CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

Leftoverswap

4 minuti 613 parole

E se gli avanzi di cibo invece di buttarli finissero online? Intervista a Dan Newman e Bryan Summerset di Leftoverswap.

Parole: 674 | Tempo di lettura: 3 minuti

leftoverswap-unco-2

L’applicazione Leftoverswap è stata lanciata da poco. Letteralmente “scambio di avanzi“, grazie ad essa chi ha cibo in eccesso può postare una foto su una mappa della propria area locale, e darlo a chi lo desidera. Dan e Bryan sono i due creatori, entrambi ex studenti dell’università del Michigan.

Quando è nata l’idea?
Tre anni fa, quando eravamo ancora coinquilini all’università. Una sera abbiamo ordinato troppa pizza: come succede a tutti, ci facemmo ingolosire e i nostri occhi furono più grandi dei nostri stomaci. Pensammo a quanto sarebbe stato bello far sapere a tutti che avevamo tanta pizza per chiunque l’avesse voluta.
Al tempo sembrava ridicola come idea, ma ora la cultura e la tecnologia si sono evolute abbastanza per rendere la cosa fattibile.

Non credete che la parola “avanzo” allontani le persone, piuttosto che incuriosirle?
Avanzo e rimasuglio sono termini molto diffusi e non hanno una definizione specifica. Possono riferirsi a un panino già morso, ma anche a un piatto pronto, ancora sigillato.

Quali sono state le reazioni del pubblico?
Da quando l’idea ha raggiunto il nostro target, le risposte sono state diverse. Per tante persone che pensano sia di cattivo gusto, ce ne sono altre che la trovano una app fantastica. Il termine “avanzo” effettivamente potrebbe non attrarre, ma ci sono tanti tipi di cibo che possono essere scambiati e che non vengono subito in mente: ad esempio dei pomodori coltivati sul balcone, conserve in dispensa, o semplicemente prodotti accumulati su uno scaffale. Per i più audaci ci sono anche piatti cucinati direttamente in casa da qualcuno, oppure portati via da ristoranti o eventi ai quali si è presa troppa roba.

Quindi sta avendo successo?
Deve ancora divenire di successo nel modo che vorremmo. Abbiamo risorse limitate poiché non è il nostro progetto principale e lavoriamo full-time ad altre cose, quindi non abbiamo molti soldi da investire in pubblicità per promozioni. In ogni caso, tante persone l’hanno già scaricata e provata perché soddisfa un bisogno.
I nostri genitori ci hanno sempre detto di non sprecare il cibo e di finire i nostri piatti. Leftoverswap aiuta proprio in questo. Inoltre, condividere un piatto ci fa sentire meglio, più generosi. D’altra parte si tratta pur sempre di un pasto gratis.

Si tratta di porre le basi per un nuovo stile di vita?
Questa idea è sicuramente innovativa. Speriamo che la gente cominci a pensare di cambiare, muovendosi in questa direzione; se poi effettivamente lo farà sarà già un traguardo. La nostra app non vuole essere una soluzione completa, sarebbe impossibile, ma solo un piccolo pezzo del puzzle che tutti dobbiamo costruire.

Benefici sia per il singolo che per la società?
Leftoverswap vuole essere un piccolo ma gratificante contributo per risolvere alcuni dei problemi correnti, incluso lo spreco di cibo, costruire una comunità solida e forte e combattere l’obesità e la fame.
L’America getta il 40% del cibo che produce e il 70% degli americani è in sovrappeso. Allo stesso tempo il 16% non ha abbastanza cibo e il 28% non conosce neanche i nomi dei suoi vicini di casa.
Il numero di persone che necessitano di assistenza per il cibo è raddoppiato negli ultimi cinque anni e il programma federale riesce a soddisfare solo le richieste di chi ha un reddito inferiore ai 20.000 dollari l’anno. Se qualche pasto gratis può aiutare ad aumentare il proprio budget di spesa e avere un momento di respiro, tanto meglio. Anche se il cibo arriva a chi può effettivamente comprarlo non è un problema, anzi, almeno non viene buttato nella spazzatura, sprecando le risorse che lo hanno generato e aumentando i costi per smaltirlo.

leftoverswap-unco-4

leftoverswap-unco-5

leftoverswap-unco-6

Stefania Lacorte

Intervista a cura di Stefania Lacorte

Oltre a nutrire una smisurata passione per Tokyo e la moda giapponese, sta ancora cercando di convincere suo padre a comprarle un pastore svizzero. La sua prima città resta comunque Milano, dove studia Relazioni Pubbliche e cucina muffin.

Lascia un commento