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Marco Rapino

3 minuti 540 parole

Lavora tre anni in Finlandia per Angry Birds, torna in Abruzzo e apre la propria casa di videogame indipendenti. Intervista a Marco Rapino

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Tutti conoscono Angry Birds e Pad Piggies, ma in pochi possono dire di aver lavorato in Finlandia per la Rovio Entertainment, l’azienda che li produce. Marco Rapino, 29enne laureato in Informatica di Lanciano (Chieti) ha lavorato nella nota casa di sviluppo di videogame per tre anni, prima di tornare in Italia e aprire un game studio indipendente, la Chestnut Games, proprio sulla costa abruzzese. Segno che con tanta competenza e ambizione è possibile compiere il percorso inverso dei “cervelli in fuga” e farcela da sé.

Marco, la prima domanda sorge spontanea: chi te l’ha fatto fare di tornare in Italia?
Sono stato tre anni alla Rovio, in Finlandia, come programmatore: ero responsabile dello sviluppo di Angry Birds e Bad Piggies, e di quest’ultimo ho realizzato anche il 50% della grafica. Però avevo dei progetti personali su cui lavorare e volevo cambiare ambiente. Là era molto bello e stimolante però avevo voglia di avviare qualcosa di mio, di seguire un progetto personale.

E così hai aperto la Chestnut Games
Esatto, la cui società è nata ad aprile scorso insieme a un amico grafico, Sandro Mendozzi. In Chestnut sviluppiamo videogame indipendenti per piattaforme mobile. Cominciamo dalla fase di design e prototipazione dando una forma al concept. Quindi passiamo allo sviluppo dell’architettura logica e degli asset grafici che porteranno al perfezionamento prima che il prodotto esca sugli store.

E adesso a che punto siete?
I primi di giugno abbiamo rilasciato Kyubo, puzzle platform che solo nel primo mese ha avuto parecchi feedback positivi dagli utenti, è stato recensito da magazine di rilievo sia nazionali che internazionali ed è stato in primo piano tra i puzzle games per due settimane.

E in totale quanti utenti avete raggiunto?
Tra le due piattaforme realizzate finora circa 70.000 utenti hanno scaricato e acquistato i videogiochi.

Quanto ci vuole a sviluppare un videogame?
Dipende, in genere dai 4 ai 6 mesi, quindi un totale di 2 progetti l’anno. Economicamente, i costi sono quasi nulli, se hai un buon pc, e chiaramente esclusi gli stipendi.

Quanto si guadagna mediamente?
In genere uno sviluppatore di videogiochi può chiedere 1500 euro al mese, ma in Italia sono poche le aziende che assumono. Da freelance, le possibilità di guadagno derivano, oltre che dalle vendite dei videogiochi, dalle sponsorizzazioni delle aziende che possono integrare il tuo gioco nella loro app.

Dalla Finlandia alla provincia teatina. Si direbbe che hai avuto del coraggio
In realtà nel settore dello sviluppo dei videogame non conta poi tanto il luogo in cui lavori. I contatti servono, ma sono sufficienti le fiere 2-3 volte all’anno, all’estero soprattutto. A breve andremo a Colonia, ad esempio, alla Games Con, conferenza dedicata agli sviluppatori e importante momento di incontro e talk. D’altronde, penso che in questo momento di crisi, si debba reinventarsi e trovare strade alternative.

Consigli per un ragazzo che voglia buttarsi in questo settore e mestiere, a metà tra creatività e tecnica?
Fare esperienza all’estero. Offre prospettive diverse, consente di non dare niente per scontato e acquisire competenze tecniche importanti. Per chi cerca di muoversi su questo mercato consiglierei il Nord Europa, il Giappone e gli Stati Uniti.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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