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2. Rosario Leotta / Palermo

5 minuti 802 parole

Ricercare scenari inconsci nel mondo esterno. Abbiamo intervistato il fotografo Rosario Leotta

Ciao Rosario. Prima di tutto, raccontaci di te

Mi occupo di fotografia e di immagine da circa sette anni. Le mie “esplorazioni” iniziano nel 2006, con una serie di elaborazioni digitali che mi permettono di utilizzare tecniche affini alla pittura.

Nei miei ultimi lavori, invece, sto incentrando la mia ricerca su un’indagine iconologica basata sul punto di unione e tensione esistente tra composizione pittorica e foto, facendo riferimento ai codici stilistici della fotografia documentaristica.

È quello che emerge da “Trinacria”, uno scatto che mi ha impressionato molto. E a quanto pare non sono l’unica ad averlo apprezzato…

Ti ringrazio. “Trinacria” lo considero il mio vero trampolino di lancio, in quanto mi ha permesso di vincere il Premio Arte Mondadori 2011 per la fotografia. Uno scatto a cui sono legato, anche se oggi lo ritengo distante dalle mie attuali ricerche.

Allora facciamo un passo indietro. Come nasce la tua passione per la fotografia?

Comincia con la pittura: il disegno rappresenta la prima fase del mio percorso artistico. Successivamente la fotografia è diventata il mio mezzo di espressione principale. Avere una realtà già data da mettere in quadro e interpretarla, rappresentava una sfida più stimolante rispetto a ciò che poteva evolversi da un foglio bianco.

Se dovessi descrivere il tuo stile in poche parole? Non vorrei commettere un errore nel definire la tua fotografia espressionista o neorealista.

Non sbagli, entrambi i generi hanno influenzato le mie immagini, come anche il surrealismo, soprattutto inizialmente. Oggi la mia scommessa è trovare nella realtà elementi surreali. Per questo motivo ritengo il mezzo fotografico un potentissimo strumento, per via della sua veridicità oggettiva che rende spiazzante qualsiasi interpretazione soggettiva.

Trovare il surreale in superficie dunque, senza ricorrere a stravolgimenti onirici. Una bella sfida.

Sono attratto da chiunque riesca a rimanere in bilico tra il detto e non detto, dicendo in realtà cose eccelse. Non mi è mai piaciuto urlare quello che penso, cerco sempre di esprimermi tra le righe.

È questo uno dei motivi per cui hai scelto di passare da foto colorate ed elaborate al bianco e nero?

In realtà, il motivo è dovuto ad un’esigenza crescente di semplificare la composizione che mi ha indotto anche ad eliminare il colore. Seguo anch’io l’esempio di Bruno Munari il quale afferma che tutti sono capaci di complicare, pochi di semplificare.

Ho letto sulla tua bacheca di Facebook il piccolo brano che hai selezionato dalla sua raccolta “Verbale scritto”. “[…] la gente quando si trova di fronte a certe espressioni di semplicità o di essenzialità dice inevitabilmente questo lo so fare anch’io, intendendo di non dare valore alle cose semplici perché a quel punto diventano quasi ovvie”.  Pensi che la gente  dica questo per superficialità?

Non si tratta di superficialità, credo che il motivo sia l’assuefazione alle cose semplici.  Non è detto che ciò che è ovvio non sia in realtà un’espressione molto più potente di ciò che non lo è.

Nella descrizione della serie “Mephisto Waltz” manifesti un interesse per le arti circensi. Cosa ti affascina di quel mondo?

La poesia e il grottesco dei personaggi del circo, una curiosità che nasce dalla venerazione del cinema felliniano e di tutti i grandi autori, non solo cinematografici, che in passato hanno affrontato questo tema.

Parafrasando Bresson, “Le prime 10.000 fotografie sono le peggiori!”. E’ stato così anche per te? Dopo quanto tempo sono arrivati i primi riconoscimenti?

Non sono ancora arrivato alle diecimila quindi ancora mi trovo nella fase delle peggiori! E considerando il fatto che non sono Bresson, la strada sarà ancora lunghissima. Ad ogni modo, i primi premi sono arrivati circa tre anni dopo il mio inizio.

Quali sono i tuoi Progetti  per il futuro?

Per quanto riguarda quello prossimo, oltre al mio progetto “Sturm” che andrà in mostra dal 5 Dicembre alla Miami Regional Public Library, durante Art Basel, il 9 dicembre parteciperò ad una collettiva presso la Catania Art Gallery: “Altrove. Luogo o poesia”, curata da Beatrice Buscaroli.

Ho inoltre in mente una serie di progetti che penso di sviluppare nel 2013. Solitamente preferisco portarne avanti diversi contemporaneamente.

Ti va di anticiparne uno?

Attualmente sto lavorando a un progetto di immagini che rappresentano paesaggi abitati, in cui cerco di giocare tra più piani dell’immagine dando una sensazione di staticità e mosso contemporaneamente.

Bio

Rosario Leotta è nato a Catania nel 1982, vive e lavora a Giarre.

Dopo la maturità classica si avvicina al disegno per poi dedicarsi alla fotografia digitale.

Conseguita la laurea in Scienze della Comunicazione si trasferisce a Napoli dove frequenta il corso di fotografia dell’Ilas tenuto da Ugo Pons Salabelle.

Nel 2011, dopo aver ottenuto l’argento al Prix de la Photographie di Parigi e un posto nella shortlist della London International Creative Competion, vince il Premio Arte Mondadori – Targa d’Oro per la sezione fotografia.

http://www.rosarioleotta.com

Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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