CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

Marcella Stilo / Cartalana

6 minuti 1160 parole

Un’alternativa è possibile, basta avere un pizzico di coraggio e di follia. Intervista a Marcella Stilo di Cartalana. Entra in contatto con Marcella

Parole: 1160  | Tempo di Lettura: 4 minuti e mezzo

cartalana

Marcella, calabrese di nascita e 11 anni vissuti a Roma, di cui 5 trascorsi a lavorare come addetto stampa e organizzatrice di eventi culturali. Nonostante la lunga esperienza nel settore, si ritrova più volte ad accettare contratti a progetto o da stagista, costretta a svolgere mansioni “che andavano ben oltre il ruolo per il quale venivo (sotto) pagata”. Perciò, a 29 anni, decide di dire basta, di licenziarsi e trasformare quello che prima era soltanto un hobby in lavoro. Comincia così una nuova vita di carta, anzi, di Cartalana.

Marcella, come è nata la tua passione per la carta?

Quando ero piccola passavo interi pomeriggi a sperdermi nell’immaginazione imbrattando tutto ciò che potevo con i colori; ritagliando immagini da vecchie riviste per fare collage; improvvisandomi scultrice della cartapesta. Cose così. La carta mi ha sempre affascinato in ogni sua forma. Ho continuato così fino ai primi anni di università, poi mi sono appassionata al mondo dell’arte e, contestualmente, ho cominciato a collezionare ninnoli e bijoux di ogni tipo, molti dei quali distruggevo per farne dei nuovi. In seguito, grazie a tutorial facilmente reperibili su internet e a testi trovati in biblioteca o nelle librerie, ho sperimentato altre tecniche come la wire-art, procedimenti di bigiotteria classica, uso di paste polimeriche mescolando il tutto ad altre tecniche ‘cartacee’ come il decoupage e l’origami finché mi sono appassionata all’eco art e ad argomenti legati alla green-economy come la “decrescita felice“.

Quando hai capito che potevi trasformarla in lavoro?

All’inizio era solo un hobby. Poi ho scoperto le opere dell’artista toscano Ivano Vitali e da lì mi si è aperto tutto un altro mondo. Trascorso poco tempo da questa illuminante scoperta, e a seguito di più approfondite ricerche, grazie al sostegno del mio compagno (il primo a credere in me) ho dato vita a Cartalana.

Come si fa a filare la carta? È complicato?

Filare la carta è un’operazione molto semplice, chiunque può farcela purché si armi di una buona dose di pazienza. La tecnica che utilizzo per trasformare la carta in filato è la cosiddetta filatura con fuso a mano. Il fuso non è altro che un bastoncino di legno con uno o più pesi posti alla base (superiore o inferiore) e un gancetto inserito ad una delle estremità. Il peso, detto “fusaiolo”, imprime una spinta maggiore allo strumento, in modo tale che la rotazione avvenga senza difficoltà.

Come si fa a conferire resistenza alla carta ?

La torcitura conferisce coesione e resistenza al filo grazie appunto alla torsione. Prima di procedere con la filatura è necessario ridurre la carta in strisce regolari (larghe 1 – 2 cm) dopodiché bisogna incollarle una per una fino ad ottenere un’unica, lunghissima striscia di carta. A questo punto è possibile filare la matassa di carta e trasformarla in filato grazie all’ausilio del fuso. La carta è un materiale costituito da materie prime fibrose prevalentemente vegetali, è quindi dotata di una sua forza facilmente percepibile con le mani durante tutto il procedimento di preparazione e filatura della carta.

Come e dove hai imparato a lavorare la carta?

Ho imparato da sola, provando e riprovando a filare la carta col fuso finché un bel giorno non ho ottenuto dei risultati che mi soddisfacevano. Da un punto vista più teorico e, se vogliamo, ‘filosofico’, invece, ho fatto di Munari, Gropius e Chanel i miei principali maestri ispiratori. La ricerca resta però continua e incessante su vari fronti e ambiti di conoscenza.

Cos’altro realizzi oltre ai gioielli?

Oltre ai gioielli, mi diletto nella creazione di borse. Così come i monili, anch’esse nascono dalla mescolanza di una o più tecniche di lavorazione, i materiali privilegiati restano la carta filata che utilizzo per decorare e – in questo caso – il cartoncino per cartonaggio di cui mi servo per dare struttura all’oggetto. Come la maggior parte delle donne, adoro questo tipo di accessorio, ma la sua realizzazione non rappresenta un lavoro di facile esecuzione poiché richiede molto tempo e, soprattutto, una certa abilità, sia progettuale che tecnica. Diciamo che al momento si tratta più che altro di esercizi di stile.

Dove trovi ispirazione?

Sono diverse le cose che possono ispirarmi: un quadro; una fotografia; un abito; un tessuto; il passo di un libro; la scena di un film, un tizio o una tizia per strada… Il punto di partenza comunque è sempre l’osservazione cui segue un lavoro di approfondimento e di ricerca. Via via che raccolgo informazione arrivano le suggestioni e l’oggetto che voglio creare comincia a prendere forma finché non riesco a visualizzarlo letteralmente nella mia mente. A quel punto mi metto a lavoro. Lo spirito che sta alla base di tutto il processo creativo è il gioco; trovare soluzioni sempre diverse mi diverte da morire. Ma ogni gioco ha le sue regole, dunque, per certi aspetti, è una cosa molto seria.

Quali sono le difficoltà che hai incontrato e che incontri tutt’ora?

La maggiore difficoltà sta nell’avere accesso a un credito che mi consenta di ottimizzare l’attività sotto vari aspetti: produzione, comunicazione, distribuzione e così via. Ho partecipato a dei bandi per l’imprenditoria giovanile, alcuni li ho vinti, ma le somme accordate alla fine sono risultate insufficienti a coprire l’investimento iniziale. Avrei dovuto anticipare somme di denaro di tasca mia, somme di cui ovviamente non dispongo. Stando così le cose, confido di trovare un finanziatore interessato a investire su di me e sul mio progetto.

Ma riesci a vivere del tuo lavoro?

Parlare di guadagni è ancora prematuro. Diciamo che al momento riesco a stare in pari con le spese. Considerando che sono partita praticamente da zero, questo è già un gran risultato e mi fa ben sperare per il futuro.

Quali canali preferisci usare per farti conoscere?

Il mio canale privilegiato è internet, un mezzo in cui è congenito il passaparola. Cartalana ha preso il via grazie a una fan page creata su Facebook, ,poi è venuto tutto il resto. Le persone che mi seguono sono il barometro grazie al quale riesco a orientare il mio lavoro. A loro devo molto.

Un consiglio a un giovane che vorrebbe inseguire la propria passione?

Non mi sento di dispensare consigli ma in base alla mia esperienza personale posso dire che è importante non scoraggiarsi, credere in se stessi, nelle proprie capacità, avere tenacia; non cedere al clima di tensione e di paura in cui vorrebbero imprigionarci al grido incessante della parola “crisi”. Un’alternativa è possibile, basta avere un pizzico di coraggio e di follia e la caparbietà di non rinunciare a sognare. Soprattutto non rinunciare a sognare.

Progetti per il futuro?

Intanto sto per trasferirmi a Milano, una città in pieno fermento creativo dove finalmente sto trovando il mio spazio. Poi, mi piacerebbe molto instaurare delle collaborazioni con altri designer e creativi, fondere assieme le nostre reciproche abilità e dar vita a qualcosa di unico. Ho sempre creduto nel potere della contaminazione.

unco-cartalana-12

unco-cartalana-2

unco-cartalana-3

unco-cartalana-4

unco-cartalana-5

unco-cartalana-6

unco-cartalana-7

unco-cartalana-8

unco-cartalana-9

unco-cartalana-10

Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

Lascia un commento