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Machi di Pace / Pantesia

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Arte, fotografia, pubblicità e giornalismo non sono passioni che possono diventare un lavoro ma lavori da fare con passione. Intervista a Machi di Pace, Pantesia.

parole: 1131 | tempo di lettura: 4 minuti

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Pantesia è un progetto culturale, nato dalle menti di Machi Di Pace, Mario Vella e Claudio Morelli, tre giovani giornalisti napoletani, con la passione per l’arte, la fotografia, il design e la buona cucina. Se siete a Napoli e avete voglia di fare un salto, li trovate in Piazza Amedeo, a pochi passi dallo storico quartiere di Chiaia. Tutti sono i benvenuti, ma prima di entrare c’è un’unica regola da rispettare: abbandonate stress e preoccupazioni fuori dalla porta, rilassatevi e riscoprite il piacere di una chiacchierata tra amici.

Machi, che cos’è Pantesia?
Pantesia è un progetto culturale, un incubatore e propulsore di idee. La nostra filosofia è il condividere e raccontare con calore e convivialità quello che amiamo, passando attraverso l’arte, la fotografia, la cucina, il design e la creatività. Ciò che ci interessa è promuovere la semplicità e la bellezza, per questo il nostro slogan è “take care of ideas”. Chi viene a trovarci deve abbandonare lo stress fuori la porta e recuperare la lentezza, il confronto ed il calore di una chiacchierata tra amici.

Come e quando è nata la vostra associazione?
Inizialmente il progetto prevedeva un semplice sito web concepito come una sorta di concept store. Poi con l’esigenza di avere uno studio fotografico e dopo una breve esperienza di temporary shop d’arte, abbiamo deciso di fondere le diverse realtà. Così abbiamo messo insieme due fotografi e un direttore di testata, fondatore di Campania Su Web e amministratore della Trentaremi, società di marketing territoriale. Il nostro studio è diventato anche una galleria d’arte, una redazione giornalistica e un polo di produzione nel campo dell’immagine e della comunicazione. Il nostro esordio fu battezzato ad aprile 2013 con la collaborazione del Comicon e l’intervento del fumettista Tanino Liberatore che firmava da Pantesia i libri ai suoi fan.

Dunque offrite servizi fotografici, di ufficio stampa, video, avete una galleria d’arte, ma non solo: mi hanno colpito le vostre iniziative Material Recovering e Territorial Marketing.
Cerchiamo di essere attenti nel servirci di materiali riciclati. Tutto ciò che arreda Pantesia è homemade e ne siamo fieri. Usiamo pallet, tavole da ponte e ci costruiamo librerie, carrelli, cassapanche. Vecchie persiane napoletane recuperate dalla spazzatura oggi sono tavoli per l’accoglienza bar e porta riviste, e non utilizziamo mai stoviglie di plastica per la cucina.
La Società Trentaremi si occupa di marketing territoriale, rivolgendosi a soggetti pubblici e privati, organizza corsi, eventi, escursioni e produce piani di marketing per le entità locali.

E poi c’è la vostra cucina. Il cibo, in effetti, è fondamentale, soprattutto per una città come Napoli. Ci parli dei vostri pranzi e cene a tema?
Claudio un giorno disse: “Non avrò mai più uno studio senza la cucina” e tutti noi lo abbiamo preso in parola. Amiamo mangiar bene ed un buon piatto è spesso la migliore occasione per stare insieme. Le nostre pause pranzo spesso diventano quelle dei nostri amici e soci. Cerchiamo di ospitare sempre qualcuno per ripristinare il piacere di stare a tavola, di chiacchierare e di confrontarsi. Claudio, poi, è come una mamma premurosa che ogni giorno ci prepara una specialità nuova.

Proprio ieri al Teatro San Carlo si è svolta la cerimonia di inaugurazione del Forum delle Culture, oggetto di annose questioni, risollevate ultimamente dal Movimento 5 stelle con l’accusa di una scandalosa gestione da parte della Regione e del Comune. Anche Vecchioni, nel ripercorrere la vicenda delle sue dimissioni dal ruolo di presidente della manifestazione, ha espresso il suo scetticismo nei confronti di uno degli eventi più attesi dalla città partenopea. Credi che, nonostante tutto, sia una buona occasione per riscattare una città continuamente sotto accusa, o anche tu pensate che il rischio sia quello di fare una figuraccia a livello internazionale?
La figuraccia a quanto pare è stata già fatta. Per il Forum si parlava di cifre sostanziose e siamo rimasti con pochi spiccioli. Il guaio è iniziato con la precedente amministrazione ed è continuato con la nuova. La nostra impressione è che questo sia il risultato non solo della malafede di alcuni addetti ai lavori, ma anche dell’incapacità, diffusa nel nostro territorio, di creare squadre forti e coese. Si sprecano più energie a farsi la guerra piuttosto che impiegarle per progetti di respiro internazionale. Eppure esistono le intelligenze ed esiste una forte spinta propulsiva nel campo delle arti. Ma le ragioni personalistiche spesso sovrastano il bene comune. Non è solo il Forum: la stessa Accademia di Belle Arti o la Facoltà di Architettura non hanno rinunciato alle loro piccole parentopoli.

Governo e istituzioni non fanno altro che remare contro una delle cose su cui, invece, dovrebbe fondarsi la nostra economia: la Cultura. Per fortuna ci sono realtà come la vostra che, nonostante tutto e tutti, continuano a scommettere su una delle più grandi risorse del nostro paese.
Nonostante le istituzioni spesso facciano tutt’altro che incentivare l’iniziativa culturale, in molti casi i maggiori nemici di chi vuol vivere di cultura sono quelli che fanno cultura senza riuscire a viverci. Sembrerà una provocazione, ma una sana concorrenza creerebbe una competizione positiva anche tra lavoratori dell’immateriale. Invece oggi tutti provano a fare lavori creativi e spesso, avendo altre entrate, svendono le proprie abilità, contribuendo ad un continuo gioco al ribasso che finisce per punire anche chi, con la cultura, potrebbe avere buoni guadagni. Non solo: un altro paradosso è che, pur moltiplicandosi le scuole, diminuisce lo spessore professionale di artisti e creativi. Va perdendosi infatti il “mestiere” ovvero quella qualità che, oltre alla tecnica, premia la capacità di rapportarsi al mondo “reale” del lavoro.

Che consiglio dareste a un giovane che volesse provare a vivere di arte e cultura?
Consiglieremmo a un giovane artista, o creativo, di scegliere con decisione la sua strada, di non perdersi nei rivoli confusi della formazione perpetua ma di perseguire il proprio percorso senza distrazioni. L’arte, la fotografia, la pubblicità, il giornalismo non sono passioni che possono diventare un lavoro, ma lavori da fare con passione.

La più grande soddisfazione?
Aver creato Pantesia con le sole nostre forze, la nostra energia e le nostre idee. È bello guardarsi intorno e pensare che è tutto frutto del nostro lavoro fisico ed intellettuale.

I vostri programmi per il futuro?
Incentivare la cultura attraverso la vendita di stampe fine art e creare un giro di artisti che ruotino intorno a Pantesia, lasciando spazio ai giovani che continuano ad essere oscurati dai soliti vecchi nomi che ormai hanno una produzione pari a zero.
Gli eventi fino alla fine del 2013 saranno tanti e differenti tra loro: vernissage di eleganti ceramiche d’arredo, oli su tela, mostre fotografiche, workshop di fotografia, di food styling, cene-gioco a tema per i soci e continui allestimenti nella zona galleria.

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Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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