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Marco Bonsignore / Kothon

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Credo che l’olio, per tipologia di coltura e per abitudini di consumo, sia un prodotto molto simile al vino. Intervista a Marco Bonsignore. Entra in contatto con Marco

Parole: 919 | Tempo di lettura: 4 minuti

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Marco Bonsignore è nato e cresciuto a Varese, ma nelle sue vene scorre sangue siciliano, precisamente quello della Valle dei Templi di Selinunte, dove ha vissuto per lunghi periodi durante gli anni universitari. Dopo la laurea in Economia e Commercio, ha lavorato per quattro anni come responsabile operativo per una società di assicurazioni; finché, circa un anno fa, ha deciso di seguire le orme paterne e investire in un piccolo appezzamento di uliveti nella sua terra di origine. Da poco raggiunta la soglia dei 30 anni, compiuti lo scorso febbraio, Marco ha finalmente preso la sua decisione: abbandona il posto in ufficio a tempo indeterminato per dedicarsi unicamente alla promozione e commercializzazione del suo olio Kothon, da destinare soltanto a ristoranti e locali di qualità, perché l’olio extravergine di oliva va degustato, come un vino pregiato.  

Marco, la tua famiglia produce olio dal 2003. Quindi si tratta di una produzione piuttosto recente.

Esatto. Tutto nacque quando mio padre decise di investire in un piccolo appezzamento di terreno composto quasi esclusivamente da ulivi di Nocellara del Belice. In questi 10 anni di attività ho potuto maturare una significativa e calibrata esperienza: non troppo corta da cadere in errori da inesperto, né troppo lunga da diventare tradizionalista e antiquato. Così, circa un anno fa, ho deciso di acquistare un altro terreno con l’intento di raddoppiare la produzione ed iniziare la commercializzazione del mio olio extravergine di oliva in vetro, da destinare a ristoranti ed eno-gastronomie di alta qualità.
Dopo un anno di prova, e considerati i riscontri ricevuti dai clienti, ho abbandonato il lavoro in Sicuritalia per buttarmi anima e corpo in questa nuova avventura. In soli 3 mesi ho venduto quasi la metà della produzione, realizzando circa il 50% del fatturato annuale.

Perché avete scelto il nome Kothon?

Il nome Kothon deriva dal nome fenicio del fiume Cottone che scorre a ridosso del nostro terreno, a 500 metri dalla Valle dei Templi di Selinunte. Con un nome decisamente inusuale e con una bottiglia che volutamente vuole rompere quelli che sono gli schemi tradizionali del mondo dell’extravergine, il mio principale intento è quello di depurare, resettare le menti dei consumatori dagli innumerevoli preconcetti, per cercare di dare una nuova chiave di lettura di quello che è uno degli ingredienti più utilizzati in cucina.

In che modo?

Credo che l’olio, per tipologia di coltura e per abitudini di consumo, sia un prodotto molto simile al vino: un’uva sangiovese che cresce a Montalcino darà un vino straordinario e dalla stessa uva, coltivata in Veneto, si otterrà un prodotto altrettanto di qualità, ma non potrà mai essere lo stesso. Proviamo a pensare se sulle etichette delle bottiglie di vino venisse riportata soltanto la dicitura “Prodotto italiano”: difficilmente qualcuno comprerebbe un vino senza conoscerne la provenienza, l’anno di produzione, la gradazione alcolica, i vitigni utilizzati, la zona di coltivazione, e così via. Ecco, con l’olio extravergine il discorso è identico, ma in pochi ci pensano, e ci si accontenta della descrizione “Estratto da olive italiane”” quale garante di gusto e qualità. È proprio questo vuoto culturale che voglio cercare di colmare, fornendo ai consumatori parametri di scelta quanto più oggettivi.

Quante persone compongono la vostra azienda e con quali mansioni?

Io e mio padre seguiamo ogni fase, dalla raccolta, alla molitura, all’imbottigliamento, al trasporto, ma soprattutto alla commercializzazione e comunicazione. Ovviamente alcune mansioni vengono inevitabilmente esternalizzate per questioni puramente burocratiche e logistiche.

Perché la scelta di un prodotto soltanto per ristoranti esclusivi e boutique enogastronomiche?

Ho scelto di dedicarmi esclusivamente a canali molto selezionati perché ritengo che il nostro non sia un prodotto oggi comprensibile a tutti. Per questo mi rivolgo principalmente a locali che prediligono materie prime ricercate e con una clientela disposta a pagare il giusto prezzo per un prodotto di qualità.  Naturalmente mi auguro di portare il mio olio sulle tavole di tutti gli italiani tra qualche anno, ma sempre secondo le mie regole e le mie convinzioni: una bottiglia di Kothon va consumata come se fosse un vino pregiato.

La distribuzione è solo italiana o vi affacciate anche su mercati esteri?

Oggi i nostri clienti sono quasi esclusivamente italiani, ma non nascondo un forte interesse per canali esteri. Ma, ripeto, la mia è prima di tutto una sfida culturale verso tutti i consumatori nostrani: sono stufo di vedere esportate la maggior parte delle produzioni nazionali, mentre qui si continuano a importare prodotti esteri di scarsa qualità. L’Italia è il paese che di gran lunga vanta il maggior numero di produzioni DOP di tutta Europa, ma allo stesso tempo con le politiche sulle importazioni ed esportazioni più assurde!

Quali sono state le difficoltà iniziali?

Le difficoltà iniziali sono le stesse che affronto quotidianamente e consistono proprio nel riuscire a sensibilizzare i miei interlocutori affinché comprendano che per condire a pranzo una semplice insalata può andar bene anche l’olio del supermercato ma, se abbiamo una cena importante e cuciniamo pietanze ricercate, è indispensabile l’utilizzo di prodotti adeguati.

Progetti futuri?

Il mio futuro è Milano. Ci andrò a vivere definitivamente da settembre, così potrò avvicinarmi nuovamente alla mia Varese, nella quale ho mantenuto fortissimi legami con amici e clienti. Inoltre, con l’imminente avvento di Expo 2015 e con la nostra futura partecipazione ad alcune fiere di settore, ci auguriamo di intensificare la distribuzione del nostro prodotto su tutto il territorio italiano e tenteremo di portare Kothon anche oltre i confini nazionali. 

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Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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