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Sante Castignani

6 minuti 1028 parole

La fotografia è entrata nella mia vita assieme ai brufoli. Intervista a Sante Castignani. Entra in contatto con Sante

Parole: 1026 | Tempo di Lettura: 3 minuti e mezzo

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A 13 anni, in gita scolastica, con mille lire acquista una macchina fotografica Diana dando inizio a una passione che non si è più spenta. Intervista a Sante Castignani

Quando hai trasformato una passione adolescenziale in lavoro?

A 18 anni, dopo il liceo, sono stato assunto in uno studio-negozio del mio paese e a 26 ho preso la fatidica partita IVA. Come ogni giovane che si rispetti, agli esordi ho cercato di seguire maggiormente la via creativa: mostre, portfolio, gallerie, manifestazioni varie. Erano anni molto vivaci: nel 1979 c’era stata una storica manifestazione a Venezia, che aveva avuto un successo fino ad allora inimmaginabile, e per qualche anno fummo tutti accarezzati dall’illusione che sarebbe stato possibile portare anche in Italia la fotografia al livello delle altre arti. A Milano, ad esempio, operava con convinzione Lanfranco Colombo, fondatore della galleria Il Diaframma e della omonima rivista, e curatore della sezione culturale del Sicof (Salone Internazionale Cine Foto Ottica, ndr), una grande manifestazione che richiamava, a quei tempi, folle oceaniche. Da lui ricevetti incoraggiamento e opportunità, mi ospitò in galleria, al Sicof, e mi inserì in diverse collettive nel mondo. Ma anche in altre città sorgevano continuamente iniziative di ogni genere, e tutto sembrava in espansione inarrestabile. Ogni giovane di belle speranze non poteva esimersi dal proprio personale pellegrinaggio che toccava tutte le tappe canoniche: Milano, Torino, Brescia, Bologna, Parma… Si prendeva appuntamento con il gallerista – o critico, o Mecenate – di turno, si mostrava il proprio lavoro e se erano rose sarebbero fiorite. Nessuno chiedeva denaro agli autori, magari non si guadagnava nulla, ma nel complesso non era certo un brutto momento per la fotografia. Poi, come sempre in questi casi, ci siamo svegliati di colpo e siamo dovuti andare a lavorare.

Hai barattato la creatività con lo stipendio?

L’attività creativa è l’anima del mio lavoro e non è mai stata stata sospesa. Però di fatto ho dovuto cercare un punto di incontro con le reali richieste del mercato: il primo cliente di rilievo è stata la Fratelli Alinari, per la quale ho partecipato a catalogazioni d’arte di notevole importanza, poi Regioni, Soprintendenze, Diocesi, editori, sempre nel settore dei beni d’arte. Sembrava un campo infinito, un settore destinato a non conoscere crisi. Invece, come ho imparato a mie spese, i settori nel mio campo sono come i filoni in miniera: periodicamente si esauriscono e ti obbligano a migrare.

Tu dove sei migrato?

Verso le aziende, in particolare quelle del settore arredamento che era così florido in Umbria: cucine, mobili, complementi. Ma anche lì la crisi ha colpito duramente, e del mio pacchetto clienti di qualche anno fa non è sopravvissuto quasi nessuno.

Io però, cercando in rete, ho trovato il tuo nome legato all’azienda di Brunello Cucinelli, re del cachemire particolarmente amato in Umbria per avere riportato in vita il borgo di Solomeo e finanziato il restauro dell’Arco Etrusco

Lavoro per Brunello Cucinelli dal 2006, occupandomi di esigenze legate alla comunicazione; documento le attività della Fondazione e sono anche co-autore, per la parte fotografica, del libro istituzionale dell’azienda Cucinelli, “Solomeo”.

Come si acquisisce una clientela così prestigiosa?

Nella mia personale esperienza, il passaparola è ancora al primo posto. I clienti “top” hanno spesso esigenze particolari: cercano persone fidate, che sappiano stare al proprio posto, di riservatezza inappuntabile, infallibili nelle scadenze, e così via. Ovviamente devono saper fare anche il proprio lavoro, ma quest’ultima condizione è sì necessaria, ma non sufficiente. Importante poi, ne ho avute molte riprove, avere anche un sito web curato e sincero.

Cosa ti distingue dalla concorrenza?

Per mantenere alto il livello del servizio punto molto sulla innovazione: oggi noi fotografi disponiamo di strumenti straordinari per fornire una assistenza di primo ordine a clienti sempre più stressati dai tempi e dalle richieste. Una volta recepita questa esigenza, mi sono specializzato nella velocità e nella flessibilità; appena terminato un servizio sono in grado di elaborarlo e condividerlo, a qualunque latitudine, in tempi brevissimi, e tutto ciò è puntualmente molto apprezzato. Sembra una cosa ovvia, eppure la maggior parte dei miei colleghi fatica ancora a capire l’importanza della velocità. Ogni volta che non possiamo fornire un servizio per ragioni di tempo, il cliente avrà qualcosa in meno e noi avremo perso un lavoro e una opportunità. Qualunque parametro qualitativo passa sempre in secondo ordine, rispetto a una scadenza improrogabile. Una volta soddisfatti i parametri operativi, bisogna sincerarsi che i contenuti siano di pari livello. Personalmente curo molto la mia cultura, che ha bisogno, come ogni altra attività umana, di esercizio continuo. Allo stesso tempo seguo con attenzione le evoluzioni di linguaggio e gusto. Ogni volta che affronto un nuovo lavoro le suggestioni che mi vengono dalle altre arti mi aiutano a individuare quelle chiavi di lettura che fanno la differenza, e che spesso non sono affatto chiare neppure allo stesso committente. I francesi dicono “tout se tient” e mi trovano, almeno nel mio approccio, assolutamente d’accordo

Sei stato autore, a Spello, della mostra Emotional Umbria. Un titolo che richiama in forma forse polemica l’esposizione di Steve McCurry

Emotional Umbria è nata come adesione a una richiesta del mio comune, Spello, di portare un contributo alla manifestazione estiva “Incontri per le strade”  ed è stato lo spunto per gettare un sassolino nel melmoso stagno del mugugno fine a se stesso che ricopre la nostra regione. Ho cercato in archivio qualche immagine scenografica e di facile e piacevole lettura, magari anche un poco poetica, ma sopratutto rispettosa della verità della nostra terra; il successo è stato, lo dico arrossendo, quasi plebiscitario. A quanto pare, una lettura sensibile e sincera di una terra dalla fisionomia tanto delicata si è rivelata ciò di cui molta gente aveva voglia e bisogno. Lo dimostrano i tanti visitatori che hanno lasciato testimonianze commoventi, l’interesse suscitato in ambienti di cultura, e l’emergere di opportunità per dare un seguito a questo lavoro; è nato infatti un progetto, cui stanno lavorando persone che stimo di grande qualità, grazie al quale, attraverso una lettura a più occhi, nei prossimi mesi si porterà, a una audience molto più ampia, una immagine diversa della nostra regione.

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Rossella Boriosi

Intervista a cura di Rossella Boriosi

Classe '66, vivo a Perugia con i miei tre figli, un criceto e - talvolta - il marito. Da due anni curo un blog - trefigli.style.it - dove parlo di maternità col disincanto derivante da una fisiologica sventatezza. Lo scorso novembre ho pubblicato Tre figli unici - sopravvivere a brufoli, tabelline e svezzamento in un colpo solo (ed. Futura)

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