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Monica Bertini / Muusa

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Così Shangai è entrata nelle mie fibre. Intervista a Monica Bertini di Muusa. Entra in contatto con Monica

Parole: 964 | Tempo di Lettura: 3 minuti e mezzo

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Esperta in comunicazione dall’animo nomade, Monica Bertini ha una professionalità poliedrica e un innato senso artistico che ha saputo coniugare lavorando come multimedia artist e creative director nelle grandi capitali: New York, Miami, Milano e Shanghai, dove ha vissuto negli ultimi sette anni assorbendone la tradizione culturale e artistica che reinterpreta, attraverso le sue creazioni, in chiave contemporanea.
Oggi Monica ha scelto di fermarsi a Perugia dove, assieme a suo fratello Luca, ha creato il marchio Muusa®

Monica, quali prodotti contrassegna il marchio Muusa ®?

La passione per il cachemire, in forme e concetti nuovi, è stata d’ispirazione nella creazione di una linea contemporanea che integra l’arte delle tradizioni alle nuove tecnologie. L’ evoluzione di indossare il cachemire in tagli semplici ma sofisticati fatti a mano in Umbria: multifunzionali, leggeri, caldi e morbidissimi: per chi ama viaggiare leggero e giocare con le forme. Muusa é gioco, versatilità e mira a diventare ‘stile di vita’ con progetti che si stanno sviluppando a livello internazionale ma che racconteremo al momento giusto.

La tua collezione Couture Cashmere ha ricevuto apprezzamenti importanti prima ancora che venisse alla luce. Mi puoi raccontare?

Lo scorso settembre, da Harrods per un po’ di marketing comparativo con un’amica PR, mi aggiravo tra una marca ed un’ altra per un’idea di prezzi. Ad un certo punto, sentendomi seguita, mi girai al timido “Excuse me?”: la responsabile di reparto mi chiedeva se potevo gentilmente dirle che cosa stavo indossando perché lei e le sue ragazze non lo avevano mai visto e lo trovavano bellissimo. Ero vestita interamente di nero: kimono con una manica a penzoloni, pantalounge e canotta. Girandomi incredula notai tre ragazze sorridenti che mi fissavano. Fu quando risposi che ero vestita Muusa, spiegando brevemente l’origine Umbra, che la signora Ahmed mi suggerì caldamente di parlare con i loro buyers. Con immensa gioia, tornai al piano accessori, dove incontrai un’omonima con la quale, pochi mesi dopo siglammo un importante accordo per l’Inghilterra. Il consiglio che mi sento di dare é di testare continuamente su se stessi ciò che si propone, solo così se ne può trasmettere l’essenza e, perché no, cogliere opportunità in leggerezza.

La tua è una sfida ambiziosa: il polo del cachemire italiano è di fatto colonizzato da Brunello Cucinelli che produce nel borgo di Solomeo, a pochi chilometri da te. Cosa distingue la tua produzione dalla sua?

Lo stile, la filosofia, le origini: con una ‘boutade’ potremmo definire Muusa come ‘Yamamoto incontra Cucinelli’ ma non ci sogneremmo mai di competere, anzi oserei dire che durante il Velvet Tour di Janet Jackson del 97 ho contribuito inaspettatamente alla promozione di un suo cardigan (acquistato poco prima) che avevo appoggiato casualmente su una sedia della location: Lukas, lo stylist di Janet mi chiese se potevamo usarlo per la copertina del Rolling Stones e dissi di sì. Sono stata grande sostenitrice di Cucinelli per anni, ma l’effervescenza degli anni trascorsi in Asia hanno lasciato un imprinting che ha radicalmente trasformato il mio stile e la percezione del mondo.

Ritieni che l’estetica orientale abbia influenzato la tua produzione?

Assolutamente si: i Kimoni realizzati anni fa con i sarti Shanghainesi, gli splendidi Kaftani presi ad Istambul ed i kimoni giapponesi sono diventati l’anima di questa linea che nasce da una copertina. Credo che la giusta fusione di oriente ed occidente abbia uno charme oltre tempo. L’estetica si assorbe, si filtra e si rielabora, come Milano e New York, anche Shanghai è entrata a far parte delle mie fibre, quindi in quelle dei capi. L’ho amata profondamente, malgrado i controsensi cinesi che a volte troviamo insopportabili e la scelta di tornare in Umbria nasce dalla volontà di promuovere le nostre eccellenze artigianali – tanto apprezzate all’estero – con un ‘twist’. Il ‘globalismo’ sfrenato, sta finalmente ridando spazio alle eccellenze del Made in Italy: dettagli e qualità fanno veramente la differenza e premieranno chi resisterà con passione.

Pensi di essere riuscita a mantenere l’equilibrio tra le esigenze della produzione e l’attenzione all’ambiente?

Si, assolutamente. Il nostro cachemire è ottenuto pettinando la peluria della capra Hircus originaria della regione del Kashmir. Ogni capra non produce più di 250 grammi e questo rende il nostro cachemire prezioso. Il nostro fornitore, Cariaggi, è la migliore azienda di filatura italiana, quella con le più alte certificazioni per la ricerca e lo sviluppo di eccellenze nel settore. Ancora: utilizziamo sistemi di tintura innovativi. Il colore caratteristico della collezione Couture Cashmere è il blu Guado, un pigmento naturale estratto dalla Isatis Tinctoria coltivata nelle Marche – crediamo nel made in Italy – caratterizzato da una eccezionale capacità di resistere a luce, calore e usura. Fu persino usato da Napoleone per le divise dei suoi soldati. La nostra è una tecnica di tintura “lenta” che consente di trasferire al cachemire naturalezza e colori autentici. Infine, per il packaging e per i prodotti di marketing e promozionali utilizziamo carta made in Italy – ancora – certificata Forest Stewardship Council: per ogni albero utilizzato, un altro ne viene piantato.

Progetti futuri?

Stiamo lavorando a due progetti importanti: Luca, specializzato in arte multimediale interattiva dirige per Muusa un progetto per un sistema di composizione musicale in tempo reale, innescato dall’interazione ambientale e umana; mentre io sto sviluppando un progetto sempre legato al cachemire che mira a sostituire la pelliccia. Almeno per chi ha tale sensibilità. Non posso dire di più, solo che abbiamo già iniziato e che in tutto ciò che abbiamo progettato c’è un’insolita continuità, un po’ come un cerchio che si chiude. Credere profondamente in un progetto aiuta a trasformare una visione in realtà: nella fusione di mente – spirito – corpo. Così Muusa ® spera di ispirare.

[Volete saperne di più? L’intervista di Rossella continua su Style.it]

 

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(Le foto sono di Alessandro Parenti)

Rossella Boriosi

Intervista a cura di Rossella Boriosi

Classe '66, vivo a Perugia con i miei tre figli, un criceto e - talvolta - il marito. Da due anni curo un blog - trefigli.style.it - dove parlo di maternità col disincanto derivante da una fisiologica sventatezza. Lo scorso novembre ho pubblicato Tre figli unici - sopravvivere a brufoli, tabelline e svezzamento in un colpo solo (ed. Futura)

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