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Musement

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Viaggiare e scegliere di vivere le esperienze culturali che ogni città ha da offrire. Su un’unica piattaforma online. Intervista a Alessandro Petazzi, Musement.

parole: 1031 |tempo di Lettura: 4 minuti

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Alessandro, di cosa ti occupavi prima di dedicarti a Musement?
La prima esperienza significativa è stata quella di lavorare nella startup di Fastweb, nella quale mi occupavo di strategie e dei rapporti con analisti ed investitori. Infine sono diventato responsabile della divisione tv: avere 60 persone nel team mi ha fatto da palestra per la mia attuale azienda, poiché ho acquisito la capacità di gestire un grande gruppo. Tuttavia ho sempre voluto avviare qualcosa che fosse mio, diventare indipendente. Nel 2009 mi sono messo in proprio con un socio, abbiamo aperto una società di consulenza. Sapevamo che era un momento intermedio perché l’obiettivo di lungo termine era quello di aprire una vera e propria azienda scalabile, non una società professionale.

Decisione a tavolino o lampo di genio?
Nel 2012 è nata l’idea di Musement: è stata una decisione ragionata, non un lampo di genio. Abbiamo creato Musement in 4, quindi ci siamo chiesti cosa sapevamo fare e in quale area il mercato poteva avere un gap di offerta che potevamo credibilmente riempire. Abbiamo sempre pensato che non contasse solo l’idea in sé, ad eccezione di quelle clamorose, ma riuscire a soddisfare una domanda precisa del mercato. Ci siamo domandati in quali settori avremmo potuto avere successo, dimostrando di essere credibili in quanto italiani: il mercato della moda e quello alimentare ci sembravano molto presidiati, mentre nel mondo dell’arte e in quello della cultura erano presenti meno attori. Inoltre, uno dei soci aveva già un’esperienza specifica in quel campo. L’idea è questa: manca una panoramica completa per i turisti che sono interessati a scoprire la cultura delle città che visitano, non tanto per gli appassionati d’arte, che rappresentano una nicchia. Gli alberghi hanno molti aggregatori, così abbiamo replicato questi casi in modo analogo per mostrare cosa offre il turismo culturale.

Cosa cerchi quando viaggi?
Quando visito le città del mondo mi immergo nella loro storia e cultura. Mi sento più viaggiatore che turista: Musement si rivolge ai viaggiatori, a chi organizza le tappe del viaggio da sé e ricerca ogni risorsa interessante nelle città che visita. Infatti, oltre ai musei, offriremo altre esperienze per scoprire e vivere le città: si potrà ascoltare musica barocca nei palazzi storici di Roma, percorrere Amsterdam in bici con tappa finale al Van Gogh Museum o girare a piedi Milano per ammirare i luoghi leonardeschi. Dunque il nostro target non è interessato all’ultima tendenza d’arte moderna, non è il frequentatore assiduo delle aste.

Elementi chiave per l’avvio di una buona startup?
È fondamentale avere un team credibile e bilanciato. Per esempio, anche se inizialmente la tecnologia non è stata sviluppata in casa, uno dei nostri soci, grazie al suo background culturale, è stato in grado di coordinare un team esterno di sviluppo. È importante che qualcuno nel team riesca a capire a chi affidarsi leggendo un curriculum e verificare che le soluzioni proposte siano ottimali. Inoltre, inizialmente, non è stato semplice accreditarsi nel settore del turismo culturale: questo è molto chiuso, conta pochi attori e non è aperto alle innovazioni tecnologiche. Avere nel team una persona che apparteneva a quel mondo ci ha aiutati ad ottenere credibilità.

Prodotto o strategie di marketing?
Il vero punto di differenziazione è riuscire a mettere insieme tutti gli elementi fondamentali. Molte delle startup che abbiamo incontrato sono sbilanciate su due fronti: o sono molto focalizzate sul prodotto ma non riescono a farsi conoscere, oppure puntano tutto sul marketing ma non sono in grado di sviluppare un prodotto che piaccia al consumatore.

Come siete riusciti ad attrarre investimenti?
Abbiamo sviluppato la prima versione del sito, questo per dimostrare ai possibili investitori che era un progetto fattibile. L’idea non era quella di partire con un prodotto già finito, ma di offrire una proof of concept per dimostrare che tutti gli elementi fondamentali erano presenti. Gli investitori potevano verificare che eravamo stati in grado di negoziare con i musei, con gli organizzatori di mostre e di gestire tecnologia e pagamenti. Oggi, rispetto a qualche anno fa, è fondamentale presentarsi con qualcosa di concreto, così da raccogliere finanziamenti.

Opportunità?
L’opportunità più grande è il settore da noi prescelto: abbiamo inserito un punto di aggregazione su web in un campo ancora molto indietro dal punto di vista tecnologico. Così abbiamo creato il nostro valore, ovvero aggregare molti enti tra loro distanti: garantiamo l’accesso privilegiato ad alberghi e agenzie di viaggi. Spesso sul sito dei musei non è possibile prenotare i biglietti e questo è garantito dalla nostra piattaforma.

Il futuro di Musement?
Prossimi passi: espansione geografica e miglioramento del prodotto. La nostra offerta è paneuropea ma, progressivamente, diventerà globale. Si potrà conoscere tutto su Amsterdam, Parigi, Madrid, Berlino Siviglia, Barcellona, Praga, poi New York e tutto il mondo! Siamo partiti con la biglietteria museale ma a breve sarà possibile scaricarsi l’audioguida. Inoltre, svilupperemo una nuova versione del sito e renderemo disponibile un’applicazione per le piattaforme Adroid e Iphone.

Consigli imprenditoriali?
Ci tengo a darne uno in particolare. Molti si lamentano della scarsità dei fondi reperibili in Italia e credono che se fossero nati all’estero avrebbero facilmente raggiunto il successo. È vero che nei mercati principali, quali America, Inghilterra e Germania, il taglio medio di finanziamento è più elevato ma, d’altro canto, c’è anche una fortissima competizione. Purtroppo, se sei nato in Italia e hai studiato e lavorato qui, è difficile avere successo trasferendoti. Questo perché gli investitori devono fidarsi e spesso, oltre all’idea, vengono fatti dei controlli sull’esperienza lavorativa: vogliono sapere se sei un bravo manager e se sei in grado di mantenere le promesse. Se il Venture Capitalist non riesce a verificare le tue referenze e non conosce l’azienda in cui hai lavorato è difficile ottenere fondi. Dunque l’idea di trasferirsi e raggiungere così il successo è spesso un’utopia che diventa realtà solo nel momento in cui hai già lavorato nel settore, hai un tuo network professionale e tanta esperienza.

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Valentina Canzi

Intervista a cura di Valentina Canzi

Laureata in Comunicazione, Media e Pubblicità. Aspirante copywriter e screenwriter. Vorrebbe viaggiare per il mondo insieme ai suoi numerosi gatti.

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