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Vittoria Formuso / Mavì Taten

4 minuti 760 parole

Ho sempre amato la storia, volevo raccontarne tante. Intervista a Vittoria Formuso, Mavì Taten. Entra in contatto con Vittoria

Parole: 765 | Tempo di Lettura: 3 minuti e mezzo

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Una versione antica della figura e una determinazione moderna: è un gioco di definizioni, la produzione di Vittoria Formuso, stilista di Grottaglie di eclettica fantasia.
Da una formazione in progettazione chez Max Mara alla collaborazione con Emy Fabbri a Roma il salto di qualità è rapido e costante: a due anni dalla creazione del marchio, Mavì Taten si è fatto notare per il linguaggio particolare e la sensibilità materica dei suoi capi.
Intriso di riferimenti, il tessuto è il protagonista di quest’eleganza scabra, delicata come i colori tenui che la caratterizzano e ricca come le storie che racconta. Pittura, poesia, arte o natura, Vittoria prende tutto: tutto le parla e tutto traduce.

Partiamo dal nome: cosa significa e perché l’hai scelto?

Mavì Taten sono io, Maria Vittoria (Mavi), con la passione che ho per le torte di mele: della mia preferita – la tarte tatin – ho conservato il taten, scritto all’italiana per mantenere un legame tra il suono francese (Parigi è stata una delle mie tappe) e il mio prodotto 100% italiano.

Dall’idea alla confezione, come nasce un prodotto Mavi Taten?

La firma esiste dal 2012 e la porto avanti da sola: la progettazione del capo e la costruzione del modello sono miei. Il cartamodello lo affido ad un laboratorio artigiano di Martina Franca, dove scendo per seguire personalmente la realizzazione. Volevo sfruttare la professionalità antica di questo posto, rinomato per il confezionamento degli abiti e a me caro. Una volta finito, promuovo il capo di persona, spesso da porta a porta.

Quali sono gli elementi che ti sono più cari nel tuo lavoro di stilista?

Il tessuto, innanzitutto. Lo considero al 50% responsabile della riuscita di un pezzo. Io adoro i tessuti materici, quelli che lasciano intravedere la trama: lavoro molto con cotone, lana, lino, ne apprezzo il lato quasi rustico. Sono un elemento fondamentale della mia creazione, che da un punto di vista tecnico mira a riproporzionare la figura: in un momento in cui le tendenze spingono a destrutturare il corpo, omologandolo, a me piace costruirlo, dargli una certa armonia. In questo disegno riproporziono la figura: do molta importanza alle spalle – senza arrivare agli eccessi anni Ottanta, sono più geometriche e lineari – e preferisco il taglio a vita alta per i pantaloni.

Cosa non ti piace della moda di oggi?

Il fatto di essere tutti uguali, che non ci sia un’identità propria. Sono sempre le stesse cose, gli stessi volumi, gli stessi colori. Per me destrutturare significa ridare identità. E in genere, non mi piace che sia imperante un gusto invece di un altro.

Raccontaci un po’ delle tue fonti di ispirazione.

C’è sempre una storia dietro. Ogni capo, ogni collezione ne ha una. La mia costante – non ce la faro’ mai! – è di restituire il tempo sul tessuto, che consuma e fa rinascere : la collezione autunno inverno 2013 ad esempio si chiama Dance, dance, dance e ripropone gli stessi tagli della foglia di ginkgo biloba usurata dal tempo.
Poi ci sono le ispirazioni poetiche o pittoriche. Dai versi di Alda Merini (« Nessuno mi pettina bene come il vento », Vuoto d’amore) è nata la collezione autunno-inverno di quest’anno – che vive di volumi ampi, maniche larghe come se ci si fosse infilato il vento -, mentre i quadri di Bruegel visti a Roma sono stati la musa della nuova collezione primavera estate 2015, Mi manchi. Mi ero sentita come assorbita dentro il quadro: in questi capi, che portano il concetto di mancanza e presentano dei vuoti di tessuto, ho integrato i fiori a cornice. Mi piace contaminare: questa collezione integra l’esperienza mediterranea (i rosoni barocchi delle chiese del sud Italia) con lo spirito pittorico del nord Europa.

Dove trovare un capo Mavì Taten ?

Per il momento tre boutique vendono i miei articoli : Materia Prima a Bergamo, Suite 123 a Milano e Bonafoni a Roma.
A Roma c’è poi la mia casa-atelier: volevo ricreare questo spazio di una volta, dove si andava a vedere i capi delle collezioni in un ambiente informale. Nello showroom organizzo talvolta delle serate di presentazione delle novità, la casa si trasforma a seconda dello stile della collezione.

Fra le tue prossime tappe ci sono Londra, Amsterdam, la Norvegia. Cosa ti aspetti dal mercato ?

Ho avuto molti riscontri positivi ma sono cosciente della difficoltà del momento, la crisi si fa sentire. Il Mavì Taten è un prodotto di nicchia che al tempo stesso piace a tanti, lo destino ad una donna curiosa, che si diverte ad essere se stessa. Credo possa funzionare.

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Gaia Puliero

Intervista a cura di Gaia Puliero

Vive a Parigi dove lavora per il portale di viaggio Easyvoyage. Collabora con la rivista africanista Nigrizia

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