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12. Marco About / Roma

10 minuti 1991 parole

O probabilmente in qualche altra vita ero morto. Intervista a Marco About

Marco è nato a Roma e ha 35 anni. Di cognome fa Bevivino ma firma i suoi lavori come Marco About, nome che viene da un gruppo nel quale suonava. Ha lavorato come grafico freelance per diversi anni, per poi passare alle dipendenze di un’azienda specializzata in stampe serigrafiche. Ha così scoperto la sua passione per la serigrafia e ha trasformato una stanza di casa in un mini laboratorio dove, nel tempo libero, stampa poster, fa packaging e confeziona copertine di dischi in piccole tirature e rigorosamente a mano.
Fa parte del movimento artistico M.U.Ro che negli ultimi anni sta cercando di valorizzare i muri di Roma con opere di Wall Painting, coinvolgendo artisti italiani e internazionali.

Ciao, Marco. Raccontaci la tua storia.
Ciao, sono Marco, nato a Roma 35 anni fa, di cognome faccio Bevivino però mi firmo Marco About che viene da un gruppo nel quale ho suonato per molti anni, i Think about. A quei tempi andava molto chiamare le persone come i gruppi.
Mi occupo di tante cose che hanno bene o male a che fare con il disegno, la grafica, le illustrazioni e la serigrafia.
Durante gli anni ho partecipato a diverse mostre, le prime arrivarono circa 8/9 anni fa, ma ultimamente mi hanno un po’ annoiato: non sono molto capace a tenere bicchieri in mano, sorridere e parlare tutto il tempo di quadri e cose artistiche, preferisco parlare di pizzette e supplì.

Come mai hai deciso di abbandonare la professione di freelance e di passare a quella di dipendente fisso?
Prima del lavoro fisso ho fatto tantissimi lavori, non tutti avevano a che fare con le mie passioni.
Con il tempo stavo riuscendo ad accantonare un po’ i lavori che non volevo fare e dedicarmi di più al disegno.
Per un periodo andò anche bene, poi venne a mancare mio padre e avevo bisogno di entrate sicure per dare una mano in famiglia.
Iniziai quindi diversi lavori, lavorai in uno strano studio di vendite online nel quale mi occupavo della parte grafica del sito, ma era troppo lontano da casa e dopo un po’ non ne è valsa più la pena.
Successivamente andai a lavorare in un centro copie che aveva la presunzione di chiamarsi anche studio grafico. Qui ci passai un paio di anni rinchiuso insieme a un cane per niente simpatico che una volta mi mangiò il cappello!
Dopo un po’ insieme a degli amici decidemmo di metter su una piccola società. Ci occupavamo principalmente di siti web e per un po’ di tempo tutto filò liscio, per un brevissimo periodo abbiamo avuto anche una bella sede con il parquet in terra!
Poi venne Myspace e le cose iniziarono ad andare male perché molti dei nostri clienti erano band musicali. Myspace era più semplice da aggiornare, a costo zero, super personalizzabile e alla portata di tutti, perché spendere soldi per un sito?
Un giorno però arrivò la proposta dalla serigrafia dove lavoro attualmente, lo stipendio era buono e fisso e finalmente riuscivo a sostenere tutte le spese familiari, in più il tipo di lavoro che mi si richiedeva mi piaceva.
Dopo un anno circa trascinai dentro anche i miei amici del vecchio studietto!

Quando le persone ti chiedono “Che lavoro fai?” tu cosa rispondi?
Sono sempre un po’ in difficoltà perché non so come definirmi.
Sarei un incisore, ma detto così suona strano. Allora dico “grafico per la serigrafia” ma poi ti chiedono che differenza c’è dal grafico normale.
La differenza sostanziale è che il grafico applicato alla serigrafia ragiona in modo semplice, non c’è nulla di empirico, sono tecniche che esistono da tantissimi anni, prima dei computer. Bisogna semplicemente pensare a come realizzeresti ogni processo generato dal computer se non ci fosse la corrente: insomma, dovresti saperlo fare anche a mano con dei fogli lucidi e un pennarello nero!
Alla fine è un po’ come fare un panino, ci sono degli strati che devi mettere nel modo giusto, puoi mischiarli tra loro, puoi farli più o meno grandi, ma non puoi mettere le melanzane con la nutella, farebbe un po’ schifo.
Ah…che lavoro faccio? Panini!

Dicci qualcosa del movimento artistico M.U.Ro di cui fai parte
M.U.Ro nasce dalla mente di Diavù, noto illustratore, pittore, fumettista e amico.
Il fine di M.U.Ro è quello di offrire al cittadino un vero e proprio museo a cielo aperto.
Abbiamo iniziato dal quartiere Quadraro, zona in cui vive Diavù e posto molto adatto, vista la grande quantità di muri liberi. Dopo i canonici sbattimenti burocratici sono iniziati i lavori e, se fai un giro oggi per il Quadraro, troverai le vie molto più allegre e colorate.
Questo progetto ha coinvolto moltissimi artisti nazionali e internazionali tra cui Jim Avignon, Gary Baseman, Alicè, Malo Farfan, Irene Rinaldi e tanti altri.
Il tutto si sta espandendo e alcuni interventi sono stati già fatti al di fuori del quartiere e di Roma, abbiamo intenzioni serissime.

Che cos’è per te la Street Art? È una forma di espressione sovversiva, un modo per far arrivare la propria arte a quante più persone possibili?
Credo che oggi il termine street art venga spesso usato a sproposito. Molti pensano che basti attaccare qualche adesivo in giro per essere uno street artist. Secondo me la vera essenza nasce da quelle persone che ne hanno fatto veramente una ragione di vita. Conosco tantissimi ragazzi che escono di notte e ogni volta rischiano brutto per portare a termine il proprio lavoro. La maggior parte delle volte sono costretti a fuggire, a realizzare le loro opere in tempi record, a viversi su ogni centimetro della pelle il rischio di portare avanti la loro forma d’arte, che in questo caso sì, è più che sovversiva.
Personalmente non mi reputo di far parte della categoria, bene o male ho fatto sempre lavori legali mettendoci tutto il tempo che volevo. Poi se per street artist si intende qualsiasi cosa venga realizzata in strada allora vale anche il madonnaro in via del corso!

Oltre a occuparti di serigrafia ti dedichi anche alla pittura su legno e ti piace creare cose nuove partendo da materiali di scarto. Anche questo lo fai per lavoro o è piuttosto un hobby? Lo preferisci alla serigrafia?
Devo dire che è tanto tempo che non faccio più questo genere di cose per hobby, anche se spesso mi piacerebbe tornare a quella rilassatezza delle cose fatte per il semplice piacere di farle.
Quando dipingo, disegno, costruisco cosacce è quasi sempre per un fine, per un lavoro, una commissione o qualcosa che comunque mi verrà poi pagata.
L’intento è quello di farlo il meno possibile, per non far diventare anche il piacere una continuazione del lavoro una volta uscito da ufficio.
Purtroppo però, o forse per fortuna, (devo ancora capirlo!) accetto mille proposte perché in fondo sono curioso e ho voglia di mettermi in gioco e così il tempo libero se ne va!
Con la serigrafia invece, quella che faccio nelle quattro mura della cameretta la sera, riesco a rilassarmi e a sentire di meno il peso della “commissione”.
Stampo, stampo e stampo, se poi saranno cose che si metteranno in vendita bene, sennò non fa nulla…sì, la serigrafia in questo momento della vita mi rilassa e la preferisco!

Qual è la differenza tra un’opera realizzata al computer e un’altra a mano, senza l’aiuto delle nuove tecnologie? Credi che una abbia più prestigio o valore di un’altra?
Il computer per me è un buon mezzo, non lo metto in dubbio, spesso mi semplifica la vita e mi velocizza su tanti processi. Sono però troppo affezionato alle vecchie tecniche, quelle manuali, dove una volta finito sei tutto sporco, mani, pantaloni e maglietta.
Non che un’opera al computer sia per forza meno bella, ci sono dei lavori totalmente fatti al pc che apprezzo e magari non riesco neanche a immaginare come siano stati realizzati. Resta il fatto però che non li vorrei avere in casa, non attaccherei al muro un disegno totalmente fatto in digitale perché per quanto bello e affascinante sia, è comunque freddo e se lo guardo non mi trasmette la stessa sensazione di una cosa che posso toccare e sentirne la trama e l’odore.

Secondo te la poster art è un genere di nicchia, o può essere apprezzato da qualsiasi persona sensibile all’arte in generale?
La poster art è una delle poche cose che mi diverte! Penso però che ci vorranno ancora un po’ di anni per farla apprezzare al grande pubblico. Ho riscontrato che le persone comprano un poster di un concerto solo se hanno partecipato a quell’evento, a meno che non sia di un gruppo famosissimo del quale siano fan.
È difficile che qualcuno acquisti un poster soltanto per l’aspetto grafico, è una cosa che per ora facciamo noi nerd appassionati di poster art!
C’è da dire però che qualcosina piano piano si sta muovendo e lo vedo già dall’ultimo anno nel quale mi sono arrivate molte proposte da band che vogliono un poster fatto a mano. Forse oltre ai soliti gadget come magliette e cappellini delle band, potremmo iniziare a trovare anche le serigrafie agli stand durante i concerti. Naturalmente il mio discorso è circoscritto all’Italia, in molti altri paesi c’è chi vive di poster.

Durante un’intervista di qualche anno fa, hai dichiarato di non gradire molto l’appellativo “artista” riferito alla tua persona. Dopo quattro anni, sei ancora della stessa opinione?
Sì sì, non mi smuovo! Più che altro perché è una parola troppo usata, come street art!
Ormai basta fare un lavoro non convenzionale o due schizzi su un foglio per appropriarsi di questo appellativo. Sinceramente mi reputo una persona che disegna e a cui piace farlo, ma non posso essere io stesso a definirmi artista, magari per qualcuno potrò esserlo ma per altri no.
Quelli che si presentano dicendoti “ciao faccio l’artista” in genere non mi piacciono da subito, mi sembra una cosa un po’ spocchiosa!

Immagino che te l’abbiano chiesto in parecchi, ma ti va di dire anche a noi perché i tuoi lavori sono popolati da animali e scheletri?
Ah bella domanda! Credimi che non lo so neanche io…non penso a nulla prima di iniziare un disegno, quel che viene, viene da sé. Probabilmente in qualche altra vita ero un animale, avevo un negozio di animali, oppure ero morto.

Cosa fai nel tempo libero?
Mi piace, ma soprattutto mi piacerebbe fare tante cose. Quelle che riesco a fare però mi appagano. Suono con due gruppi, uno punkrock (i Twister) con 3 miei grandi amici e un altro acustico (Pasta&patate) insieme ad altri due amici e alla mia fidanzata.
Vado tanto in bicicletta e passo del tempo a sistemarla, gli cambio i pezzi, gli attacco degli adesivi sopra che poi ristacco.
Sistemo la casa a volte e poi vado a trovare mia madre, mangiamo insieme e magari andiamo a qualche mercatino dell’usato.
Mi piace anche non far nulla e stare nel letto con l’amata a vedere dei film.
Tutte queste cose per me sono molto più importanti che disegnare.

Stai lavorando a qualcosa di particolare in questo periodo?
Ho iniziato questa collaborazione con Bla, è uno studio che fa da tramite tra clienti e creativi mettendo a disposizione diversi collaboratori. Oltre a questo sono stato contattato da buru-buru, un nuovo sito dove è possibile acquistare prodotti di artigianato, serigrafie, stampe e chi più ne ha più ne metta.
In questi giorni poi sto realizzando un murales insieme a Irene Rinaldi, mia amica e bravissima illustratrice romana, siamo molto soddisfatti e contenti! Come ultimo mi aspetta un nuovo poster per una band che mi ha contattato pochi giorni fa, insomma non ci si annoia affatto!
Se avete voglia di seguire gli sviluppi di questi progetti e di altri ancora vi lascio il mio sito, spero vi piaccia!

Sono ormai 10 anni, o forse più, che dedichi le tue giornate e la tua vita a questo lavoro. Come ti vedi tra altri 10 anni?
Mmm…mi vedo stanco!

Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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