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Rocco Cavalera

6 minuti 1126 parole

Si iscrive a Psicologia, ma dopo quattro anni molla tutto per mettersi a fare musica. Felicemente. Intervista al sound designer Rocco Cavalera.

Rocco, chi è un sound designer?
Chi è un sound designer è una domanda tanto facile, quanto difficile. Il sound designer è una figura professionale che nasce dall’unione di più mansioni: tecnico del suono, rumorista, montatore audio, compositore e tutto ciò che riguarda il suono di qualsiasi tipo.

E la musica? La componi tu?
Di norma la compongo io, ma i casi possono essere molteplici: ci sono situazioni in cui la musica mi viene fornita e io la devo modificare, adattare, tagliare, trasformare e via dicendo, casi in cui io devo comporre la musica per un video, altri in cui ci sono tutte e due le opzioni.

Perciò quando non componi è il cliente a scegliere il genere?
Sì, di solito lo stile musicale lo sceglie il cliente, io consiglio semmai cosa può andare meglio come genere ma l’ultima parola spetta a lui.

Come è nato tutto?
Che domandona!
Parto dicendo che la musica l’ho sempre amata, sin da bambino, ma un’altra cosa che mi affascina è la psicologia, o perlomeno mi ha affascinato molto quando tentavo di capire me stesso. Quindi mi sono iscritto a Psicologia, considerato il fatto che per la maggior parte della famiglie del sud se non hai una laurea non sei nessuno. Comunque, dopo quattro anni di studi mi sono allontanato molto dalla psicologia e mi sono riavvicinato sempre di più alla musica elettronica; infatti tenevo da parte ogni spicciolo e ho incominciato a fare i miei primi acquisti. Ero deciso a voler mollare l’Università per fare musica. Così mi sono messo a cercare un corso di musica. Inutile dirti che non avevo uno spiccio in tasca e in famiglia non c’erano molti soldi.

E quindi?
Dopo mille ricerche ho trovato un corso di sound designer: 8.000 euro l’anno per tre anni. Soldi che ovviamente non avevo e quindi ho ripiegato sul corso serale della durata di un anno per 2.500 euro. Ma la cosa più brutta da affrontare è stata la chiacchierata con mio padre e mia madre per tentare di spiegare le mie motivazioni, il perché avrei lasciato l’Università per iscrivermi a questo corso di sound design. E la domanda più ricorrente era: “ma cos’è il sound designer?”

E così ti sei iscritto al serale…
Ho iniziato con il serale e mi sono innamorato totalmente di questo corso, mi piaceva qualsiasi cosa, quindi ho incominciato a fare i miei primi lavoretti, ma il mio unico vero obiettivo era trovare i soldi per passare al corso triennale. Un giorno sono andato a parlare con il coordinatore di sound design per chiedergli se ci fosse la possibilità di passare al secondo anno della triennale. Mi disse che se avessi concluso l’anno con ottimi voti forse si sarebbe potuto fare qualcosa.

E immagino che tu ce l’abbia fatta.
Alla fine sono riuscito a passare al secondo anno della triennale anche, e soprattutto, grazie ai miei genitori che mi hanno dato una mano. Ho passato tre anni bellissimi, ho conosciuto molta gente e grazie a tutto questo, a tutte le persone che ho conosciuto negli anni di formazione, ora lavoro e sono felice.

Ecco, tornando al tuo lavoro, di solito adatti la musica a un video già finito o ti è capitato anche di prender parte alle riprese e al montaggio?
Di solito sono io l’ultimo anello della catena, cioè adatto io la musica al video, ma ci sono stati casi in cui è stato il contrario. Una volta abbiamo realizzato un lavoro in contemporanea, in cui io (compositore/sound designer) ho lavorato a stretto contatto con le montatrici, e devo dire che il risultato è stato molto buono nonostante il poco tempo che avevamo a disposizione.

C’è differenza tra i due approcci operativi?
Si cè differenza. Diciamo che lavorare su un video già finito può, da un certo punto di vista, facilitare il lavoro, in quanto conosci i tempi, sai dove arriverà, ci costruisci su un audio passo dopo passo; mentre lavorare in contemporanea è dispersivo, ci vuole tempo, ma il risultato a mio parere è migliore perché hai la possibilità in tempo reale di avvertire il montatore, di spostare una scena, metterne un’altra eccetera.

I tuoi lavori abbracciano diversi brand e categorie, dalle automobili all’abbigliamento, passando per la pubblicità di una nota banca. C’è un settore in cui ti senti più a tuo agio?
Potrei dirti che mi occupo di qualsiasi cosa abbia bisogno del suono. Quello che ci vuole è la sensibilità. Quando si sonorizza un video devi raccontare una storia con il suono, che serva a sottolineare quello che sta succedendo sul video, devi catturare l’attenzione e tutto ciò deve succedere in qualsiasi campo. Tuttavia, c’è un campo in cui mi sento più coinvolto: mi piace molto sonorizzare video fantascientifici, ambientazioni 3D surreali, sound art, performance audio-video, video che richiedano quel sound design ricercato. Non sono un amante del software, ma amo l’hardware. Avendo ed essendo amante del sintetizzatore ho molte tastiere e synth rack, quindi la mia passione più grande è la creazione di suoni, pad, ambientazioni che utilizzo come fondi.

Cosa sono i fondi?
I fondi sono delle ambientazioni (i film ne sono pieni solo che non ce ne rendiamo conto) che creano un tutt’uno con l’immagine, il dialogo e gli effetti. Chiaramente sono specializzato in rumble e fondi dark, enigmatici, speranzosi, drammatici; ma produco qualsiasi tipo di suono per lavoro.

Naturalmente lavori soprattutto da freelance, ma collabori anche con qualche studio?
Si lavoro soprattutto come freelance, tuttavia sono rimasto in contatto con Filippo Manni, coordinatore del corso in sound design allo IED e proprietario di NUtone lab (gestito insieme a Francesco Lenzi producer/sound engineer, anche lui insegnante allo IED), uno studio di sound design/registrazione al Pigneto, qui a Roma. Proprio in questi giorni abbiamo completato una libreria musicale molto vasta, composta da 30 tracce orchestrali moderne, con accenni elettronici, veramente caratteristica e all’avanguardia. Abbiamo lavorato per circa due mesi partendo da zero, curando la produzione, il mixaggio e la finalizzazione del prodotto con un team di sei persone: Filippo Manni, Francesco Lenzi, Massimo Perin, Michele Baldi, Roberto Attanasio, Marco Testa ed io.

Ci sono stati intoppi durante il tuo percorso?
Purtroppo gli intoppi sono all’ordine del giorno. Tutto sta ad avere pazienza, inserirsi nei canali giusti e darsi da fare.

Il lavoro che ha avuto più successo?
Non cè un lavoro che ha avuto più o meno successo, ma spero che presto, anzi ne sono sicuro, arriverà… sono in attesa anch’io.

Un consiglio a chi vorrebbe fare il tuo lavoro?
Continuate a produrre, pubblicate pubblicate pubblicate. Il segreto è non perdersi d’animo e continuare ad andare avanti, conoscere gente e pubblicare. Il vero canale che abbiamo per farci conoscere è internet.

Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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