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579. Marco Todeschini Antica Ukuleleria

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L’ukulele ha la stessa dignità di un violino. La storia del liutaio Marco Todeschini. Entra in contatto con Marco

Parole: 937 | Tempo di lettura: 3 minuti

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Marco, da cosa nasce la tua fascinazione per l’ukulele?
Mi sono formato nella costruzione di strumenti a corda a pizzico nella “Civica Scuola di Liuteria di Milano”. Il percorso scolastico è improntato su strumenti classici ma è lasciato libero sfogo agli studenti per la costruzione di altri strumenti. Mi sono ritrovato a costruire il primo ukulele per caso. Ero a metà del primo anno e dovevo andare a trovare la mia ragazza che stava facendo un’esperienza di un anno come au pair a Boston. Il viaggio coincideva con il suo compleanno e mi sarebbe piaciuto molto costruirle uno strumento musicale come regalo. L’unico in grado di stare all’interno del bagaglio a mano dell’aereo era l’ukulele. Nonostante la non-classicità dello strumento, i maestri di scuola mi hanno aiutato molto e sono riuscito a terminarlo qualche giorno prima della partenza. Ho costruito il secondo per una coppia di amici che si sposavano, poi uno per un amico chitarrista. E così mi ritrovo ora ad averne fatti più o meno una quarantina.

Hai effettuato delle analisi di mercato prima di aprire Antica Ukuleleria?
È stata una cosa abbastanza istintiva, non c’è stato un momento in cui ho scelto coscientemente di costruire solo ukulele. Normalmente i liutai guadagnano sopratutto dalle riparazioni e costruiscono saltuariamente strumenti più complessi e costosi. Nel mondo dell’ukulele invece è raro riparare: pochissimi hanno ukulele di una certa qualità che legittimino la riparazione piuttosto che la sostituzione con un nuovo modello. È molto più facile costruire tanti strumenti veloci. 

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Che tipo di approccio utilizzi per costruirli e quante tipologie di strumento si possono individuare?
L’approccio che utilizzo è il mio valore aggiunto: la mia filosofia costruttiva è quella di attingere dalle informazioni, tecniche e cultura appresi a scuola, quindi di stampo prevalentemente classico, per utilizzarli nella costruzione del meno “serioso” tra gli strumenti, in modo da contribuire a dargli la dignità che in molti (sopratutto all’estero) credono meriti. L’ukulele è uno strumento relativamente moderno e non europeo, costruito utilizzando i criteri della liuteria classica europea. Mi piace molto contaminare questa base classica con dettagli o soluzioni più moderne, ma il motore dei miei ukulele rimane comunque quello di uno strumento rinascimentale.

All’inizio costruivo seguendo l’sitinto e il mio sentimento, senza standardizzare. Poi mi sono reso conto che era molto più conveniente e caratterizzante individuare pochi modelli base. C’è quindi l’Antico, fatto con i metodi che ho descritto prima, costruito con legni tipici della liuteria europea e verniciato con la gommalacca che di solito si utilizza per i violini; il Moderno, con concetti base identici all’Antico ma in in cui sfogo alla mia parte innovatrice, utilizzando quindi un miscuglio di metodi tradizionali e tecnologia; il Libero, utilizzando legni più abituali nella costruzione di ukulele, come il mogano. Quest’ultimo è il più rustico e quindi il più economico. Infine c’è UFOS (Ukulele From Outer Space), un prototipo costruito coniugando al massimo il lato antico con quello moderno e utilizzando tecnologie tipiche del mondo dei makers come la stampa 3D, questo in collaborazione con il Verona Fablab.

Qual è la tua clientela e che tipo di richieste avanza?
Il mercato dell’ukulele risente molto del fatto che in Italia ancora moltissimi non lo considerano uno strumento a tutti gli effetti, bensì un gioco o una chitarra giocattolo. Come per molti altri strumenti popolari molti acquistano la versione base molto economica ma pochi sono disposti a riconoscere un prezzo adeguato ad un ukulele ben fatto. Questo non succede con la chitarra, altro strumento popolare con cui molti partono da versioni entry level, ma molti altri sono disposti a spendere di più per un prodotto di qualità, fatto a mano o meno. Proprio a causa di questa bassa dignità riconosciuta allo strumento, la clientela di musicisti in cerca di un ukulele di qualità è ridotta. All’estero invece esistono molti “ukulele club” e appassionati, non per forza musicisti professionisti.

La maggior parte delle commissioni mi arrivano da musicisti amatoriali appassionati di questo strumento, e in qualche caso da musicisti professionisti. È anche presente una nicchia che credo si sposi meglio con l’ukulele rispetto ad altri strumenti, quella delle commissioni come regalo “importante” e magari di gruppo (e quindi più affrontabile anche da persone estranee al mondo della liuteria e quindi spaventate dai suoi prezzi) come matrimoni o compleanni.

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Sul tuo sito ci sono anche quattro testimonials. Ce ne vuoi parlare?
Tra loro sicuramente i più famosi nell’ambito dell’ukulele sono Paul Moore e George. Paul è un jazzista inglese che ha fondato da una decina di anni una scuola in Israele nella quale insegna a suonare l’ukulele a classi miste di bambini arabi ed ebrei. Lui è molto conosciuto nei festival di ukulele e in occasione di uno di questi mi ha chiesto di costruirgli un ukulele interamente in noce italiano: sua nonna era emiliana e lui è molto attaccato al nostro Paese. Oltretutto è appassionato di fantasy e ha voluto che il suo ukulele fosse decorato con iscrizioni elfiche, da lì il nome dell’ukulele che ho costruito per lui, Elvish Uke.

George invece è uno dei due fondatori della più famosa orchestra di ukulele al mondo, l’Ukulele Orchestra of Great Britain. Da 30 anni fanno concerti in giro per il mondo proponendo cover in versione “ukulelelica” di pezzi di qualsiasi genere, dal rock alla musica classica fino al pop e alle colonne sonore.

Quali sono le tue canzoni preferite in cui l’ukulele ha un ruolo?
Più che canzoni preferite ho degli ukulelisti preferiti. In assoluto quello che mi piace di più è James Hill, canadese. Tra gli ukulelisti italiani quelli che preferisco sono
Ukulollo e Enrico Farnedi.

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Francesco Bommartini

Intervista a cura di Francesco Bommartini

Giornalista appassionato di musica. Ha scritto i libri Riserva Indipendente e Fuori dalla Riserva Indipendente, collabora con Rumore, L'Arena, ExitWell. Ama la sua famiglia, i sorrisi, l’onestà e avere il cuore in pace.

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