a alimentarla.

Dove hai imparato a cucinare?
Lavorando qui a Berlino nei ristoranti, poi ho mia madre che in casa è sempre stata una grande cuoca.

Il tuo locale qui come va?
Molto bene, anche perché siamo in una buona posizione e non c’è molta concorrenza.
Qui abbiamo iniziato come cicchetteria veneta: facevamo aperitivo con un paio di cosette da mangiare e solo alcuni piatti per cena, ma qui non è molto diffusa l’usanza dell’aperitivo cenato, come da noi in Italia, soprattutto al nord.
L’aperitivo andava a giorni, era abbastanza imprevedibile. Questo è anche dato dal fatto che qui non è come da noi, dove la gente di solito va sempre nello stesso bar perché si affeziona al barista, all’oste o al giro di clienti.
Per questo abbiamo deciso di diventare una trattoria e, piano piano, abbiamo iniziato a proporre sempre più piatti per la cena, tutti rigorosamente veneti.

Prodotti italiani di qualità ne trovi a Berlino?
Sì se ne trovano, ma la qualità in Italia è andata in declino. Io qui mi faccio spedire da parenti e amici soltanto prodotti doc, caserecci, che arrivano direttamente dal contadino e che hanno un gusto inconfondibile ed unico, e ti assicuro che la differenza con quelli industriali si sente moltissimo.

La tua idea è quella di restare qui?
L’idea è sempre quella di riuscire a mettere via dei soldi per poi tornare in Italia e realizzare qualcosa là, senza dover chiedere un mutuo. Vorrei aprire un locale rock nella mia città, una bar ristorante dove ci sia musica e movimento.
Sono tre anni che dico: “A settembre prossimo si torna” poi però l’estate passa e penso: “Vabbè visto che l’anno è passato così velocemente, facciamo passare anche questo inverno” e così si susseguono estati e inverni.

Vedi arrivare tanti italiani qui a Berlino?
Negli ultimi due anni l’afflusso è davvero aumentato in modo assurdo, salgono tanti ragazzi da Vicenza e dal nord in generale. Poi moltissimi italiani stanno investendo nel settore della ristorazione.
Ma l’Italia è ancora un paese vivo, pieno di giovani e iniziative che vengono portate avanti.
Certo, le istituzioni dovrebbero investire di più lasciando spazio e cedendo alcune delle moltissime strutture che in Italia restano chiuse e abbandonate, e qui a Berlino c’è una politica che va proprio in questa direzione.

Come vedi gli italiani?
Belle teste! Abbiamo la capacità di reinventarci di continuo e poi ci sappiamo adattare a tutto e a ogni clima, questa è una grande forza, perché non ci chiudiamo e restiamo un popolo aperto.

Cosa ti fa desiderare ancora di tornare in Italia?
L’Italia resta un bel posto dove vivere e io ne sono innamorato: una parte di me non vede l’ora di tornarci. Ho molta nostalgia dell’Italia e della sua terra bellissima, dei prodotti, del clima e degli amici.
Spesso vado da Massimo, un veneto che ha un bar qui vicino, mi piace ritrovarmi immerso in un’atmosfera italiana e in quella nostra mentalità, che sa anche prendere la vita non troppo sul serio.

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Marcella Bianchi

Intervista a cura di Marcella Bianchi

Facilmente classificabile come: 28 anni e laureata in Giurisprudenza. Cosa sono davvero, credo: contadina, cameriera, studiosa di me e di tutto quello che mi gira intorno. Mi piace creare connessioni tra le persone e intervistare la gente è un nutrimento per i miei sogni e i miei progetti

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