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37. Mario De Rosa

5 minuti 806 parole

Come si fa a diventare scrittori nel mare magnum dell’editoria italiana? Intervista a Mario De Rosa

Cresciuto a San Marzano sul Sarno ma trasferitosi a Castiglione delle Stiviere nel 2002, Mario De Rosa esordisce nel 2010 con ‘Tieni pure il mio naso’ per i tipi di PresentARTsi. L’anno successivo esce il suo secondo romanzo: ‘Il primo post-it sulla luna’. Nel 2012, sempre per PresentARTsi, viene pubblicata una raccolta di racconti, ‘Il festival dei cerotti’.

Partiamo subito a bomba. Cosa pensi dell’e-book?
Per quanto riguarda l’e-book credo che Alberto Schiavone, nel suo romanzo ‘La libreria dell’armadillo’, abbia trattato l’argomento con particolare intelligenza e sensibilità. Personalmente ritengo che la questione “e-book, non e-book” non sia interessante. Credo sia un finto problema. Se avessi letto “La vita oscena” di Aldo Nove scritta su un rotolo di carta da parati, probabilmente l’avrei considerato comunque uno dei libri più importanti della mia vita. E poi c’è da dire che i libri sono sopravvissuti a gente che li bruciava nelle piazze, ai terremoti, alle censure… sono sicuro che sopravvivranno anche a questo.

E del libro come oggetto fisico. Quanto per te è importante il peso, le dimensioni, il profumo di un libro?
Il mio rapporto col “supporto fisico” delle storie è molto fisico. Nel senso che tendo a consumare i libri. Certo, ce ne sono alcuni che “maneggio” con particolare attenzione e rispetto – soprattutto se appartengono ad una biblioteca -, ma in genere tendo a maltrattare i volumi. Spesso i mie libri sono pieni di pieghe, note, tratti fatti a penna, macchie di sugo e di caffè – leggo spesso nella pausa pranzo – e via discorrendo.
Ci vado piano con quel capriccio romantico di annusare, coccolare i libri, in parte perché non ne capisco del tutto il senso ed in parte perché non vorrei correre il rischio di far diventare i romanzi delle bomboniere odorose – belle da guardare e da tenere fra le mani -, ma di cui non si è capito ciò che c’è scritto dentro.

Come scrittore, quali sono i tuoi modelli? Chi ti ha influenzato e da dove trai ispirazione?
Per quanto riguarda le mie influenze, quelle letterarie sono parecchie… ma credo che in questi anni la persona che davvero mi ha dato più cose in termini di ispirazione è un artista italiano di nome Ghemon. Il disco “E poi, all’improvviso, impazzire” lo metto tranquillamente al pari di, non so, ‘Ok Computer’ dei Radiohead, o ‘Grace’ di Jeff Buckley, per l’importanza che ha nella mia vita. Il mio mito invece è Buzz Aldrin: a causa di uno strano scherzo del destino, poche persone che conosco si ricordano di lui, nonostante la sua impresa senza precedenti.

Parliamo un po’ del tuo ultimo libro: come nascono i personaggi? Sono stati ispirati da persone reali o sono frutto della tua fantasia?
C’è questa cosa che dicono molti scrittori, che io non capisco del tutto: “E’ stato come se i personaggi avessero preso vita / avessero iniziato a vivere di vita propria”. Ecco io questa cosa non l’ho ancora capita del tutto. Io cerco di costruire un racconto basato soprattutto sulla voce di un personaggio: il tono, la cadenza, l’accento, i difetti di pronuncia… Una volta trovata la voce, inizio ad ascoltare. Questa cosa dei personaggi che prendono vita non la sento una cosa molto mia, perché ho sempre avuto l’impressione che i personaggi, le loro storie e soprattutto le loro voci, non le ho create io e di sicuro non hanno preso vita per conto loro mentre le scrivevo, bensì esistevano già in quel tafferuglio, in quell’immenso baccano, in quella confusione irrisolvibile che è il mondo per come lo percepisce la mia coscienza. Scrivere significa mettere in ordine quelle voci. Certo, questa mia considerazione è ancora più assurda e strampalata di quella menzionata prima, ma per me ha più senso.

Quali suggerimenti hai da dare ad un aspirante scrittore?
Sono stato fortunato perché ho trovato persone come quelle di PresentARTsi che hanno creduto nel mio primo libro e che l’hanno pubblicato lavorando al mio fianco e dandomi grandi dritte. Sono sicuro che non sia l’unico editore che investe sui giovani, ma mi auguro che ce ne siano sempre di più in futuro.
Mi sento di dire solo una cosa a chiunque volesse pubblicare un libro: non fidatevi degli editori/spennapolli che si trovano su internet, che chiedono cifre astronomiche – parlavamo appunto di Buzz Aldrin – per stampare un libro a vostre spese per il quale non nutrono nessun tipo di interesse.

Come ti immagini tra 10 anni? Quali sono i traguardi che ti piacerebbe aver raggiunto?
Quando ero piccolo sognavo di diventare un calciatore di serie A perché volevo essere intervistato da Monica Vanali. Quando a quindici anni capii che non avevo abbastanza talento per il calcio, promisi a me stesso che avrei vinto il premio Strega per essere intervistato da Gigi Marzullo.

Cecilia Breoni

Intervista a cura di Cecilia Breoni

Laureata in filosofia, lettrice accanita di qualsiasi cosa, anche le etichette delle bottiglie dell’acqua al ristorante.

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