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Mario Vallenari / Cabezon Records

5 minuti 885 parole

Mario Vallenari è un lottatore. Crede nella musica e negli artisti che scrittura con la sua Cabezon Records.

parole: 900 | tempo di lettura: 4 minuti

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Mario, Cabezon ha recentemente compiuto 2 anni di vita. Cosa vedi se ti guardi alle spalle?
Tanto sudore, notti insonni, piccole e grandi difficoltà, spirito di sacrificio. Quello che si impara da soli è un bagaglio prezioso non solo di Cabezon ma anche di Mario Vallenari. Sono maturato, ho imparato tanto dalle esperienze fatte e credo rifarei tutto perché il mio obiettivo era ed è quello di pubblicare buona musica in tempi molto bui, dove sembra che tutto ci scoraggi ad affrontare nuove sfide. Volevo fare qualcosa controcorrente, di folle, di mio e sopratutto fatto con il cuore. Cabezon fino ad ora è andato avanti grazie a tutte queste componenti. Arrivare a due anni di etichetta mi sembra un buon risultato e mi costringe a fare un bilancio per continuare a migliorare. Domani si vedrà.

Hai scelto di puntare quasi tutto sul cantautorato. Per quale motivo? Con l’etichetta prendi in considerazione anche altri generi?
Più che sul cantautorato ho deciso di avere a che fare con le singole persone, le dinamiche di una band sono difficili da tenere sotto controllo, sinceramente preferisco sapere che le sorti di un progetto musicale dipendono da una sola variabile. Nonostante ciò prendiamo in considerazione qualsiasi cosa ci viene proposta che dimostri personalità, magari non ancora completamente sviluppata ma che comunque sia stia muovendo nella direzione di una crescita artistica. Inutile dire che la possibilità di confrontarci face to face con gli artisti è quasi sempre l’elemento che ci porta a scegliere di pubblicare un disco invece di un altro.

Chi sono gli artisti presenti nel tuo roster attualmente e quelli che ci sono passati?
Gli artisti nel roster Cabezon attualmente sono i cantautori Nicola Battisti e Veronica Marchi, la rock band Facciascura, i campani The Softone e il misterioso El Matador Alegre. Ci sono anche i Dead Man Watching, la mia band. La maggior parte di loro sono di Verona, non ti nascondo però che mi piacerebbe spingermi oltre le mura della mia città nella ricerca di nuovi talenti.

Quali sono le principali difficoltà nell’approcciarsi al mondo musicale italiano nel 2013? E alla scena musicale?
Le difficoltà sono tante, ai nostri occhi quasi insormontabili. La principale è che l’offerta di musica è nettamente superiore alla domanda. In questo caos riuscire a farsi notare e promuovere concretamente un disco è un’impresa da titani. Gli ascoltatori non sanno come orientarsi, sono disinteressati e spesso mancano di senso critico, di conseguenza anche se un artista merita più di altri è raro che riesca ad emergere con le sue sole forze. Serve un lavoro costante e nel lungo periodo, servono tanti sacrifici, soprattutto economici. Per quanto riguarda la scena indipendente la seguo con interesse da anni, non mi interessa per forza farne parte, la trovo un po’ autoreferenziale e avvitata su se stessa. A me piace ascoltare musica senza distinzioni di genere, non voglio paletti.

Quante persone collaborano o hanno collaborato con te?
Prima di tutti c’è Alice Ferrara che, insieme a me, è a tutti gli effetti Cabezon Records. Poi tra le persone che collaborano in modo significativo con l’etichetta ci sono Davide Saggioro, uomo tuttofare che normalmente si occupa di mastering audio, Alessandro Longo che mette in bolla le grafiche dei dischi prima di andare in stampa e Giuseppe Gioia, il referente della label per Puglia e dintorni.

Cerchi delle figure professionali specifiche per continuare questa tua attività?
Sì le cerco ma in questi due anni mi sono reso conto che è veramente difficile riuscire a coinvolgere qualcuno nell’etichetta nel modo in cui io e Alice lo siamo. I propositi al momento sono quelli di portare Cabezon a diventare una realtà solida in grado di autofinanziarsi. Una volta raggiunto questo obiettivo sono sicuro che molte figure a noi utili potrebbero appassionarsi al progetto. Far funzionare una label di questi tempi è un’impresa quasi impossibile, soprattutto per noi che di questo mondo ne sappiamo ancora troppo poco, riuscirci dimostrerebbe capacità imprenditoriali che non passerebbero inosservate. Bisogna vedere se saremo in grado di fare questo salto di qualità, noi lo speriamo, certo che un po’ di fortuna non guasta mai.

Chi è Mario Vallenari nella vita di tutti i giorni?
Sono cassiere in una filiale del Monte dei Paschi di Siena.

So che hai anche dei progetti musicali tuoi: John Mario, Dead Man Watching e altri. Parlacene.
John Mario è un mio progetto solista nato per caso 13 anni fa mentre ero in Erasmus a Zaragoza. Avevo deciso di staccare un po’ con la musica (sono “leggermente” fissato) ma dopo tre mesi senza chitarra non ce l’ho più fatta, ho comprato una classica da 80.000 pesetas e ho scritto di botto 20 canzoni. Il nome voleva essere ironico e, visto che all’epoca con gli occhiali a goccia sembravo Sylvester Stallone, ho fatto un mix tra John Rambo e Marion Cobretti. E’ stato fin dall’inizio un progetto molto legato al folk made in USA, poi si è avvicinato al pop e ora col nuovo disco, che uscirà l’anno prossimo, si trasformerà definitivamente in un Frankestein. Dead Man Watching invece è saltato fuori nel 2007, all’epoca stavo cercando di avvicinarmi con John Mario al mondo major. Lo sconforto provato nel rendermi conto di non essere assolutamente adatto a quell’ambiente mi ha spinto a scrivere canzoni molto introspettive vicine allo slowcore di inizio anni ’90.

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Francesco Bommartini

Intervista a cura di Francesco Bommartini

Giornalista appassionato di musica. Ha scritto i libri Riserva Indipendente e Fuori dalla Riserva Indipendente, collabora con Rumore, L'Arena, ExitWell. Ama la sua famiglia, i sorrisi, l’onestà e avere il cuore in pace.

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