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Roberta Sandri

7 minuti 1201 parole

Se non credi in te stesso, chi ci crederà? Intervista a Roberta Sandri, giovane art director di LEGO

[Questa intervista è regalata da Lino’s Type, letterpress in Verona. Regala anche tu una intervista!]

Roberta, ci racconti la tua storia?
A Verona ho iniziato a lavorare subito dopo aver finito il corso di grafica in una piccola agenzia pubblicitaria locale. Ambiziosa e forse un po’ incosciente, il lavoro da dipendente mi va presto stretto e dopo un anno decido di aprire la mia società e un piccolo negozio di oggetti di design. Lavoro giorno e notte ma il troppo lavoro, la poca esperienza e le spese di gestione alte che si mangiano ogni guadagno fanno si che dopo due anni io decida di chiudere. Questa decisione molto sofferta mi toglie il sonno per parecchie notti e dentro di me si fa sempre piu’ chiara l’idea che tornare all’estero è forse quello che desidero veramente.

Cos’hai fatto in quel momento?
Ho inviato curricula in giro e qualcuno dopo un mese mi risponde: è una società olandese. Non mi è chiaro dalle mail che ci scambiamo quale sia esattamente il loro campo, ma il profilo corrisponde a quelle che sono le mie capacità e quindi vado a fare il colloquio a Leida.
Scopro quel giorno che il lavoro sarà presso l’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea – una bella sorpresa! Torno in italia per qualche giorno e a breve ricevo la telefonata: il posto è mio, ho due settimane per impacchettare tutte le mie scartoffie e trasferirmi. Inizia un nuovo capitolo della mia vita. Vivrò in Olanda un po’ meno di due anni, occupandomi della rivista dell’ESA per poi spostarmi, grazie all’offerta di un nuovo allettante lavoro, in Danimarca, dove abito da quasi 3 anni, lavorando con grandissima soddisfazione per la LEGO – la famosa azienda di giocattoli.

Da dove deriva questa tensione verso l’estero?
Ho avuto un’infanzia un po’ vagabonda. Sono nata in Olanda ed ho abitato 5 anni in Germania da bambina. Forse per quello! E forse anche il fatto che mi è sempre piaciuta la sensazione di non sapere cosa c’è dietro l’angolo.

Com’è stato lavorare nella competitiva Olanda?
La mia è stata un’esperienza piuttosto sui generis perchè l’Agenzia Spaziale Europea è un vero miscuglio di nazionalità ed il dipartimento di comunicazione per il quale lavoravo era per lo più a dominanza britannica. In generale posso dire che mi sono trovata bene in Olanda, e che lavorare con molte nazionalità diverse a volte è complicato (diversa etica lavorativa, diverso senso dell’umorismo, diverso approccio ai vari progetti) ma la maggior parte delle volte è interessante e stimolante.

Qual è il tuo ruolo in LEGO?
Il mio ruolo ora è di Art Director presso l’agenzia pubblicitaria interna alla LEGO, la quale si occupa della comunicazione delle varie linee di prodotto: dalla carta stampata, ai cataloghi, ai servizi fotografici, al packaging, agli spot televisivi. Nello specifico nel mio team ci occupiamo dei prodotti indirizzati ai fan più adulti, come ad esempio LEGO Architecture, la linea che riproduce famosi monumenti e edifici disegnati da celebri architetti.

E come si arriva a diventare art director della comunicazione LEGO?
In un modo semplice: sono sempre stata fan dei famosi mattoncini. Una sera, ancora quando lavoravo in Olanda, sono andata sul sito LEGO per comprare un calendario dell’avvento e mi è caduto l’occhio sulla sezione Jobs. Ho visto che c’era una posizione aperta per essere associate art director, ho mandato un curriculum, ho fatto 2 colloqui, ed eccomi qui. (In realtà c’è anche uno step intermedio: la descrizione del lavoro era soltanto in danese. Google translate e un po’ di temerarietà sono stati propizi! 🙂 )

Quindi ancora una volta hai raccolto le tue cose e via verso la Danimarca. Com’è stato l’approccio scandinavo?
Ti dico la verità. I primi mesi sono stati piuttosto difficili. La LEGO ha sede a Billund, nel cuore della campagna danese, paesino nel quale l’azienda è stata fondata 80 anni fa da un falegname. Passare dalle turbolente e colorate luci di Amsterdam al silenzio dell’inverno danese è stato piuttosto uno choc. Oggi dopo 3 anni sono sicura sia stata la scelta giusta – anche perchè ora capisco piuttosto bene la lingua indigena, il che è un vantaggio. Per vivere all’estero credo sia necessario un certo livello di tenacia.

Pensi mai di tornare?
Certo, in vacanza 🙂

Cosa pensi dei nostri coetanei italiani che ci provano in Italia e fanno una bella fatica?
Faccio fatica a darti un’opinione sui nostri coetanei. L’unico consiglio che mi sento di dar loro è di imparare l’inglese e provare a dare un’occhiata all’estero – anche solo per un’esperienza di qualche mese. Mi dispiace leggere che molti sono scoraggiati. Nella mia esperienza sin ora posso dirti che non è sempre stato tutto facile ma bisogna insistere e credere in se stessi e da qualche parte si arriva (sembra una frase da filosofia new-age, ma giuro che è vero).

Tu hai viaggiato tanto. Un luogo che ti ha cambiato?
Tutti i viaggi mi hanno cambiato, in un certo senso. Sempre per stare nel banale new age posso dirti che lo scorso settembre sono stata in India, ed è stata un’esperienza bellissima. Credo che l’India sia uno di quei posti che non lascia spazio a mezze misure. O la odi (caos, sporcizia, disorganizzazione) o la ami. Io l’ho amata subito, il calore delle persone (così lontano dal rigore scandinavo), i colori, gli animali, la vita mostrata in tutte le sue sfumature.
Un altro viaggio, completamente diverso, che mi ha cambiata in un certo senso, è stato attraversare gli Stati Uniti in treno. Da Chicago all’Arizona. Condividendo il viaggio con gli unici che non prendono la macchina o l’aereo: over settantenni. Ho ascoltato storie fantastiche e con una signora ci scriviamo ancora oggi lettere (si, fatte di carta!).

Qual è stata finora la tua più grande soddisfazione?
Forse la cosa che mi ha dato più soddisfazione è stata la fotografia dell’allora capitano belga della Stazione Spaziale Internazione (ISS) con il magazine ESA del quale ho curato l’intero restyle. Non capita tutti i giorni di vedere la propria grafica nello spazio! 🙂
E poi LEGO mi da spesso soddisfazione perchè lavorando con i bambini è sempre bello vederli felici o con gli occhi spalancati davanti all’ultima novità.

Sei felice?
Direi di si. 🙂 Il cammino fino ad ora è stato interessante e sono sempre ansiosa di scoprire ‘what’s next’.

Tu sei anche una artigiana. Parlaci un po’ dei tuoi fluffy monsters
Quando non faccio cose serie, disegno, cucio o modello mostri dal cuore tenero. Non so dirti perché proprio mostri. Mi piace il fatto che siano amichevoli e si prendano alla leggera. Per lo più li cucio per amici, perchè credo che regalare il tempo che ci metto a farli sia più prezioso di cose che si possono comprare.

Vorresti diventasse il tuo lavoro?
Per ora mi piace che lavoro e ‘mostri’ siano due cose distinte. Ma mai dire mai.

Cosa ne dici dei Makers?
Dico meno male che esistono! Sono sempre felice di comprare hand-made e di promuovere personalmente questo tipo di progetti. Si sa mai che un giorno salti dall’altra parte della barricata per fare mostri a tempo pieno!

Ultima domanda, cosa consigli a chi cerca lavoro?
Consiglio di imparare benino l’inglese, provare a fare un’esperienza all’estero e consiglio tenacia. Una vecchia pubblicità diceva: se non credi in te stesso, chi ci crederà? 🙂

Alessio Sartore

Intervista a cura di Alessio Sartore

Il suo sito è alessiosartore.com

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