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Marianna Martino / Zandegù

5 minuti 909 parole

Per realizzare un’idea basta tenere la testa ben ferma sulle nuvole. Intervista a Marianna Martino, Zandegù. Entra in contatto con Marianna

Parole: 910 | Tempo di Lettura: 4 minuti

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Una casa editrice nata nel 2005 dalla volontà (e un pizzico di follia) di una ragazza all’epoca poco più che ventunenne, ma molto decisa e con le idee chiare.
Marianna ora di anni ne ha 31 e con la sua giovanissima squadra Zandegù (il più vecchio ha 34 anni) dal 2012 ha deciso di abbandonare l’editoria tradizionale per dedicarsi anema e core al digitale.

Marianna, chi c’è dietro a Zandegù?

Siamo una squadra molto zuzzurellona: ci sono io, 31 anni, editore tuttofare da quando ne ho 21, molto miope e battutara; Marco Alfieri (mio marito), 34 anni, laureato in legge, si divide tra la progettazione europea e le nostre due collane a fumetti; Marco Magnone, 33 anni, lord mancato, docente di scrittura creativa, camminatore instancabile e consulente editoriale per Zandegù; Irene Roncoroni, 27 anni, laureata in lettere, esperta di comunicazione e ultima arrivata come ufficio stampa, dopo averne sbaragliati quasi 400, e Davide Canesi, 25 anni, in realtà ha la professionalità di un 50enne, una creatività pazzesca, un gran gusto e, non per niente, è il nostro grafico.

Cosa avete in comune?

La cosa che ci accomuna è una visione del mondo stramba, la curiosità verso tutto e il fatto di non prenderci mai troppo sul serio.

Come e quando è nata la vostra casa editrice?

Zandegù è nata nel 2005 in modo incosciente, poco studiato a tavolino e con tutta la pazzia che io, all’epoca 21enne, potevo avere. 5 anni come editore cartaceo di racconti e romanzi di giovani autori italiani con tanto successo mediatico e tanto tanto sudore per farsi notare.

Invece quando e perché è arrivata la svolta digitale?

È arrivata a dicembre 2012: volevamo metterci alla prova ed eravamo stanchi di un settore editoriale, quello tradizionale, poco stimolante e incastrato in vecchi schemi. Col digitale siamo molto più liberi e felici.

Come vi ripartite i compiti?

Io mi occupo anema e core di Zandegù, facendo un po’ di tutto: dalla selezione, all’editing, all’impaginazione, alla gestione dei corsi, all’amministrazione; mio marito Marco si occupa di contratti e fumetti; Marco Magnone scova per noi autori pazzeschi e temi interessanti da esplorare oltre a insegnare ad alcuni dei nostri corsi e scroccarci litri di caffè; Davide lavora a cover e grafica di sito e materiale promozionale, mentre Irene si occupa di tartassare i giornalisti spiegandogli perché i nostri ebook sono proprio troppo belli per non finire sulle pagine di tutte le riviste.

Come si fa ad aprire una casa editrice digitale?

Una casa editrice digitale è facile da aprire, non ci sono albi o cose strane, va registrato il commercio elettronico (se avete un sito con vendita online diretta) e i tempi sono abbastanza rapidi, circa un mesetto.
Naturalmente un po’ di sana follia non guasta, perché a campare di cultura, oggi, in Italia…

Quali sono i costi da sostenere?

Dipende. Se fate come noi che, da bravi italioti, abbiamo fatto nostra l’arte di arrangiarci e ci siamo fatti il sito da soli, impaginiamo e convertiamo gli ebook da soli e ci manca poco che ce li compriamo da soli… beh, insomma, così le spese si abbattono.
Sennò chiaramente i costi vanno per un bel sito, un buon grafico che sappia anche impaginare ebook e tanta promozione sul web come se non ci fosse un domani.

Quali sono state le difficoltà iniziali?

Da quando ci siamo rinnovati nel 2012, non abbiamo avuto grosse difficoltà perché avevamo già 5 anni di storia e un gruppo di supporter alle spalle. Sicuramente, sia all’inizio che ora, la cosa difficile è farsi conoscere da un pubblico più ampio; e oggi, scardinare quella diffidenza che ancora c’è verso il libro digitale da parte di tanti lettori ancora affezionati all’ODC.

ODC?

Odore Della Carta.

Ah ecco. Che genere di ebook pubblicate?

Sono libri studiati per il digitale: brevi, facili da leggere anche in tram, interessanti e con uno sguardo unico, alla Zandegù, sul reale.
Sono reportage narrativi, guide surreali e fumetti declinati in graphic novel e rivisitazioni di classici della letteratura.

Ho visto che organizzate anche corsi e laboratori…

Sì, esatto. È dura campare a colpi di ebook a 1,99 e io avevo già esperienza come organizzatrice di corsi.

Soddisfazioni?

Organizzare i corsi è bellissimo: ci mette in contatto con persone motivate, divertenti e alla mano che apprezzano la nostra didattica poco inamidata, fresca e molto pratica.

Di che tipo di corsi si tratta?

La nostra offerta cambia di stagione in stagione ma ha cardini precisi: scrittura (creativa e professionale), temi legati al digitale, creatività. E naturalmente docenti che siano dei veri esperti del loro settore.

Un consiglio a un giovane che vorrebbe realizzare il proprio sogno?

Non scoraggiarsi alle prime difficoltà, circondarsi di gente affidabile e simpatica, fare pochi debiti, essere curiosi, avere un’idea, anche piccola, ma un’idea, tenere i piedi per terra ma la testa, come si suol dire, ben ferma sulle nuvole.

Progetti per il futuro?   

Stiamo lavorando come apine operaie ai nostri Zandedays invernali, il nostro triplo concentrato di sciocchezzuole assortite. Sul fronte libri presto usciranno una guida ai Lasciatori, “Se mi lascia non vale” scritta da Valentina Stella con le illustrazioni di Ilaria Urbinati. Tornerà in ebook un nostro vecchio titolo cartaceo molto amato e lanceremo una nuova collana di manuali professionali (ma sempre scritti in modo brioso: bando alla noia). E, infine, abbiamo grandi progetti per i corsi primaverili per il 2015. Insomma, non si può dire certo che ci annoiamo.

 

Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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