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Lucia Russo / L. Rousseau

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Diventare Fashion Designer non è una passeggiata, ci vuole determinazione. Intervista a Lucia Russo

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Passione per la moda, idee a più non posso, una buona dose di manualità, e creatività in fermento su nuovi progetti. Diventare Fashion Designer non è una passeggiata, e trasformarlo nel proprio mestiere richiede determinazione. Come quella che muove Lucia Russo, 26enne di Torino, che dopo aver studiato l’Istituto Marangoni di Milano e presso lo Ied Fashion Lab di Milano, sta lavorando come fashion designer con il proprio brand L.Rousseau.

Lucia, dopo gli studi, come ti sei avvicinata al mondo della moda?

Il primo contatto professionale col mondo degli uffici creativi è stato nel 2009 tra il secondo e il terzo anno accademico. Ebbi la chance di intraprendere uno stage presso Aquilano.Rimondi come affiancamento designer.È stata l’esperienza più bella che ho vissuto: toccare con mano tutto ciò che inizialmente si vede sui giornali, in tv o durante le sfilate diventava una visione a 360 gradi dell’enorme lavoro che una collezione richiede per la sua realizzazione e commercializzazione. Uno stage formativo molto pratico: ho operato su tessuti, disegni, façon, sfilate e appuntamenti in showroom con i clienti, tutto dalle 9 del mattino alle ore più disparate della sera. Non proprio un’esperienza da scrivania. Fu proprio questo tipo di approccio che mi diede l’input per realizzarmi come professionista, osservando ogni dinamica creativa e gestionale.

Come nasce il tuo brand?

Il brand L.Rousseau nasce dall’acronimo onomatopeico del mio nome Lucia Russo, per slacciarlo da una chiave personale e dargli una dimensione internazionale e di concept. La scelta di proporre una mia visione di stile nasce dai miei importanti risultati con i fashion contest: le mie idee sono state apprezzate in chiave aziendale e in chiave indipendente, per questa ragione decisi di trasformarle in idee creative vendibili.

Qual è stata la prima produzione di L.Rousseau e quale filosofia guida il marchio?

La prima stagione è nata con la proposta di Camera Nazionale Della Moda Italiana di esporre la mia capsule nell’area dedicata ai giovani designer durante Milano Moda Donna Primavera/Estate 2013 nel settembre 2012. Da allora, sono in fase di realizzazione della quinta stagione e alla seconda commercializzata. La principale filosofia che il brand abbraccia, e che lo rende interessante agli occhi dei buyers e della stampa, è l’investimento e l’uso del materiale, ad esempio tramite le tecniche di stampa digitale transfer, la tracciabilità del prodotto realizzato in Italia (dallo stile e volumi alla progettazione e produzione industriale) e un’attenzione particolare alla sostenibilità.

Dopo il disegno, a chi affidi il compito della realizzazione manuale dei tuoi prodotti?
La prima fase creativa e manuale del disegno è seguita dal lavoro di precisione di modelleria e pattern making che seguo in prima persona. I volumi sono dati non solo dalle idee ma anche dalla scelta dei materiali che spesso visiono prima di iniziare a pensare al tema della collezione e ai capi. La realizzazione dei prototipi è affidata a un laboratorio che è competente in lavorazioni industriali e bespoken, dati i canali di vendita della collezione che si vuole affacciare sia alla distribuzione e alla vendita al dettaglio, sia ai private sales per seguire le scelte specifiche del cliente. Il prodotto è completamente sviluppato in Italia: dai fornitori alla realizzazione industriale, fino al controllo della produzione.

Come promuovi i tuoi prodotti?

L’attuale fase di promozione del prodotto ha scelto la strategia di affidarsi a contest e sponsor quali Mercedes Benz Fashion Club, in quanto sono canali che permettono la sostenibilità di vita e la divulgazione stampa dei giovani marchi.

Quanto contano invece i canali digitali?

I canali digitali sono i primi alleati di un nuovo marchio che nasce dalla testa di un designer e non dalla testa di un manager: un primo vantaggio è dato da pubblicazioni gratuite, poi da una visualizzazione globale, passando per una ricerca di informazione del marchio da parte di chi clicca. I canali e-commerce sono remunerativi in chiave di pre-order durante la campagna vendita e di conferma d’ordine al termine di quest’ultima e nello stesso tempo si rivelano strategici nello sfoltimento di magazzino non assumendo così i costi di un punto vendita proprio o boutique, che spesso, nei primi anni di lancio di un brand, non ci si può permettere. I canali web sono una rivoluzione nel campo delle vendite: in passato gli uffici commerciali e merchandising dovevano occuparsi di gestire più o meno facilmente lo stock invenduto, ora i canali web sono un mezzo pubblicitario e di facilitazione di gestione magazzino.

La Rete è utile anche per contatti di lavoro?

Certo, ora si coltivano online, e il web è utile sia per il social recruiting che per la certificazione del proprio lavoro con un portfolio online. In merito a ciò, Camera Moda ha suggerito la mia figura per la tavola rotonda realizzata in collaborazione con Adecco per il Talent day 2014, in tema di figure professionali 2.0. È stato un evento che racconta come l’online interagisce energicamente con le ricerche per il mondo della moda e ho potuto testimoniare in prima persona come i contest online, la ricerca e recupero di informazioni su noi stessi come professionisti possano far crescere le nostre posizioni nel mondo del lavoro.

Quali premi e riconoscimenti hai ottenuto e quali erano i requisiti richiesti?

Il primo contest a cui ho partecipato e in cui sono stata finalista è stato Roberto Cavalli 40th Anniversary Menswear contest nel 2010. Il briefing iniziale richiedeva un progetto menswear che rispecchiasse i 40 anni di attività di Roberto Cavalli: la mia idea vincente fu quella di comprendere i concept in chiave di stile, ovvero i 70s come marchio di fabbrica di gran parte dei volumi. Scelsi tre icone per rappresentare questa idea di stile: David Bowie, Mick Jagger e Jimi Hendrix e dedicare un look specifico ad ognuno di essi. L’idea colpì molto l’ufficio stampa dell’azienda che scelse il mio progetto come copertina dell’album dedicata al contest, pubblicando “Mick Jagger” come primo bozzetto per l’annuncio dei cinque finalisti. Il secondo contest a cui partecipai fu Max Mara is Looking for young designers 1st edition, nel 2011. Il progetto fu scelto tra i 25 migliori delle migliaia di partecipanti e richiedeva di rappresentare uno stile con profilo del cliente per uno dei marchi diretti dal Gruppo: scelsi SportMax e disegnai una capsule di 10 outfit con ricerca tessuti e materiali e studio dei tecnici dei capi in piano, per trasferire al 100% la rappresentazione del bozzetto stilizzato. Quest’esperienza rappresenta un punto importante per il mio portfolio, in quanto fu realizzato un progetto di textile design.

Il vero trampolino di lancio però è arrivato successivamente.

I risultati di questi contest mi diedero la fiducia nel credere che la mia creatività si potesse trasformare sia in un lavoro aziendale sia in un concept vendibile: l’occasione per dimostrare ciò arrivò con Next Generation 6th edition, contest realizzato e sponsorizzato da Camera Nazionale della Moda Italiana, volto allo scouting di giovani talenti internazionali. Il mio progetto non aveva solo un volto creativo, ma anche realizzativo: gestii la parte stilistica con illustrazioni, schede tecniche e ricerca materiali, accompagnando a ciò un custode profile e una quotazione dei materiali scelti per il progetto. Nonostante non fosse tra i 4 vincitori, Camera Moda decise di appoggiare le mie qualità di designer e ciò si è trasformato in un trampolino di lancio per me, per il mio curriculum e per il brand che ha avuto un interesse internazionale delle piattaforme Mercedes Benz. Essere indicata tra i New Upcomig designer è il risultato più importante raggiunto dopo 4 anni e mezzo di lavoro a 26 anni: questo mi ha garantito interesse da parte dei buyers e della stampa.

Attualmente questo è il tuo principale mestiere ti consente di viverci?

Ad oggi il mio mestiere principale è quello di consulente fashion designer e sviluppo prodotto per ricerca volumi e realizzazione di questi ultimi in un’azienda di consulenza stile e produzione. Questa è la mia principale attività accanto alla collezione che nasce da investimenti personali. Inizialmente trasformare il lavoro di fashion designer in un lavoro remunerativo non è stato facile: sono partita con stage a rimborso spese, ma con l’esperienza il mio ruolo è salito fino ad assistente direttore creativo nelle maison con un contratto ben stipendiato.
Molti giovani designers spesso si trovano in difficoltà economiche per svariati motivi e per mancanza di fondi: la morale è che si può essere talentuosi, ma senza una base di investimento e crescita l’idea muore. Da qui la mia scelta di avere sempre un ruolo in azienda, per avere un fondo cuscinetto nei momenti di criticità.

A che punto si trova in Italia il fashion design oggi e quali sono gli orizzonti?

Il fashion design in Italia è in una fase di lento cambiamento generazionale, dovuto sia a un mondo etereo e di grande successo nato nel secondo dopo guerra e legato alla tradizione, che ai compromessi lavorativi offerti dalle norme del nostro paese. Io ho deciso di confrontarmi con realtà lavorative sia italiane sia estere per comprendere le richieste del mercato del lavoro. Ci sono aziende che hanno la possibilità e scelgono di far crescere una risorsa internamente, altre che puntano sulla mobilità e su risorse flessibili e camaleontiche creativamente parlando. Nella mia esperienza la forte mobilità mi ha permesso di conoscere diverse realtà lavorative. Gli orizzonti della moda guardano sia a far crescere i grandi colossi, sia a fare ricerca di nuovi marchi italiani o esteri. Il problema in questo caso è raggiungere budget e profitti per inserirsi nel mondo dinamico delle fashion week.

Quali consigli daresti a giovani aspiranti fashion designer?

A una nuova risorsa direi: individua i tuoi punti di forza e falli crescere, trova i tuoi punti di debolezza e sviluppali ugualmente in modo che tu possa essere pronto. Insisto sul concetto di essere multitasking e di farsi vedere sempre curiosi di fronte alle proposte che ci passano sotto il naso, affrontare i sacrifici con grinta, fare forza sull’idea di gruppo e mai perdersi d’animo di fronte a una difficoltà. Che ci si voglia realizzare come designer indipendente o come designer in azienda, bisogna essere consapevoli che la moda esige un lavoro di squadra e non individuale. Sono una sostenitrice di “be foolish, be hungry” di Steve Jobs, è quello che ripeto ogni mattina quando mi alzo, per nutrire la mia creatività e realizzarla in tutte le dimensioni lavorative che affronto, personali ed aziendali.

Progetti futuri?
Mi sto affacciando alla messa in opera della mia P/E 15 e sto per creare idee per l’A/I 15 – 16, un lavoro impegnativo nell’ottica di ottenere ottimi risultati commerciali. Accanto a ciò vorrei continuare a far crescere il mio curriculum e creare nuove collaborazioni e sinergie con affermati professionisti. Raccogliere e sviluppare idee per il mio progetto personale, mostrarmi sempre curiosa e individuare le nuove possibilità in questo settore in continua evoluzione. Voglio crescere insomma!

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(Le foto sono di Giusy de Ceglia)

Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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