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Michela Di Lanzo

5 minuti 975 parole

Urbino, Berlino e poi Chieti. Barista, agricoltore e oggi finalmente illustratrice. Intervista a Michela di Lanzo

parole: 964 | tempo di lettura: 4 minuti

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Un calendario che è come un mosaico di illustrazioni; fotografie – rigorosamente in bianco e nero – spesso sfocate e sempre evocative; schizzi di nudi femminili; immagini “animalesche”, a volte inquietanti, altre ispirate ai fumetti. È fatto di tutto questo e molto altro, il mondo di Michela Di Lanzo, artista e illustratrice abruzzese, con il pallino per la natura e un’ispirazione che viene direttamente dall’infanzia.

Michela, per cominciare parlaci di te.
Ho 29 anni e ho sempre dedicato la mia vita alla creatività. C’è un’immagine che fa da sfondo a quello che sono diventata oggi: quando ero piccina, i temporali estivi mi terrorizzavano. Allora mi chiudevo nella stanza da letto di nonna. Aveva un grande mobile basso sotto una finestra enorme. Lì me ne stavo con un pacco di coriandoli sparsi sul piano; uno ad uno li guardavo e con cura li catalogavo per gamma cromatica. Una punta di colla e ne facevo pagliacci dai boccoli biondi. Fin dall’asilo era questa la mia inclinazione. Poi mi sono iscritta all’Istituto d’Arte di Chieti, è stato come entrare in bottega, una meravigliosa bottega. Quindi, con le matite nei capelli, una mela in mano e nell’altra il blocco da schizzi, me ne sono andata in Accademia a Urbino e anche lì ho continuato con la pittura. È stata essenzialmente un’esperienza deludente ma un punto a favore devo concederlo, perché per la prima volta ho avuto a che fare con superfici enormi!

E dopo la scuola?
Spiazzata da tutta questa scolarità, dal sapere tanto e dall’evidenza di non riuscire a concretizzare nulla, mi sono trasferita a Berlino, dove ho avuto modo di smussare aspetti eccessivi del “fare arte all’italiana”, di sintetizzare, pulire forme e concetti, di re-innamorarmi della mia terra. Ad oggi vivo e lavoro nei miei luoghi d’origine, è sempre qui che torno per ricercare il contatto con tutte le cose, con la bambina che catalogava i coriandoli.

Sei un’artista poliedrica, tra illustrazioni, foto e pittura: come ti piace definirti?
Credo ci sia una profonda fessura tra “essere” artista e “fare” l’artista. Faccio l’artista sì, è la mia professione e mi lascio affascinare da molteplici materiali. Essere artista è bensì più complesso ma allo stesso tempo molto naturale e intrinseco alla persona che alla fine “non ha avuto scelta”, poiché naturalmente dotata, e che nella vita di tutti i giorni si ritrova
ad essere Artista.

Come si svolge la tua giornata?
Stanca di frequentare i circuiti a numero chiuso della gallerie, mi sono “buttata in strada”. In pratica, carico la mia Panda 1000 e vado in giro per fiere settoriali, organizzo esposizioni, mi appoggio negli spazi d’arte e nelle librerie indipendenti, insomma, in tutte quelle situazioni in cui c’è contatto diretto con la gente. Passo ore a raccontare e divertirmi dei feedback ricevuti. Quindi la mia giornata tipo comincia molto tardi perché finisce molto presto, se non sono chiusa nella mia stanzetta a disegnare!

Ci descrivi qualcuno dei tuoi progetti recenti?
Da un anno ho editato, o meglio autoprodotto, un lavoro editoriale: “La ciuetta”. Essenzialmente si tratta di storie fatte di sole immagini e stampe in serie limitata. Poi ho in atto diverse collaborazioni con scrittori, artisti e artigiani: loro realizzano le basi, che sia testo scritto, legno o ceramica, abbigliamento oppure oreficeria. Io decoro, illustro e progetto. E poi ho nella testa, quando sarò finalmente grande, come in una bella storia romantica, il progetto di una casa in una campagna sperduta d’Abruzzo, vecchia, in pietra, tra boschi e ulivi. Una sorta di grande involucro bianco e vuoto all’interno del quale far nascere un centro d’arte polivalente da mettere a disposizione di quanti come me incontrano mille difficoltà, sia di carattere economico che sociale nel portare avanti il proprio sogno di vita e di mestiere.

Chi è il tuo cliente tipo?
I miei clienti tipo non hanno età, sicuramente sono persone inclini ad un certo immaginario non proprio favolistico. Sono anche le persone più improbabili che riscoprono, anche se già molto grandi, quel bambino sommesso all’interno. I miei lavori sono pensati in maniera totalmente libera, non hanno cronologia quando si tratta di più soggetti, non hanno destinazione precisa perché diventano gioco, racconto e decorazione allo stesso tempo e quindi catturano l’attenzione di chiunque.

C’è qualcosa o qualcuno a cui ti ispiri?
Il mio lavoro nasce dalla riscoperta dei suoni e dei vissuti dell’infanzia. Io vengo dalla campagna e quindi da un mondo fatto di tempi molto lunghi, di luci soffuse e ritmi dettati dalle stagioni, dall’osservazione delle bestie che nascono e muoiono e da notti di colore nero e non blu. Ad un certo punto, durante quel processo di “pulizia” berlinese, mi sono avvicinata ai cortometraggi di animazione sovietica: Yuri Norstein, Ivan Maximov, Alexander Petrov. In loro ho ritrovato e riscoperto le miei radici. Mi rapì totalmente la capacità di sintesi e pulizia iconografica, l’immediatezza e la semplicità comunicativa di una linea o una forma tondeggiante. Le principesse che vivevano di emozioni e drammi umani molto realistici e le bestie in continua metamorfosi e poi i colori, le luci così vissuti, così puri e carichi di realismo!

Come si riesce, oggi, a vivere di arte?
Penso che oggi sia un lusso poter fare un solo lavoro. Come tanti ragazzi mi sono arrabattata come barista, ho fatto la venditrice porta a porta, ho lavorato nei campi, ma il prezzo da pagare è sempre molto alto per me: arrivare la sera a casa e sentirsi sfiniti non riuscendo a tenere in mano neanche una matita. Spesso la mia arte chiede di accontentarmi di poco o di rimanere a tasche vuote, ma quando poi sono davanti a un enorme muro bianco o a un piccolo foglio di carta, oppure ho tra le mani una pellicola fotografica, consapevole che in quel momento può accadere di tutto, vengo già abbondantemente ripagata.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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