CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

6. Laura Fanelli

6 minuti 1078 parole

Si definisce un dugongo, un animale pacifico che non si dedica alla caccia. Lei è l’illustratrice Laura Fanelli e noi l’abbiamo intervistata.

Laura Fanelli è una giovane illustratrice di 25 anni. È nata a Termoli, una bella cittadina molisana sul Mar Adriatico. Ha studiato Progettazione grafica e Comunicazione visiva presso l’I.S.I.A di Urbino.
Ama viaggiare, guardarsi intorno, scoprire cose nuove e raccontarle attraverso i suoi disegni.
Ha cambiato tanti posti e case e da pochissimo si è trasferita a Toulouse, nel sud ovest della Francia. Abita in una mini casa con un mini ulivo, che adora.
Ha pubblicato due libri per ragazzi: “Contrada Cesa de Poce” (2011) sulle tradizioni di una nonna molisana, uscito in Francia con Grandir éditions e in Italia con la padovana Kite, e “Gli orologi del paese di Zaulù” (2012) per la casa editrice salentina Lupo.

Illustratrice e Graphic designer. Da quanto tempo svolgi questa professione?
Ho studiato progettazione grafica e comunicazione visiva all’I.S.I.A. di Urbino, e ho fatto l’Erasmus all’istituto Saint Luc di Bruxelles. Da allora ho lavorato come grafica e illustratrice in diverse agenzie e studi grafici. È solo da pochi mesi che sto provando a lavorare da sola come freelance per dedicarmi a quello che più mi piace fare.

Come lavora un illustratore?
Per il momento ho scelto di lavorare da casa, con tutti i pro e i contro. La comodità di farti un thè o andare a fare una passeggiata quando vuoi, è decisamente un vantaggio. Lo svantaggio è quello di star sola e imparare ad autogestire i tempi. E naturalmente l’aspetto economico altalenante. È una specie di investimento, per emergere davvero e iniziare a poterci vivere ci vorrà tempo. È un lavoro fatto di attese e di costanza (e di fortuna).
Un illustratore è anche manager di se stesso (se non ha un agente) e quindi deve continuamente cercare contatti andando alle fiere, inviando mail ad art director (che non ti risponderanno mai!)… questo è il lato meno piacevole.
Nel frattempo non mi dispiace l’idea di cercarmi anche un lavoretto che non c’entri nulla con l’illustrazione.

Ti senti più analogica o digitale?
Dipende dalle giornate e dal tempo a disposizione.
Mi piace sperimentare molto e quindi alterno pastelli, colla, acquerelli, rulli, alle prove al computer. Spesso il risultato finale è un mix di varie tecniche.

Dove trovi l’ispirazione quando disegni?
Adoro osservare il quotidiano, il mio e quello degli altri. Immagino le vite delle persone che aspettano l’autobus insieme a me, della gente al mercato, del gatto che mi lascia le impronte sulla finestra che illumina il mio tavolo, della mia dirimpettaia. Mi piace partire da storie vere per pensarne di diverse.

Hai realizzato e pubblicato diverse illustrazioni per bambini…
Ho pubblicato due libri per ragazzi. Il primo, Contrada Cese De Poce, è la storia di una nonna particolare, una giornata passata insieme a lei che fa tutto come una volta, alla riscoperta delle cose semplici. Il secondo, Gli orologi del paese di Zaulù è una raccolta di fiabe di Carla Saracino, una brava scrittrice pugliese.
Tra tutti i progetti, gli albi illustrati sono quelli che preferisco. Bisogna creare un universo attorno alle parole e adoro fare ricerca per riuscire a fare tutto a pennello.
Collaboro poi con diverse riviste e case editrici, alcuni privati e con la compagnia di circo contemporaneo Madame Rebiné.

“Sorseggio il thè al bergamotto con la mia anatra mentre il pianista prova l’esercizio numero 8. Lo preferisco tra tutti”. Che cos’è?
È il mio contributo per una mostra collettiva di illustrazione organizzata da Uncles e Aunts, un nuovo collettivo di illustratori di cui faccio parte. Mi hanno voluta adottare a distanza.
Il tema da interpretare che abbiamo proposto a tutti era il proprio salotto.
Nel mio salotto si sta bene, è una stanza inondata di suoni e calore (quando la proprietaria si ricorda di accendere i termosifoni o c’è il pianista che si esercita).
È il posto delle chiacchiere, del lavoro, dei film, delle cene e delle letture.
Accanto alla mia casa c’è la Garonne, il fiume che attraversa Toulouse, costeggiato da platani che sembrano giocare alla morra, dove nuotano le elegantissime anatre.
A me piace immaginare di averne una in giardino e di poterla invitare a bere il thè qualche volta.

Wow! Ho lavorato molto di fantasia quando ho letto questa didascalia accanto a una tua illustrazione, ma la tua rivelazione va oltre qualsiasi cosa la mia mente sia riuscita a immaginare.

Ad agosto scorso la città di Termoli ha ospitato la prima tappa della mostra itinerante “Muro come un pesce”. Parlaci un po’ di questo tuo progetto
È un progetto nato insieme ad Alice Lotti, una mia cara amica. L’idea era quella di fare una mostra collettiva sul tema dell’illustratore, per ridefinire una figura difficile da inquadrare, che spesso si sente come un pesce fuor d’acqua.
Abbiamo chiesto a quarantaquattro illustratori italiani e stranieri, esordienti e già affermati, di immaginarsi come un pesce, reale o fantastico.
La prima tappa si è svolta a Termoli, dove quarantaquattro pesci sono stati proiettati sul muraglione del borgo vecchio, accanto al mare.
La mostra si è poi spostata a Corato, Bruxelles e Reggio Emilia.

Immagino che la scelta della tua città natale come location non sia casuale…
Volevo portare questo mondo in un posto a me caro, una città di pescatori dove però pesci così non si erano mai visti.

E tu che pesce sei?
Io mi sento un dugongo. Un animale pacifico che non si dedica alla caccia, infatti bruca solo piante marine. Però lui sì che l’hanno cacciato per secoli. Veniva scambiato per una sirena, invece è soltanto una “mucca di mare”. Oggi rischia l’estinzione.

25 anni e già con tantissimi luoghi e persone da raccontare, o forse sarebbe meglio dire disegnare…
Ho vissuto a Urbino, Bruxelles, Roma, La Coruña, Bergamo e ora mi ritrovo a Toulouse. Ho una media di una casa ogni sei mesi, non faccio in tempo a disfare le valigie che già riparto. Ma a me piace così, mi piace scoprire posti nuovi.
Poi mi basta mettere qualche quadretto alle pareti, fare la prima zuppa di zucca e già mi sento a casa.
Porto sempre in giro con me dei quadernetti per ricordare ciò che incontro. È pieno soprattutto di personaggi e case.

Il tuo prossimo progetto?
Tornare a Casa per Natale, 1500 chilometri tra auto e Trenitalia.

E se volessimo fare un giro tra i tuoi disegni?
Potete dare un’occhiata al mio sito e al mio blog, più informale ma che aggiorno più spesso.

Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

Lascia un commento

Racconta la tua Storia