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Sergio Paolin / Arbos Design

5 minuti 973 parole

Il primo lavoro in una cartiera per necessità, poi l’idea di creare prodotti in carta ecologici. Intervista a Sergio Paolin. Entra in contatto con Sergio

Parole: 945| Tempo di lettura: 4 minuti 

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Oggetti di carta, di cuoio, di stoffa. Quaderni e lampade, borse e complementi d’arredo, ma tutti, rigorosamente, con materiale riciclato. La proposta di Arbos design nasce a Solagna (Vicenza), 25 anni fa, dalla passione per l’ambiente e l’ecologia di Sergio Paolin, e grazie al suo incontro,  avvenuto in maniera del tutto casuale, con il mondo delle cartiere, che poi ha finito per diventare il suo mestiere.

Come nasce l’idea che sta alla base di Arbos?

Il primo lavoro, finito il liceo, nel 1971, l’ho svolto in una cartiera. Doveva essere una soluzione temporanea, giusto per pagare gli studi all’università, ma come spesso accade quella divenne una scelta di vita e dal mondo della carta non sono più uscito. Mi sono messo alla prova nel 1988, 16 anni dopo, provando a verificare un’idea che mi girava in testa: tutto quel parlare di “ecologia” che stava sviluppandosi anche in Italia sul finire degli anni ‘80 non poteva rappresentare un mercato, anche se di nicchia, per  dei prodotti cartacei realizzati non più con la pura cellulosa ma con carta prodotto dal riciclo, ovvero con carta riciclata? E così è nata Arbos (“albero”, in latino)  con una mission precisa: realizzare dei prodotti cartotecnici per la scuola e l’ufficio utilizzando carte e cartoni riciclati.

Cosa vi contraddistingue?

Caratteristica di Arbos è sempre stata una costante ricerca di materiale prodotti col riciclo, soprattutto materiali cellulosici, carte e cartoni – fra tutte ricordiamo la cartapaglia, l’unica carta che è possibile produrre col macero proveniente dalla raccolta differenziata – ma non solo. Siamo stati i primi in Italia a usare nel  settore dei prodotti per la scrittura materiali provenienti da altri settori, i più impensati: il cuoio riciclato (Ricuoio  è un nostro marchio), la cartapetrolio (TarPaper), la stoffa riciclata (Ristoffa, prodotta con gli stracci).

Qual è la filosofia che hai voluto imprimere al marchio che hai ideato?

La nostra sfida è stata quella di realizzare prodotti semplici  utilizzando materiali poveri ma che avessero, oltre che un valore funzionale, anche uno spiccato valore estetico. Unire in un oggetto etica ed estetica era la cosa che ci interessava. Di merci, dicevamo, è fin troppo pieno il mondo. Diamo a chi acquista  un quaderno Arbos una piccola emozione. La carta riciclata, scrivevamo sui prodotti, ha molte vite. Dentro un foglio, spesso, trovi tracce di storie passate. Si tratta di una filosofia che vuole riproporre la produzione artigianale, ricca di sapienza tecnica e conoscenza dei materiali, come alternativa a tutto ciò che è preconfezionato, serializzato, senza storia, incapace di raccontare la mano dell’uomo sulla materia.

Dove reperisci i materiali e come avviene la loro lavorazione?

Si tratta di materiali quasi tutti da far produrre appositamente su commessa, non essendo disponibili nei normali circuiti dei rivenditori. Le lavorazioni avvengono quasi interamente nella sede dell’azienda, a Solagna, dove con una ventina di dipendenti e un attrezzato parco macchine vengono realizzate le varie fasi di produzione: dalla stampa all’allestimento, fino alla spedizione. Abbiamo dovuto, purtroppo, dotarci di parecchie attrezzature anche se nella nostra zona è ben presente una variegata capacità produttiva. La natura “ostica” dei materiali riciclati fa sì che molte stamperie e legatorie si rifiutino di eseguire lavorazioni sui nostri prodotti.

Nel corso di questi primi 25 anni Arbos ha avviato numerose collaborazioni…

Come sempre accade quando si parte in queste avventure, con tante idee e pochi soldi, si cerca di coinvolgere gli amici, e per la direzione artistica mi sono affidato ad un amico che insegna all’istituto d’arte. Con Stropparo, ora uno dei più apprezzati ceramisti italiani, Arbos ha messo a punto i tratti fondamentali della propria filosofia, il proprio DNA, che vede nella grande attenzione ai materiali, nel rispetto delle loro cromie, delle loro superfici, il tratto caratteristico, identitario, della produzione dell’azienda. Inoltre la nostra filosofia e strategia di prodotto ha attirato da subito l’attenzione di giovani del mondo del design e dell’arte. In  25 anni di vita abbiamo realizzato collaborazioni, quindi opere, con quasi 50 tra designers ed artisti: un dato non così frequente nel panorama delle aziende italiane.

Come vi promuovete?

Complice anche la crisi, che ha colpito duramente negli ultimi anni il settore del  dettaglio, stiamo operando un profondo cambiamento nella strategia di promozione commerciale, strategia che ha come obiettivo principale lo sviluppo sui mercati esteri. Da una strategia basata sulle fiere (eravamo arrivati negli scorsi anni a fare anche 6 fiere in un anno tra Italia ed estero!) ad una strategia basata sul web. L’attenzione al web è comunque sempre stata importante (abbiamo attualmente ben 4 siti), ma è cresciuta via via in modo un po’  frammentato, e poi con un web pensato più come una “vetrina” dove mostrarci e basta. Ora la svolta è chiara: il web inteso  come strumento per “vendere”, e da quest’anno ci siamo affidati, per la prima volta, ad una agenzia a servizio completo a cui abbiamo dato un obiettivo chiaro: far sbarcare Arbos sul pianeta web.

Nuovi progetti in cantiere?

Mi limito a due proprio perché già entrati nella fase esecutiva. Il primo è la prosecuzione del progetto Quaderno, per “celebrare” i vent’anni del progetto. Abbiamo presentato in occasione della prima Biennale del Disegno che si concluderà l’8 giugno a Rimini il nuovo progetto Quaderni/Disegni sempre curato da Mala.Arti Visive. Esso si propone di coinvolgere artisti italiani ed esteri nella realizzazione grafica di copertine di quaderni capaci di suscitare riflessioni e pensieri sul  mondo contemporaneo. L’altro progetto, di una certa complessità, è un progetto a cui Arbos partecipa assieme ad altre aziende e tende a sperimentare un nuovo modello di manifattura che vede compartecipi su un piano di assoluta parità diversi protagonisti, uomini di marketing, designers e artigiani, tutti impegnati intorno al marchio ODI Design Factory.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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