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43. Rodion

4 minuti 701 parole

Ha deciso di fare musica all’età di 5 anni. Abbiamo intervistato il producer Edoardo Cianfanelli aka Rodion

Edoardo, nell’ambiente dell’elettronica sei conosciuto come Rodion. Partiamo da qui: parlaci del tuo progetto.
Il progetto Rodion nasce nel 1999. Prima mi sono sempre occupato di musica, come studente di conservatorio, insegnante di pianoforte, componente di band new wave etc. Ho sempre pensato che la musica fosse la sola cosa con la quale avevo voglia di confrontarmi seriamente. Ho cominciato a produrre elettronica alla fine degli anni 90, spinto da ascolti (Depeche Mode, Kraftwerk, Giorgio Moroder), curiosità musicale sul genere (vengo dalla musica classica) e dalle esibizioni live di Mat101 e Jolly music, pionieristici progetti romani in seno alla Pigna Records. In molti etichettano la mia musica come “Italo Disco”. Di sicuro fa parte delle mie influenze, ma non faccio un genere musicale ben definito: ho ascoltato e suonato moltissime cose in vita mia, dall’opera al noise e alla fine mi viene naturale mischiare un po’ di tutto.

Cos’è esattamente un producer, cosa fa?
Un producer di solito è un musicista che sviluppa delle idee, proprie o altrui, tramite gli strumenti che meglio padroneggia. Mi capita di produrre dischi di altre persone (come ad esempio quello del duo romano Cascao & Lady Maru o della band cinese Nova Heart), così come di lavorare a mie cose originali o di remixare brani di altri producers.

C’è stato un momento preciso in cui hai deciso di fare questo lavoro?
In verità ho deciso di fare musica già all’età 5 anni. Per quanto riguarda il lavoro di producer e dj ho cominciato gradualmente, a partire dai primi anni 2000.

Curiosando tra i tuoi lavori e progetti, ho notato in particolare radiodd.com e Roccodisco. Ci spieghi esattamente di cosa si tratta? Scovi e promuovi nuovi talenti musicali?
radiodd.com prima e Roccodisco, poi, sono 2 contenitori musicali, creati e cresciuti soprattutto grazie all’aiuto del mio insostituibile compagno di studio Hugo Sanchez, insieme al quale abbiamo dato vita anche al duo Alien Alien. Radiodd e Roccodisco sono due progetti che per versi differenti si occupano di scovare e dar visibilità a talenti musicali elettronici provenienti dalle scene underground romana ed europea. Freaks musicali che altrimenti il mondo avrebbe probabilmente continuato ad ignorare.

Fra le tante cose di cui ti occupi, fai parte anche di un collettivo tedesco. Secondo te
è più facile farsi apprezzare all’estero?

Ho inciso buona parte dei miei dischi, soprattutto all’inizio, sull’etichetta tedesca Gomma records. Ho continuato negli ultimi anni a lavorare con altre etichette europee e a suonare dal vivo e come DJ in tutto il mondo. Non credo abbia molto senso la contrapposizione Italia/estero. In fondo l’Italia è sempre l’estero per qualcun altro. Di sicuro viaggiare ed avere un’esperienza internazionale aiuta molto, soprattutto a livello di apertura mentale.

Qual è stato il momento più difficile nel tuo percorso?
Ce ne sono ovviamente stati vari, ma nessuno di questi ha mai fortunatamente preso il sopravvento sulla volontà di tirare avanti per la mia strada.

E la cosa più soddisfacente?
Probabilmente essermi guadagnato la possibilità di far conoscere il mio lavoro in tutto il mondo, aver suonato a Shanghai piuttosto che a Mosca o Città del Messico. Anche essere nelle playlist e nei set di musicisti che ho sempre stimato e considerato punti di riferimento è sempre fonte di grosse soddisfazioni.

Che consiglio daresti a un giovane che vorrebbe provare a intraprendere la tua strada?
Di avere molta pazienza, tenacia e apertura mentale: è un mestiere che non si impara da un giorno all’altro. Saper fare correttamente i conti con le mode e le tendenze del momento è sempre molto importante, soprattutto quando si è giovani. Come diceva Verlaine l’arte sta nell’essere se stessi fino in fondo. Pare semplice…

Pensi di essere arrivato?
Per fortuna non penso minimamente di essere arrivato, altrimenti sarebbe meglio mi dedicassi ad altro. Fin da piccolo ho avuto buoni insegnanti che mi hanno sempre fatto capire che nella musica non si arriva mai da nessuna parte. E’ un percorso continuo in cui una volta raggiunto un obiettivo scatta subito la rincorsa a quello successivo, grande o piccolo che sia. E’ in fondo questo che ti spinge a svegliarti la mattina ed avere voglia di fare musica tutti i giorni.

Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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