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Sara Pasetto e Christian Colautti

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Se manca il lavoro occorre rinforzare la propria disposizione progettuale. Intervista agli psicologi del lavoro Sara Pasetto e Christian Colautti

parole: 615 | tempo di lettura: 2 minuti

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Che cos’è oggi il lavoro?
Il lavoro, oggi più che un tempo, è un’esperienza importante non solo sul piano pratico ed economico, ma anche su quello psicologico e sociale. Serve a garantirsi uno stipendio per vivere, mangiare, divertirsi, avere una casa, una famiglia, accedere alla cultura e allo svago. Ma il lavoro è anche, e sempre di più, un modo per identificarsi, per dimostrare le proprie capacità e qualità, per mettersi alla prova e crescere, per esprimere il proprio modo di essere e avere un ruolo sociale.

In che modo?
È nel lavoro che molto spesso mettiamo alla prova la nostra capacità di trasformare il desiderio in progetto: di gettare un ponte tra il nostro mondo interno fatto di idee, movimenti affettivi, speranze, e il mondo esterno fatto di cose, persone, relazioni.

E se manca il lavoro?
Quando la possibilità di lavorare non c’è, non c’è più, o tarda ad arrivare, diventano critici non solo gli aspetti pratici, ma anche quelli emotivi, sociali e psicologici. Viene messa a dura prova la stessa capacità progettuale di concepire e perseguire un sano desiderio professionale. Soprattutto quando la sua realizzazione viene a lungo rimandata.

Quali possono essere le conseguenze?
Oltre al desiderio in quanto tale, vengono messe a dura prova l’autostima e la fiducia in sé: dall’oggetto desiderato la delusione rischia di trasferirsi al soggetto desiderante, innescando un circolo vizioso tra sé e il proprio progetto, tra il mondo cosiddetto professionale e quello personale.
In questi casi, ciò che va alimentata e rinforzata è la propria disposizione progettuale.

Ovvero?
La disposizione progettuale, prima che essere una capacità, è un assetto mentale, affettivo e relazionale, che consente di vedersi un po’ più protagonisti e un po’ più autori nel costante processo di crescita, formazione e trasformazione nel rapporto con gli altri, con il proprio contesto e con il futuro.

Che ruolo hanno le istituzioni?
Le organizzazioni e le istituzioni in genere sono oggi meno in grado rispetto a un tempo di sostenere e aiutare le persone a dare forma al proprio progetto professionale. Diventa così necessario per ognuno occuparsi delle condizioni personali, professionali e sociali perché ciò sia possibile: prepararsi, conoscere, crescere anche sul piano personale, attivare e mantenere una rete di relazioni che sostenga se stessi nella gestazione e nella crescita del proprio progetto.
Ognuno di noi ha più risorse di quelle che pensa di avere e di cui può disporre per esprimere la sua unicità e il suo potenziale. Non è sempre facile riconoscerle.

Cosa consigliate?
Le pratiche consulenziali e formative, da quelle più cliniche come il counselling o la psicoterapia, a quelle più addestrative, come il coaching o la formazione professionale, possono aiutare a riconoscere e valorizzare le proprie qualità e specificità, a “fare i conti” con il proprio modo di fare e di essere, per ri-progettarsi e dare vita a modalità di relazione e comunicazione più proficue e promettenti.
Ciascuno di noi può avere un progetto, grande o piccolo che sia, e cercare di realizzarlo. Se non ce ne prendiamo cura a sufficienza, diventiamo il progetto di qualcun altro: azienda, partner, famiglia.
Forse, non c’è una terza via.

Sara Pasetto: Consulente e psicologa del lavoro specializzata in counseling individuale e di gruppo. Si occupa di interventi volti al supporto del ruolo professionale e alla lettura e gestione delle dinamiche relazionali e di gruppo. Approfondisce, in particolare, i temi legati allo sviluppo, alla consulenza di carriera e alla valutazione psicodiagnostica.

Crhistian Colautti: Psicologo del lavoro e psicoterapeuta. Coach e consulente nell’ambito della formazione e dello sviluppo personale e manageriale.

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Alessio Sartore

Intervista a cura di Alessio Sartore

Il suo sito è alessiosartore.com

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